
1×06 – Endgame
Per la famiglia Bradshaw è tempo di festeggiare il giorno del Ringraziamento e, nello specifico, il primo dalla scomparsa della madre. Tappa immancabile del genere (e non solo), anche The Carrie Diaries coglie l’occasione per puntare la lente d’ingrandimento sul focolare domestico e sugli inevitabili scontri/incontri che le feste hanno il potere di creare.
Tre sono i fronti d’azione principali: il primo è casa Bradshaw, in bilico tra la volontà di mantenere in vita le passate tradizioni e l’impossibilità di farlo in pieno; casa Reynolds, dove Maggie realizza tutta la sua immaturità nello scontro con la famiglia di Walt; e, infine, c’è la vuota casa Kydd, con Sebastian ignorato per l’ennesima volta da una madre sempre assente – che, nelle prossime puntate, si materializzerà nelle fattezze di Noelle Beck, già conosciuta ex-moglie di Mr. Big in (serve ricordarlo?) Sex and the City. Per tutti, in modi diversi, il Ringraziamento diventa il momento per guardare al di fuori e davanti a sé, il momento di fare i conti con il passato che bisogna mettere nella giusta prospettiva per vivere il presente e affrontare il futuro: non è scegliere gli abiti giusti o conservare le vecchie ricette a dare un senso alla tradizione, ma è scegliere chi avere intorno – e, infatti, Sebastian torna da Carrie. Il cortocircuito finale e la nuova cena Bradshaw sono i segnali di questo nuovo punto di partenza; cortocircuito causato, ovviamente, dall’improvvisata padrona di casa – I use my oven for storage diceva la piccola Carrie, rimandando un’eco forte e chiaro al futuro. Nonostante le buone intenzioni, questo episodio è il più appannato dei tre: spingendo il piede sulla riflessione e tradendo l’ingenuità adolescenziale (conservata nei siparietti di Mouse), l’episodio ha forse preteso molto e divertito poco – punito anche da una parabola discendente di ascolti.
Voto episodio: 7
1×07 – Caught

Voto episodio: 8
1×08 – Hush Hush
Chi non avrebbe voluto passare un’intera notte a scuola, con tanto di sacco a pelo, film con Molly Ringwald e nessun adulto in giro? Il lock-in, oltre ad essere l’ennesimo motivo per cui (ri)sognare la nostra adolescenza con gli stilemi statunitensi, fa da contraltare al coming-out di tutti i vari segreti che saltano fuori incontrollati. Dopo due episodi in cui Manhattan appare nelle sembianze di George, in trasferta per due diverse occasioni in Connecticut, la centralità della grande mela ritorna con prepotenza in questo episodio. E lo fa in grande stile, perché sopra e prima di ogni cosa, è il momento del primo incontro tra Carrie Bradshaw e Manolo Blahnik, l’unico insostituibile uomo della sua vita. E’ probabilmente parziale affezionarsi a questa serie come sorta di riflesso di un primo grande amore, ma – e soprattutto – in questo caso appare inevitabile. Il dilemma che sorge è quanto ne risente l’autonomia della serie o, per andare più in profondità, se mai ne avrà una: la contrastata love story tra Carrie e Sebastian è finora il filone più solido, seguito poi da Walt e Maggie che, sia insieme che separatamente, funzionano bene. Più vacante appare invece il personaggio di Mouse che, privata di una sua storia d’amore, fa da spalla un po’ a chi capita (per il giorno del Ringraziamento a Carrie, in questo episodio a Sebastian). La parte che convince meno è ancora quella casalinga: Dorrit la vediamo o in veste di pulce dispettosa o di momentanea redenta e Tom ancorato al ruolo di padre, senza sfaccettature di sorta – ma pare che anche qui ci aspetti una novità e ancora in eredità da SatC. La serie, dal canto suo, ha deciso di marciare totalmente su questa strada e nessuno più delle fan nostalgiche può comprendere, ma il dubbio persiste: arriverà il momento di saturazione in cui l’eredità sovrasterà (e distruggerà) la nuova creatura? Per scoprirlo non possiamo che appellarci alla CW e chiedere a pieni polmoni una seconda stagione.
P.S. Altra menzione speciale va assolutamente alla musica. Qui, episodio per episodio, ci sono le canzoni usate: sempre appropriate e mai banali, come la chiusura dell’ottavo episodio con Please, Please, Please Let Me Get What I Want anche se non nella versione Smiths – peccato.
Voto episodio: 8-


