Siamo arrivati alla terza settimana di programmazione per Bates Motel, serie che non smette di riservarci sorprese. Dopo aver capito che questo nuovo progetto non vuole meramente proporsi solo come un prequel, iniziamo a vedere dei tratti distintivi molto marcati, quasi a voler rendere omaggio al film hitchcockiano, prendendone in qualche modo le distanze.
Questo episodio, infatti, nonostante confermi alcuni punti forti in comune con il film, cerca di prendere una via altra, per conquistare un’autonomia sia narrativa che creativa e crearsi un posto proprio – positivo o negativo si vedrà – nella tv di oggi. Il problema principale è senza dubbio il misurarsi con dei personaggi già così famosi e di cui è conosciuto l’epilogo: sebbene la ricerca di una coerenza con il modello classico possa costituire un deterrente alla creatività, gli adattatori del soggetto originale, Carlton Cuse (Lost) e Kerry Ehrin (Friday Night Lights), stanno cercando di spaziare il più possibile nel tempo e nello spazio, aumentando il visibile e il raccontabile, spesso uscendo dagli schemi.
In questa puntata, intitolata What’s Wrong With Norman, vediamo svilupparsi le tre storyline che ci accompagnano dalla premiere: il rapporto Norman/Norma, la trama più fedele all’originale e sicuramente la più interessante; quella che coinvolge la famiglia Bates e l’uccisione di Keith Summers, ex proprietario del motel; quella che vede Norman ed Emma alle prese con la presunta tratta delle schiave orientali. A queste tre si aggiunge il nuovo percorso del fratellastro di Norman, che diventa custode del campo di droga alle porte della città e che sicuramente in un prossimo futuro si fonderà con una delle storyline principali.
Parliamo dalla prima, quella che racconta il rapporto madre/figlio dei protagonisti: questa è senza dubbio la più interessante e riuscita delle tre ed è quella che maggiormente si lega al film. In Psycho, sebbene la madre sia uno dei personaggi principali, noi non la vediamo mai, non sappiamo neanche che faccia abbia: è interessante quindi provare a darle voce, cercando di sviluppare un personaggio quasi ex novo, sfruttando quegli indizi che ci vengono dati nel racconto di Hitchcock. La figura di Norma, oltre per la sua natura psicotica e manipolatrice, attrae la maggior parte dell’interesse proprio per la voglia di scoprirla, di conoscerla. Infatti anche in scena il personaggio della Farmiga risulta il più convincente anche a livello recitativo: l’attrice riesce a rendere molto bene questa figura anche grazie a delle aspettative alte, ma libere da una base fissa e da qualunque tipo di legame che invece il personaggio di Norman ha con la sua versione del passato. L’unica pecca di questa parte di storia è la voglia di raccontare la nascita del loro rapporto malato senza partire dalle vere origini: non solo nella terza puntata, ma anche nel pilota, vediamo Norma e Norman già comportarsi in modo strano, ancora prima dell’uccisione Keith Summers. Partire dal vero inizio, dall’evento scatenante o dalla serie di situazioni quotidiane che avrebbero portato alla loro autodistruzione, sarebbe stato molto più incisivo ed interessante ed in questo la serie ha fallito.
La storyline che vede madre e figlio alle prese con le indagini per la scomparsa dell’ex proprietario del motel riesce a conquistare un’ampia parte della puntata e mette in scena soprattutto Norma e i suoi tentativi di sviare la polizia anche usando metodi non convenzionali. Sebbene tecnicamente interessante, questa trama non convince poi molto: mentre nel primo caso, nonostante si conosca il futuro del rapporto tra Norma e Norman, seguire le cause e il crescendo dei loro problemi è funzionale all’epilogo della storia, in questo invece sappiamo che nessuno dei due pagherà per l’omicidio e quindi anche la risoluzione delle indagini diventa fine a se stessa. Il problema di questa storyline non sta tanto nel suo inserimento e nel suo sviluppo, quanto nel rapporto con un futuro che già conosciamo e che sappiamo non potrà essere diverso da quello che è.
Il terzo filone della storia è quello più inutile e sorprendente: Norman ed Emma diventano una squadra, investigando dopo il ritrovamento di un quaderno che raffigura ragazze orientali incatenate e, forse, torturate. Anche in questo caso il difetto principale sta nella stonatura rispetto al film da cui è tratta la serie: questa trama, seppur non particolarmente appassionante, tecnicamente sarebbe giusta in una serie qualunque, ma in questo caso non vediamo la sua relazione con il futuro noto di Norman. L’unico pregio sta nel fatto di raccontare la sua adolescenza e l’interazione con gli altri, aspetto che in Psycho viene trascurato e che, insieme al rapporto con la madre, è centrale nell’economia della serie.
È chiaro che la rete A&E sia voluta partire da un’idea molto forte per poi creare qualcosa di diverso e autonomo: la scelta di ambientare la storia nel presente è un chiaro segno d questa volontà, che però è comunque rispettosa del progetto a cui si ispira: non siamo nella New York ultramoderna del ventunesimo secolo, ma in un paesino con un piede nel passato. L’ambientazione, i costumi, gli interni, perfino gli elettrodomestici, pur non essendo vecchi, riportano l’immaginazione al passato/futuro di Psycho senza cozzare con gli elementi moderni inseriti nella serie: gli iPod accanto a vestiti stile anni ’50, Norman che segue un film in bianco e nero steso sul letto moderno dell’ospedale e una credenza antica con dentro dei DVD a casa del vice sceriffo. L’ambientazione moderna funziona soprattutto grazie alla natura senza tempo della storia narrata da Hitchcock.
Arrivati alla terza puntata – la prima stagione sarà composta da un totale di dieci episodi – possiamo dire che Bates Motel non sia ancora entrato nel vivo, anche se è ormai chiaro che abbia voluto mettere parecchia carne sul fuoco. La serie, partita bene con un pilota molto forte, potrà avere successo solo a patto di rispettare sia il lavoro hitchcockiano che i nuovi personaggi e le storie creati ad hoc per la tv.
Sono assolutamente d’accordo sul fatto che la serie sia iniziata in medias res: non ci hanno fatto vedere – al massimo, hanno abbozzato, giusto nella puntata pilota – l’origine dei disturbi. Ci hanno sostanzialmente posto davanti al fatto compiuto del padre ucciso e trovato da Norman, chiaramente ucciso dalla madre. Magari è stata una scelta dettata dal tempo, per non indietreggiare ancora, finendo magari a dover partire dall’infanzia del protagonista. Però anche solo accennare al “com’era prima” della morte del padre, facendo intravedere un nucleo familiare ormai spezzato, poi inserire l’omicidio e quindi il trasferimento, avrebbe sicuramente giovato alla serie.
Ovviamente si può parlare a vita sul come “avrebbero potuto fare”, ma fatto sta che questo Bates Motel non è male affatto. Credo che chiunque abbia iniziato la visione con un po’ di sano scetticismo e, a sorpresa, il tutto pare funzionare. Questo terzo episodio particolarmente, soprattutto nella parte finale; forse un po’ frettolosa la parte centrale. Comunque sia, vale la pena continuare a vedere almeno la prima stagione, sperando che non si riveli tutto fumo!
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Sono assolutamente d’accordo sul fatto che la serie sia iniziata in medias res: non ci hanno fatto vedere – al massimo, hanno abbozzato, giusto nella puntata pilota – l’origine dei disturbi. Ci hanno sostanzialmente posto davanti al fatto compiuto del padre ucciso e trovato da Norman, chiaramente ucciso dalla madre. Magari è stata una scelta dettata dal tempo, per non indietreggiare ancora, finendo magari a dover partire dall’infanzia del protagonista. Però anche solo accennare al “com’era prima” della morte del padre, facendo intravedere un nucleo familiare ormai spezzato, poi inserire l’omicidio e quindi il trasferimento, avrebbe sicuramente giovato alla serie.
Ovviamente si può parlare a vita sul come “avrebbero potuto fare”, ma fatto sta che questo Bates Motel non è male affatto. Credo che chiunque abbia iniziato la visione con un po’ di sano scetticismo e, a sorpresa, il tutto pare funzionare. Questo terzo episodio particolarmente, soprattutto nella parte finale; forse un po’ frettolosa la parte centrale. Comunque sia, vale la pena continuare a vedere almeno la prima stagione, sperando che non si riveli tutto fumo!