
Il merito più grande che va riconosciuto alla serie di casa FX è la capacità (e il coraggio) di saper affrontare argomenti di grandissima portata con apparente semplicità e chiarezza. E non tanto per la ricostruzione storica o l’attenzione alla psicologia dei personaggi, quanto per l’aver usato la Storia come mezzo e vettore di un racconto che non è dei soli Elizabeth e Phillip, ma che riguarda l’Uomo.
“The oath. This is a bond that can never be broken.”
Esiste un incolmabile scarto tra il pensiero e la parola, perché la seconda è incapace di restituire la pienezza del pensiero; così l’uomo, essere parlante e sociale, ha caricato la parola di un peso specifico altissimo, in cui mettere in gioco la sua stessa vita: il giuramento. Ad oggi questo suona primordiale, ma quando l’ideologia è il motore di intere esistenze diventa necessario spostare il nostro punto di vista per poter apprezzare a pieno il magistrale racconto che The Americans fa del potere della parola. La parola assume infatti per Nina il massimo valore di redenzione, una sorta di epifania circa il suo ruolo, finora dilaniato e sdoppiato tra le pesantissime radici russe e un uomo che si professa suo salvatore – with every heartbeat, with every day that passes, I swear to serve the Soviet Party, the homeland and the Soviet people. La sua vita era ridotta ad un limbo vuoto, esattamente come quell’appartamento spartano e sconosciuto al mondo, riempito dai vaghi incontri, dalle promesse e, infine, anche dalle bugie dell’agente Beeman. Le sue parole ormai sono solo aria rispetto al solenne giuramento di qualche ora prima: come non sa se a salvarla dalle fiamme del suo sogno sia stato quell’amante incapace di dire la verità, così Nina decide di diventare artefice del proprio destino e di sfidare apertamente le fiamme senza contare su nessun salvatore, se non la propria idea di vendetta. Una vendetta personale che va ad inserirsi, per la prima volta per lei, in un disegno più grande, in un’idea più grande: è la sua conversione alla causa, è la scelta di quale ruolo ricoprire.
“Lucifer thrives in darkness.”

“An oath is both a statement for the present and a promise for the future.”
La promessa di matrimonio è certamente uno dei più antichi giuramenti del mondo. Ma, come recita la tagline della serie, all’s fair in love and cold war e anche il matrimonio diventa quindi un impegno di finzione, di facciata. Elisabeth, al suo ennesimo travestimento, guarda alle reali emozioni di Martha da lontano, ma è come se realizzasse in quelle parole cariche di verità la reale portata fittizia della sua intera esistenza. La glaciale spia, dai toni bruschi con la old lady Claudia, la stessa che l’ha allontanata dal marito, sembra quasi crollare davanti alla nuova glacialità, invece, di Phillip, pronto allo spergiuro pur di portare a termine il proprio scopo. E’ nel dialogo finale tra i due che si realizza perfettamente la dimensione di quel silenzio trascinato così a lungo e che, anche adesso, sa di incompiuto, di lasciato in sospeso – I know they’re just words people say. Do you think things would’ve been different between us if we would’ve said them? La forza delle parole non basta a riempire la distanza che hanno ormai posto tra loro, nonostante la bellissima parabola di de-costruzione che sta caratterizzando il personaggio di Elizabeth sin dallo scorso episodio, sancito inoltre da una bellissima sequenza di confessione madre/figlia.
La fiducia, quell’intricato rapporto di do et das che pare ai personaggi principali un qualcosa di sconosciuto e agli altri (Nina, Viola, Martha) l’unica alternativa possibile, caratterizza anche l’altro ritorno dalle puntate precedenti: il nuovo informatore di Elisabeth, Sanford Prince, che è riuscito a portare nella sua rete questo famigerato Colonnello, incontro fondamentale che andrà a chiudere la stagione.
The Americans non è una serie immediata, ma è impossibile non apprezzarla a lungo termine: i toni sommessi e sottili, l’azione sempre calibrata e rallentata, concorrono a restituire esattamente il mood di calma apparente che doveva caratterizzare quegli anni, uno status quo continuamente sul punto di saltare in aria – ma che è impossibile non (ri)guardare alla luce di quello che è il nostro attuale panorama politico.
Voto episodio: 8,5




è stata come al solito una puntata bellissima, ma devo dire che la scena che mi ha più “disturbato” è quella in cui Elizabeth e Claudia parlano vestite ad hoc per il matrimonio. E’ straniante, sono due donne che vivono e respirano per la guerra fredda, che fondamentalmente si odiano e che in quel momento sono lì per uno dei giuramenti più sacri fingendo di essere madre e figlia. Le doppie vite di questi personaggi sono incredibili, hanno passaggi netti nella loro esecuzione, ma si trascinano pezzi da una parte all’altra. Lo scambio tra Elizabeth e Phillip, “vestiti” da fratello e sorella ma in realtà presi da una discussione sulla LORO unione, è un’immagine quasi crudele di questo dualismo.
Complimenti per la recensione, la riflessione sulla parola è davvero ben fatta =)
Mi unisco ai complimenti per la recensione, davvero molto bella!
La scena del matrimonio l’ho trovata magistrale, c’è un intricatissimo gioco di identità, parallelismi, finzione e verità che viene sviluppato in maniera meravigliosa! I lavori sui personaggi sono stati fin qui eccellenti, soprattutto quelli di Nina ed Elizabeth. Bello vedere come i ruoli nella coppia protagonista si siano ormai completamente ribaltati rispetto al pilot: prima Phillip era quello fragile ed Elizabeth quella fredda e pronta a tutto per la causa; nella scena del matrimonio si vede chiaramente come adesso sia diventato tutto l’esatto contrario, segno di un percorso costruito benissimo per entrambi i personaggi.
Comunque, al di là di tutto, la puntata la vince Claudia con il suo debole per pac-man e l’EPICO vestito sfoggiato al matrimonio!
ahahah vero! Claudia che gioca a Pac-Man è il vero apice dell’episodio!
I enjoy the maze part, and the eating-without-eating part. Pac-dots are calorie-free.
XD
Magistrale come i tanti colpi di scena(prince, viola, matrimonio)
siano incastrati a pennello.
Nina ed Elizabeth 2 parabole memorabili.