Dopo un episodio d’apertura sorprendente, pieno di storie da raccontare e carico di buone promesse, The Bridge si conferma, insieme a Orange Is the New Black, la novità più interessante dell’estate. Tutto si fa più misterioso attorno al Ponte delle Americhe e le cose si rivelano essere sempre diverse da come appaiono.
Il finale al cardiopalma dello scorso episodio ha tracciato un primo identikit del killer alle spalle del caso al centro di questa stagione: il meccanismo a orologeria terminato con la mancata detonazione della bomba si rivela il tramite perfetto per inviare il primo messaggio al pubblico, alla polizia e ai media. Il sospettato ha il gusto per lo spettacolo, ma soprattutto vuole portare alla ribalta la causa messicana, in contrapposizione all’indifferenza che spopola a nord del ponte. Tuttavia, come si vedrà, la protezione della sua gente (dando per certo che si tratti di un messicano) non è la prima delle sue preoccupazioni.
Se il pilot ha suscitato un po’ di perplessità per via delle troppe sottotrame presenti e soprattutto per il loro non immediato collegamento alla vicenda principale, in questo secondo episodio le cose cominciano ad assumere una loro concretezza. Ciò non vuol dire che ci sia già un collegamento diretto con la storyline madre, ma che anche solo per correlazione tematica le vicende cominciano ad assumere più importanza, diventando molto più interessanti agli occhi dello spettatore. Il caso della ragazza rapita in Messico da un gringo – che nel gergo ispanico sta per americano – per ragioni ad oggi sconosciute, ma probabilmente legate alla frontiera vista l’interrazialità della vicenda e la centralità del Ponte delle Americhe, è emblematico. Ebbene, questa storia si arricchisce di un altro personaggio diventando una caccia all’uomo: infatti, un temibile messicano (presumibilmente il fratello o il compagno della ragazza rapita) è sulle tracce dell’americano col coltello tra i denti per ritrovare la donna.
Il segmento narrativo che aveva destato più preoccupazioni è quello riguardante Karl, defunto nel primo episodio, e la moglie. Dopo aver fatto irruzione sulla scena del crimine, la storyline ha viaggiato su binari paralleli fino alla fine del secondo episodio, per poi rivelarsi sorprendentemente collegata al caso dei due detective. L’incidente scatenante, sebbene paradossale, è la morte dell’uomo dopo la richiesta di divorzio a cui abbiamo assistito nel pilot. Da quel momento è come se stesse iniziando un lungo percorso di scoperta retrospettiva della moglie, un viaggio all’interno del passato del proprio marito, dei suoi segreti e dei suoi affari. Complici anche personaggi dai caratteri fortemente grotteschi, come l’avvocato americano di un misterioso cliente del marito e il custode del tunnel segreto, questa storyline si fa via via più interessante, specie per come riesce a rappresentare il contesto di quella civiltà, ricalcando per molti versi lo stile visivo e narrativo di No Country for Old Men dei fratelli Coen. A proposito di tunnel, il passaggio sotterraneo lega a doppio filo il passaggio dei clandestini, dei quali assistiamo all’intera lotta per la sopravvivenza, dalla fuga dal loro padrone fino alla morte per avvelenamento per mano del killer della storyline principale.
Tra le serie degli ultimi anni a cui The Bridge può essere accomunata c’è sicuramente The Killing. Pur non trattandosi dello stesso ambiente socio-culturale, non sono poche le affinità tra i due show, tra le quali si eleva per importanza e interesse il rapporto tra i due protagonisti. Proprio come The Killing, The Bridge ha nell’incontro/scontro tra i detective la sua principale qualità, puntando tutto sulle loro divergenze caratteriali e al contempo su un affetto e una stima alchemici.
Sonya e Marco non potrebbero essere più diversi, così come più lontane non potrebbero essere le modalità con cui operano sul lavoro. Il confronto è anche quindi tra due modelli di polizia antitetici, specchio di due mondi che più lontani non potrebbero essere, nonostante a separarli sia solo un ponte. La stazione di El Paso funziona in maniera molto simile alla maggioranza delle stazioni di polizia statunitensi viste al cinema e in tv: disciplina, ranghi ben definiti, clima più o meno cameratesco, con in più un atteggiamento di derisione verso tutto ciò che c’è al sud del Ponte delle Americhe. A Juarez invece le cose funzionano in maniera differente: la polizia è completamente esautorata dal cartello, la criminalità gestisce qualsiasi cosa e per sapere cosa succede in paese e nello stato del Chihuahua bisogna addentrarsi in bordelli sporchi e minacciosi, chiedere favori, elemosinare permessi ed essere disposti a tutto.
Al confronto tra i due contesti lavorativi si affianca quello ancor più interessante tra le due personalità che sono al centro delle rispettive stazioni di polizia e della serie: Sonya e Marco. La sequenza in auto nei primi minuti dell’episodio sottolinea tutte le differenze usando come pretesto narrativo una telefonata della moglie di Marco; in questo modo gli autori cominciano a caratterizzare col cesello i due, facendo emergere il carattere caliente del messicano, in opposizione all’algida e insensibile quanto sofferente personalità di Sonya.
La bravura degli autori in questo secondo e delicato episodio sta proprio nel riuscire a dipanare la presentazione dei due personaggi in maniera graduale e progressivamente più approfondita: dopo alcuni confronti ravvicinati, i due vengono mostrati singolarmente, sia al lavoro sia nelle rispettive vite private. Alla quotidianità matrimoniale di Marco, turbata da alcuni fisiologici incidenti di percorso, ma sostanzialmente felice, si contrappone l’esistenza fragile e isolata di Sonya, la cui malattia rende la donna aliena a qualsiasi tipo di relazione, come dimostra la bellissima scena con lo straniero che dal bar finisce nella sua camera da letto.
The Bridge conferma tutte le potenzialità espresse nel pilot affondando il colpo sia rispetto alla narrazione principale sia rispetto ai suoi affascinanti protagonisti.
Dopo l’eccelente pilot, una seconda puntata notevole per una serie che ormai – è chiaro – sarà un gioiellino noir. Tanti spunti interessanti legati sin qui perfettamente da una sceneggiatura e da una regia di qualità: la rappresentazione di queste lande ciniche non avviene con l’estrema rudezza di The Shield, ma al tempo stesso c’è un costante senso di impotenza di fronte all’assurdità dei comportamenti umani, siano essi sociali, familiari o personali. Come a mio parere era già evidente nel pilot, le sottotrame sono strettamente collegate alla vicenda principale (ottima soluzione quella del tunnel che bypassa il confine, già alla base de “La memoria del topo” e “Ghiaccio nero” dello scrittore americano Michael Connelly ) e contribuiscono a creare un affresco di confine sin qui davvero promettente.
Splendida la “sezione sessuale” di Sonya, altra gran trovata narrativa ottimamente recitata dall’algida stronzetta. 😀
Steven Linder… personaggio enigmatico se ce n’è uno, non trovi?
Il blog Seriangolo.it utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione; le informazioni acquisite vengono utilizzate da parti terze che si occupano di analizzare i nostri dati web, pubblicità e social media. Proseguendo la navigazione, si autorizza il loro uso.AccettoCookie Policy
Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
Ti piace Seriangolo? Seguici sulle nostre pagine Facebook e Twitter!
Dopo l’eccelente pilot, una seconda puntata notevole per una serie che ormai – è chiaro – sarà un gioiellino noir. Tanti spunti interessanti legati sin qui perfettamente da una sceneggiatura e da una regia di qualità: la rappresentazione di queste lande ciniche non avviene con l’estrema rudezza di The Shield, ma al tempo stesso c’è un costante senso di impotenza di fronte all’assurdità dei comportamenti umani, siano essi sociali, familiari o personali. Come a mio parere era già evidente nel pilot, le sottotrame sono strettamente collegate alla vicenda principale (ottima soluzione quella del tunnel che bypassa il confine, già alla base de “La memoria del topo” e “Ghiaccio nero” dello scrittore americano Michael Connelly ) e contribuiscono a creare un affresco di confine sin qui davvero promettente.
Splendida la “sezione sessuale” di Sonya, altra gran trovata narrativa ottimamente recitata dall’algida stronzetta. 😀
Steven Linder… personaggio enigmatico se ce n’è uno, non trovi?