
Il viaggio dell’eroe giunge alla meta, l’evoluzione del personaggio è conclusa: Dexter prova dei sentimenti che gli danno un trasporto maggiore rispetto all’atto dell’uccidere. L’itinerario che ha portato il nostro protagonista all’illuminazione con cui si conclude quest’episodio è lungo, disconnesso e non certo lineare. Di per sé l’idea non è male, è nella sua realizzazione che perde d’efficacia. Nella canonica differenza drammaturgica tra Fabula e Intreccio è implicita l’interdipendenza tra i due elementi affinché l’opera di finzione possa funzionare. Mettendo da parte le riserve, che pure potrebbero esserci, sulla fabula che sottostà all’ultimo di capitolo della saga di Dexter, ciò che oggettivamente non ha funzionato è la realizzazione dell’intreccio, ovvero la resa scenica degli eventi di cui stancamente sottolineiamo, ancora una volta, la scarsa sequenzialità logico-narrativa.
I used to live at night, in the shadow of my dark passenger […]. But over time the people in my life flipped on a light. At first I was blinded, it was so bright. But over the years, my eyes adjusted, and I could see.

They’re not a cover. They’re real to me. Something Saxon can’t understand.

Anche con il Brain Surgeon (il villain più assente della storia televisiva) viene messo in atto questo processo identificativo, con conseguenze, ovviamente, diverse. Nel momento stesso in cui Saxon loda la sua vita qualificandola come «di facciata», Dexter rimarca nella sua mente la realtà dei suoi affetti: Harrison, Deb, Astor e Cody, Hannah. Già nello scorso finale di stagione, preparandosi all’uccisione di La Guerta, Dexter si interrogava proprio su come la finta vita, creata come copertura, fosse lentamente diventata reale. Allargando la prospettiva dello sguardo e mettendo in atto una visione di tipo diacronico, questa consapevolezza del mutato valore dei suoi affetti potrebbe essere considerata come l’unico attimo di verità di questo Monkey in a Box. La rievocazione da parte di Saxon dell’omicidio della moglie e le minacce alla sua famiglia scatenano in Dexter una (flebile) reazione che lo riporta, per qualche istante, a quella furia omicida che lo contraddistingueva in passato – Now you’re sounding like the old Dexter again; ma non appena l’uccisione del rampollo di casa Vogel viene riportata nella sfera dell’omicidio personale – it’s been personal for a long time – l’identificazione proiettiva con Oliver prende forma e si delinea come il filtro attraverso cui ci viene mostrata la mutata forma del bisogno di Dexter – «And that need you used to feel?» «It’s still there, somewhere. But since Hannah came into my life, it’s lessened. What I need is her».
Il Brain Surgeon, sorretto dal suo particolare complesso edipico, poteva anche figurarsi come un buon antagonista – magari non con l’interpretazione di un imbarazzante Darri Ingolfsson. Con la giusta ed approfondita caratterizzazione, Oliver Saxon avrebbe potuto essere un ottimo anello di mediazione tra Dexter e la Vogel nel cammino verso la riscoperta dell’io; ma è solo l’ennesima congettura, atta a creare scenari possibili per rendere meno triste il ricordo dello spettacolo a cui siamo stati portati ad assistere, e come tale lascia il tempo che trova.
Maybe you should go in there and pretend you’re gonna miss them too.

Chi però fa più male vedere nella mischia è Debra. Il suo personaggio ha sempre avuto una struttura molto solida, che andava quasi di contrappunto alla bipolarità della figura di Dexter; la scoperta del dark passenger del fratello e la loro fulminea riappacificazione ha dato avvio ad un progressivo appiattimento del personaggio che, dopo aver accettato di nascondere Hannah in casa sua ed essersi rimessa con Quinn, culmina con il sorriso alla Eva Kant che fa a Dexter dopo averlo aiutato a catturare Saxon. Quella bruciante pallottola sul finire dell’episodio aprirà un misero spiraglio per un estremo rinsavimento della nostra fuc**ng Morgan? Arrivati a questo punto ogni tipo di domanda diventa retorica.
Rispetto agli episodi precedenti questo Monkey in a box ha una leggera marcia in più (siamo pur sempre a meno uno dal finale di serie), ma la curva discendente fluttua troppo velocemente per poterla arrestare. Il destino è segnato, Argentina o no: la fine, iniziata subito dopo la quarta stagione, sta per compiere il suo arco completo.
Voto: 5
Note: Quanta nostalgia di «Hello, Dexter Morgan» fa venire quel «Hi Dexter» pronunciato da Saxon in sala interrogatori?

5 è un voto anche fin troppo alto, era da 2 per quanto mi riguarda, come tutta la stagione. Inqualificabile Renè Ferretti farebbe di meglio
Bella recensione ma voto generoso.
Per me voto 2.
Questa puntata è stata oscena ed il voto esagerato.
La stagione un vero insulto a noi fan
Ho appena visto la scena piu ridicola della mia vita ve lo giuro…
è al minuto 10 dell’ultima puntata di dexter…
I miei occhi piangono sangue vedendo quest’ultima stagione di Dexter T.T Per questo leggo le vostre recensioni con tanto ritardo: ogni puntata di questo season finale è un trauma e me la sto vedendo con il contagocce! Mi associo quindi nel dire che 5 è un voto fin troppo generoso per quest’episodio, che personalmente ho trovato imbarazzante…. e pensare che le prime serie di Dexter me le sono riviste diverse volte e lo consideravo uno dei migliori telefilm in circolazione! Un vero peccato che l’abbiano distrutto così…