Sono poche le serie TV che possono permettersi di arrivare alla nona stagione ed avere ancora qualcosa da dire. Lo show creato da Eric Kripke prova a proseguire nel solco di un’ottava stagione che ha visto il risollevarsi da una situazione stantia e noiosa che caratterizzava le stagioni sei e sette e che rimescola tutte le carte in tavola per raccontare delle vicende nuove.
La caduta degli angeli nel finale dell’ottava stagione ha rappresentato un ottimo modo per scompigliare le carte in tavola: il porre gli angeli, creature estremamente potenti e pericolose, fuori dal loro ambiente naturale per costringerli ad un passaggio “mortale” (d’altronde adesso se vengono banditi e non possono tornare al Paradiso, dove finiranno?) ha il dichiarato obiettivo di renderli più avvicinabili. In un certo senso, ora, Demoni ed Angeli si trovano a calcare lo stesso suolo e, come già avevamo sospettato, si rivelano estremamente più simili fra di loro di quanto forse dovrebbero essere.
Per quanto riguarda la grande narrazione, è evidente che con la chiusura delle porte del Paradiso gli autori stiano cominciando ad avere una certa difficoltà ad inventare qualcosa di nuovo. La “lista” di nomi dei demoni da uccidere non rappresenta una novità ed è anzi un palese palliativo, in attesa di costruire con gli episodi una nuova mitologia di base che probabilmente vedrà come fulcri centrali la guerra interna tra i demoni – Crowley vs. Abaddon – e la possessione angelica di Sam.
Sebbene, infatti, la storia della possessione per controllare i “danni” interni di Sam ricordi molto da vicino la costruzione del “muro” da parte della Morte in passato, non significa che essa sia meno efficace: vedere finalmente uno dei due fratelli avere dei “poteri” (rimpiango che non si sia proseguito il cammino di Sam verso dei poteri soprannaturali come avveniva nelle prime stagioni), e non essere costantemente sul filo della tortura e della morte, è un bel cambio di rotta. Anzi, diciamo pure che la presenza di Ezechiele si rivela efficace ed interessante, anche se prospetta l’ennesimo furente litigio tra i due fratelli, elemento di cui non sentiamo affatto la mancanza.
Se per ora sul fronte angelico c’è ben poca cosa – il punto centrale è la decisione di Castiel di riparare ai propri errori e l’arrivo di Ezechiele – ma siamo certi che presto diverrà sicuramente più importante, sul profilo demoniaco il personaggio di Abaddon prende nelle sue mani il potere che era riservato a Crowley. Con un forte cambio di stile (intelligente lo sfruttamento dei corpi di soldati, di certo i più addestrati ad affrontare una guerra), il grande demone dell’Inferno inizia con decisione non solo la propria guerra per assicurarsi il potere, ma anche e soprattutto il proprio scontro con i fratelli Winchester.
Resta fondamentale la figura di Kevin all’interno della narrazione, nonostante per ora non abbia più bisogno di svolgere il suo ruolo da Profeta: dopo il discorso con Dean ci auguriamo solo che i continui tentativi di fuggire ed abbandonarli siano definitivamente accantonati. La costruzione del gruppo gravitante intorno ai fratelli Winchester, infatti, se era inappropriata nel corso delle prime stagioni, diventa ora assolutamente indispensabile. Non potremmo più reggere le continue discussioni tra i fratelli – vero leitmotiv degli scorsi anni –, mentre sarà più interessante vederli interagire con altre personalità del loro mondo.
La premiere funziona, è interessante ed attraente; il secondo episodio frena leggermente per lasciare molto più spazio ad Abaddon ed i suoi piani. In ogni caso, il risultato per ora è più che sufficiente, permettendoci di sostenere che, nonostante si sia arrivati alla nona stagione, l’impressione è che di cose da dire potrebbero essercene ancora un po’. Tutto dipenderà dalla direzione che agli eventi gli autori sapranno dare.
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