
L’invasione dei fumetti nel mondo della televisione, dopo quella del cinema, è sempre più insistente: ormai da tempo sappiamo che Netflix produrrà e manderà online quattro serie dedicate agli eroi della Marvel, che forse si intrecceranno con Agents of S.H.I.E.L.D., attualmente sulla ABC; sulla stessa CW il prossimo anno, invece, dovremmo vedere la prima stagione di Flash il cui protagonista è stato presentato ed introdotto (sebbene ancora in forma “umana”) nell’ottavo e nel nono episodio di Arrow. Il ruolo rivestito dai supereroi nella società contemporanea è stato oggetto di numerosi studi ed ormai è mutato nella sua forma, passando da settoriale e “nerd” a vero fenomeno di massa (basta considerare l’incasso dei film su tali personaggi).

Questo è un tassello fondamentale: il mondo di Arrow, lo scorso anno circoscritto e limitato alla lista di criminali – piuttosto meccanica e vuota, infatti cestinata –, si nutre di nuove figure, andando a pescare a piene mani dalla mitologia più centrale della DC Comics. Personaggi appunto come Flash, Black Canary e Ra’s al Ghul (che immagino diverrà prima o poi la nemesi di Freccia Verde) stanno a significare che la serie è pronta per allargare i propri confini.

Purtroppo non può dirsi lo stesso dei personaggi secondari che restano ancora ben poca cosa: Felicity è ormai l’oggetto di un nuovo e contrastato interesse amoroso, mentre Diggle è lo spettro di se stesso. Il moltiplicarsi di personaggi significa anche di conseguenza sacrificare tempo che altri avrebbero potuto sfruttare per assumere una maggiore personalità ed indipendenza. A farne le spese è soprattutto Laurel che dopo la morte di Tommy è diventata superflua (la sua minor presenza parla da sé) ed è un peccato, perché si sarebbe potuto fare molto di più (considerando i rudimenti di combattimento che ha mostrato in più di un’occasione). Non c’è molto da dire nemmeno su Thea e Roy, anche se la vicinanza a fasi alterne di quest’ultimo con Arrow e la questione del siero saranno sicuramente sfruttate a dovere in futuro.

È proprio l’isola l’anello debole della narrazione: così come accaduto lo scorso anno, spesso le incursioni dei flashback interrompono il racconto finendo però per muoversi troppo lentamente. L’isola, che inizialmente era ben più interessante di Starling City, è ora ripetitiva nei meccanismi e negli avanzamenti, al punto da passare immediatamente in secondo piano.
Con Arrow la CW ha centrato, è proprio il caso di dirlo, l’obiettivo di creare una serie che, pur strizzando l’occhio al pubblico di riferimento, è in grado anche di intrattenere lo spettatore smaliziato con poche cadute di stile. Certo, di elementi da migliorare ce ne sono un bel po’, ma la serie si lascia guardare senza pretese.
Voto: 6 ½
P.S. Se gli ascolti di Arrow sono in linea con la CW, in Italia la serie è uno dei maggiori successi di quest’anno per quanto riguarda le serie tv straniere, cosa che permette ad Italia 1 di trasmetterla in prima serata.
