
Le aspettative erano altissime – colpevole anche il meraviglioso trailer – e il disorientamento che segue alla visione potrebbe esserne la diretta conseguenza; una cosa, però, è certa: se c’era una strada da percorrere per ritrovare i fulgenti splendori era proprio quella di resettare ogni cosa e di creare un nuovo inizio.
5×01 – Repilot

Lo schema diegetico è retto quasi interamente dalle proverbiali capacità affabulatorie di un Jeff Winger caduto in disgrazia per aver perso le sue ingannevoli mosse vincenti. Sulla strada per ritornare a quella “mostruosità” che lo rende invincibile, Jeff si ritrova seduto allo stesso tavolo in cui ha incontrato quella parte migliore di sé che lo ha mandato in rovina. Mettendo in atto una complessa parabola manipolatoria, l’ex avvocato riesce a toccare le corde della più fragile debolezza dei suoi amici che, riunitisi con lo scopo di salvare il Greendale, si ritrovano prima a firmarne la denuncia e subito dopo a farne nuovamente parte come studenti. Si tratta di un semplice ed efficace meccanismo che, si condivida o meno la svolta tematica, porta a ciò di cui si sentiva la necessità: restaurare l’ordine prestabilito. Anche se ci appare come sterilmente privo di naturale fluidità comica, tale percorso evolutivo si nutre di alcuni passaggi di buona fattura, primo fra tutti il costante riferimento di Abed alla nona stagione di Scrubs: utilizzando la fissazione del ragazzo per il mondo della serialità televisiva, Harmon si è potuto permettere di fare espliciti riferimenti sia alle stagioni precedenti sia al prosieguo di quella in corso, in cui “arriva gente nuova, gli attori principali cambiano ruolo o lasciano la serie”, con un chiaro accenno alla prossima dipartita di Donald Glover che, come Zach Braff nella nona stagione di Scrubs, appare solo nei primi episodi – a tal proposito pungentemente ironica risulta la reazione di Troy: That son of a bitch. After everything Scrubs did form him?
Ancora più tagliente è l’apparentemente vago e volutamente sarcastico riferimento alla fuga di gas dell’anno precedente che li ha rimbambiti fino a farli diventare come cartoni animati incasinati – This was a four-year process. We went in one end as real people and out the other end as mixed-up cartoons.

Gli sforzi compiuti per distruggere il passato e costruire nuove fondamenta, nonostante alcuni frammenti riusciti, non riescono però ad allontanare quella sensazione di piattezza che rende evidente la mancanza di qualcosa in grado di andare oltre il reset. Tra toni cupi, colori spenti e una linea comica che fatica a decollare, questo Repilot ha un valore circostanziato al suo compito primario di tracciare un nuovo percorso: c’è da sperare che il resto della stagione utilizzi la parte più riuscita dell’episodio, ossa le solide basi tecnico-narrative di Harmon, come rete di protezione per lanciarsi verso le ignote terre del delirio, che da sempre costituiscono la confortante dimora del migliore Community.
Voto: 6
5×02 – Introduction to teaching
L’atmosfera comincia a scaldarsi, e già con questa seconda puntata la luce all’uscita del tunnel diventa più chiara e tangibile. La buona costruzione drammatica si riconferma come ottima àncora per lasciarsi andare ad improvvisi ed esilaranti numeri, che però appaiono ancora imprigionati in una abbozzata rappresentazione che ne impedisce il completo espletamento della forza comica.
So Nicolas Cage is Jesus?

Et tu, Brute?

Introduction to teaching è un buon passo avanti rispetto al cupo Repilot: i segnali di crescita sono limpidi e concreti e, guardando ad ogni nota stonata come ad una naturale conseguenza delle scosse di assestamento dell’implosione che ha distrutto il vecchio, ci apprestiamo speranzosi al nuovo grande viaggio lungo ancora undici episodi e, perché no, come grida il motto della serie: sei stagioni e un film.
Voto: 6½

Esattamente quello che ho sentito anch’io. Sì, è tornato Harmon e forse proprio per questo le aspettative erano troppo alte, ma pur percependo il tentativo di quello che si stava facendo, la sensazione è stata quella di non riconoscere affatto la comicità alla Community, ma un timido tentativo di riavvicinarcisi.
La seconda puntata va già meglio – anche se, concordo, la scena di Abed in versione Cage ha avuto un impatto minore del dovuto – ma nel complesso direi che concordo, non si va oltre la sufficienza.
Il ritorno di Dan Harmon secondo me è oro puro per questa serie, semplicemente perché è la SUA serie! Riesce a inserire battute con dei tempi comici unici e che l’anno precedente si erano decisamente persi. I personaggi poi sono tornati alla loro caratterizzazione originaria in un modo unico, così opposto alla staticità (più che dei personaggi, della serie stessa) della quarta stagione.
Poche serie sono così consce delle proprie artificialità e schizofrenia da riuscire a giocarci sopra fino a risultare spontanee; magari sono io che adoro a dismisura il modo di scrivere di Harmon e McKenna da risultare fazioso ma ritengo questo repilot una delle puntate “normali” migliori: sono stato per 20 minuti a bocca aperta e praticamente ogni battuta l’ho reputata migliore di qualsiasi cosa partorita da quelle menti estranee che erano gli sceneggiatori della quarta stagione (sì, ho inferto molte stoccate contro la gestione passata ma la considero una stagione avulsa dal resto).