
Il primo miglioramento (non si può certo parlare di cambiamento) rispetto alla scorsa annata è il giovamento che i vari personaggi hanno tratto dalla separazione estiva, permettendo all’avanzare delle storie individuali di andare di pari passo con la costruzione dell’identità di ciascuno. Il primo evidente effetto è una maggiore autonomia delle varie storyline, che si intrecciano tra loro solo quando strettamente necessario e funzionale alla trama. Le connessioni diventano quindi più ragionate e non dettate dalla semplice condivisione del medesimo ambiente: i temuti corridoi del loro liceo di provincia. L’imperativo della stagione è crescere, significativamente simboleggiato dalla perdita della famosa borsa Carrie e dall’elaborazione ultima e matura della morte della madre, il grande trauma che aveva aperto la serie.
E, assieme ai suoi protagonisti, anche The Carrie Diaries cresce: arriva infatti un nuovo membro in questa sgangherata famiglia, Samantha Jones, l’indimenticato personaggio di Sex and the City, che diventa un altro simbolo della bildung di Carrie. In continuità con la premiere, anche Express Yourself è sostanzialmente un episodio-ponte che, da un lato, continua a chiudere l’estate newyorkese e, dall’altro, apre con maggior vigore verso il ritorno a scuola e in periferia; ritorno che porta con sé anche l’inevitabile momento in cui la nostra protagonista dovrà affrontare i due fantasmi che si è lasciata dietro, scappando verso la City: Maggie e soprattutto Sebastian. L’incapacità di arginare l’effetto devastante che il ragazzo ha su di lei è l’argomento principale, infatti, del terzo episodio, Strings Attached, totalmente costruito sulla metafora della gardenia: un fiore capace di galleggiare da solo, di vivere indipendentemente dalle connessioni esterne. È la filosofia zen che Carrie cerca di attuare nel ritorno, finalmente stabile, nel famigerato liceo, quando lo scontro non è più rimandabile: è a questo punto che la stagione entra nel suo vivo, recuperando anche gli altri personaggi che finora erano rimasti sostanzialmente marginali – eccezion fatta per Walt, che arriva – più o meno, come si vedrà – a definire il suo rapporto con Bennet e la paura di scontrarsi con la realtà omofoba che lo stava aspettando a Castelbury (che si realizzerà poi per mano della sua famiglia).

Questo quarto episodio è uno snodo fondamentale anche per Tom, che decide finalmente di sdoganare la sua relazione con Deb, far conoscere le due famiglie e prendere in considerazione di tornare al suo lavoro come avvocato d’assalto. Per quanto importante narrativamente, Borderline ridefinisce ancora una volta quale sia il grande limite della serie e dei teen-drama in generale: tutto quello che accade, anche se fatto passare come momento di rottura ineludibile, finisce per risolversi facilmente e in poche mosse. Sebastian sembra ormai acqua passata; la rottura di Tom con Deb a fine episodio arriva e non lascia traccia; Bennet, convinto assertore di una relazione aperta, si trova a dover ritrattare le sue stesse teorie quando vede Walt uscire con un altro. Ciononostante, in tutto questo quello che rimane (e deve rimanere) il merito di TCD è la costruzione cristallina e coerente della sua protagonista, dove gli avvenimenti collaterali e gli altri protagonisti ne sono una bella e piacevole cornice, messi a fuoco molto meglio che nella scorsa stagione.
Da qui in poi, le progressioni degli eventi seguono lo stesso filone: sono tutte, sempre e comunque, circoscritte ad un piccolo lasso di tempo e risolvibili altrettanto in fretta. Too close for comfort segna, infatti, sia il grande passo di Carrie nel perdere la propria verginità (ma al contempo il riavvicinarsi di Sebastian), sia la rottura di Mouse e Dorrit con i rispettivi fidanzati, archiviati senza battere ciglio. Ma il grande jolly della stagione è l’odiosamata Donna LaDonna, anima del cinismo a fin di bene e vera pupilla di comicità assieme a Samantha – che è infatti introdotta come sua cugina. Altro bell’episodio, soprattutto per l’evoluzione dell’intreccio, è The safety dance in cui l’ispirato Weaver rivela i suoi limiti, tentando di sabotare l’idea di Carrie circa il suo primo vero compito da scrittrice: preparare un saggio libero, senza argomento. E cosa scegliere se non il sesso? Nel frattempo, viene archiviato anche il ragazzo prodigio. Questo episodio segna anche il ritorno di Maggie, sancito definitivamente nel successivo: I Heard a Rumor. La precaria situazione della ragazza, prima abbandonata dai suoi amici e ignorata dalla sua famiglia, poi raggirata da Simon, finisce con un doppio lieto fine: la tragedia dell’aborto spontaneo e della lealtà di Sebastian permettono di farla riavvicinare sia a Carrie che alla sua famiglia – senza contare che anche i due biondissimi protagonisti si ritrovano, di nuovo, l’una nelle braccia dell’altro.

Insomma, la formula è praticamente identica a quella già vista nella passata stagione. Ma se esiste un modo sbagliato di vedere The Carrie Diaries è quello di pretendere che cambi, o magari di lasciarsi esasperare dai cambiamenti/non-cambiamenti troppo repentini o dalla poca ricercatezza delle personalità dei suoi protagonisti. Qui tutto accade e poco è spiegato, eppure è in questa capacità di narrare il passaggio all’età adulta senza troppi paradigmi, mostrando invece che dicendo, che continua a nascondersi la (mia) affezione per la serie.
Voto: 7,5


