
The Good Wife ha sempre dato prova di una grande solidità narrativa riuscendo a reggere il pericoloso format da 22 episodi senza scadere, quasi mai, nel filler fine a se stesso. Ovviamente, la componente legal gioca un ruolo fondamentale in ciò, assorbendo gran parte del minutaggio di ogni episodio attraverso casi mai banali e sempre ricchi di spunti di riflessione e approfondimento diegetico. Ed è proprio qui che si annida una delle caratteristiche che rende questo prodotto una narrazione d’eccellenza: il tribunale, le deposizioni, le battaglie tra gli studi sono così fluidamente integrati nella vita dei protagonisti da diventare il filtro più eloquente attraverso cui mostrare ogni evoluzione, anche la più crudele e inaspettata, come la morte di Will. Un plot twist di tale levatura ridefinisce i contorni narrativi dello show con un’agghiacciante imprevedibilità e una coerenza tale da mettere lo spettatore in un angolo, atterrito, volto a compiangere la durezza degli eventi: al dolore si unisce un forte sentimento di paura, perché la pregnanza con cui viene narrato l’improvviso infiltrarsi della morte nella vita ci mette di fronte ad uno specchio che riflette l’atrocità delle nostre più recondite angosce.
«Alicia… »
«Mr. Gardner, we’re just about ready here»
«Hold on, Your Honor – I’ll call you back».

Il demone del rimpianto s’impadronisce di lei con una violenza tale da farle mettere in discussione ogni scelta compiuta sino ad ora. Spesso, mentre siamo impegnati a vivere la vita di tutti i giorni, ci capita di fermarci e vagare con la mente verso quelle parole non dette che custodiamo tra le labbra, aspettando, distratti da una piena quotidianità, quel momento giusto che viene sempre relegato ad un poi indefinito: superba illusione d’eternità. Quando, come avviene ad Alicia, ci si rende conto che non ci sarà più un tempo per poter far fronte a ciò che avremmo voluto fosse diverso, il panico prende il sopravvento e quegli interrogativi, che sembravano vagare in un dubbio costante, finalmente si stagliano davanti ai nostri occhi, mutati in forma di certezza. Non avere più il potere di attingere ad un’opzione che potrebbe cambiare una parte della nostra vita, passata o futura, corrisponde ad una piccola e dolorosa morte interiore, con cui diventa davvero difficile fare i conti: quel pezzo del cuore di Alicia, dimora di Will, viene trafitto più e più volte da una sofferenza che pare incontenibile.

Non sapremo mai perché Will ha fatto quella telefonata, ma l’intensa e romantica promessa d’amore che Alicia s’immagina contiene, in quel dolce “per sempre”, la triste promessa di un lungo dolore.
It’s really pretty awful, isn’t it?


Eli, pur avvilito dall’accaduto, non può non pensare ai risvolti positivi che tale tragedia ha sull’indagine del Dipartimento di Giustizia: a Dubeck, senza la testimonianza di Will, resta poco a cui appigliarsi. L’eleganza della narrazione fa sì che tutto ciò accada quasi in sordina, mostrato attraverso un breve frammento che contamina nuovamente vita e morte diventando, anch’esso, un piccolo emblema dell’esperienza umana: the show must go on, e per quanto ciò che è successo sia di un’indicibile atrocità bisogna andare avanti con la propria vita e il proprio lavoro, anche se si preferirebbe, di gran lunga, fare tutt’altro – You don’t think I want to be doing something else? Peter ammonisce una tale celerità d’azione – Can we just take a minute? Can you just stop and not think about the angles right now? –, mostrando, però, più preoccupazione che rispetto per la memoria di Will: cosa crede di guadagnare il Governatore, veramente, con la morte di Mr Gardner? Cosa ha paura di affrontare sul serio? Il disordine emotivo in cui vaga la buona moglie non promette affatto facili vittorie.
The Last call, chiudendo il cerchio aperto dallo strepitoso Dramatics, Your Honor, apre un nuovo ed inesplorato percorso per uno show che, ancora più di quanto aveva già fatto in passato, si erge a paradigma di una serialità televisiva di prim’ordine.
Voto: 9
Rimanete aggiornati sulla serie con la pagina FB The Good Wife Italia

La puntata è stata devastante nel suo essere terribilmente realistica: la scena in cui Alicia scoppia in lacrime guardando semplicemente quello che le accade intorno è così vera – se si ha avuto a che fare con un lutto personale lo si sa bene – che risulta straziante anche più di tutto il resto.
Come era ovvio conoscendo i King, non avremmo mai saputo – e non sapremo mai – il motivo di quella telefonata, ma è giusto così: c’è la speranza, una su 10, su 100, su 1000, che la versione finale di Alicia fosse quella vera, e se crederlo può farla sentire meglio è giusto che sia così.
Io lancio una mozione: diventiamo ambasciatori di The Good Wife almeno in Italia, costringiamo almeno 3 persone a testa a guardare la serie. E’ sconcertante come sia poco seguita! davvero assurdo
“Spesso, mentre siamo impegnati a vivere la vita di tutti i giorni, ci capita di fermarci e vagare con la mente verso quelle parole non dette che custodiamo tra le labbra, aspettando, distratti da una piena quotidianità, quel momento giusto che viene sempre relegato ad un poi indefinito: superba illusione d’eternità.”
Non aggiungo altro.
Credo che il 90% degli spettatori abbia pianto per 20 minuti vedendo questo episodio.