
Il motivo principale per cui si segue The Good Wife non è certamente – sebbene giochi un ruolo centrale e siano essi spesso assai godibili – per i casi giudiziari che si sviluppano nel corso degli episodi, ma per una capacità autoriale (estremamente sottovalutata dal pubblico) nel tratteggiare dei personaggi grandiosi per la loro umanità, con tutti gli alti e i bassi che questo comporta. Ecco quindi che la morte “accidentale” di uno dei personaggi principali è in grado di stravolgere tutto l’impianto narrativo – un bel rischio da parte degli autori – per un umano errare senza meta precisa.

Diane è quanto mai sola all’interno della Lockhart-Gardner: non solo è costantemente costretta a guardare quell’ufficio vuoto dall’altro lato del corridoio, ma deve anche resistere agli affondi di chi, come Damian e David Lee, ne vedono tutte le debolezze, intenzionati ad una vera e propria guerra di potere. Nonostante tutto quello che è accaduto tra lei e Will, Diane sembra decisa a combattere, ancor più di quanto fu costretta a fare quando scoprì la defezione di Alicia e Cary. Il caso di divorzio che la vedeva opposta ad Alicia era l’unica ancora di salvezza che le permettesse, in un tentativo di ammorbidire le proprie posizioni, di stare accanto a qualcuno che potesse comprendere il suo dolore. Si sviluppa quella che sembra essere una contrapposizione tra sessi – da un lato Diane e Kalinda, dall’altro Damian e David Lee – e che vede vincitrici le due donne. A tal proposito, Kalinda resta il personaggio a cui gli autori non riescono a trovare una strada decisa, lasciandola oscillare e sprecarsi in storyline poco accattivanti.

Ecco quindi che l’incontro-scontro tra i due non può che essere dei più violenti. Con una serie di frasi strategicamente infelici, ma probabilmente dettate dalla paura di perdere una moglie che solo con estrema difficoltà era riuscito a riavvicinare, Peter sbaglia tutto e la reazione di Alicia non potrebbe che essere delle più categoriche: fuori dalla mia vita, in buona sostanza, è quello che gli dice. Non può che essere così in questo momento, Alicia non può che tenere lontano da sé quell’uomo che – chiaramente in una forma distorta dettata dal dolore ma umanamente comprensibile – è stato la causa della sua lontananza da Will quando questi era vivo.

The Good Wife dimostra ancora una volta una straordinaria forza narrativa, un’abilissima capacità di sollevare il velo e di mostrarci i punti nevralgici di varie tipologie di esseri umani. Una serie in cui la forza portante è una femminilità spinta al massimo, in un mix di emotività e caparbietà che lascia esterrefatti.
Voto: 8 ½

Anch’io credo che una fusione tra i due studi potrebbe portare un po’ indietro Alicia, ma io che ci posso fare se quando vedo quelle due insieme penso solo che vorrei fossero le mie migliori amiche?! 😀
battute a parte, l’elaborazione del lutto da parte di Alicia è gestita in modo meraviglioso, i King sono veramente bravissimi: e quello scontro con Peter, mannaggia, l’avrei preso a calci nei denti!
Comunque la chicca della chicche è la serie tv che guarda Alicia a letto, che è una parodia gustosissima di True Detective: riescono a farci sorridere anche nella tragicità, li adoro.