“I’m telling you, folks, things are shaping up to make this one of the worst blizzards in Minnesota history, the perfect storm or what have you. This is definitely one for the record books.”
Così si apre una delle prime scene della puntata, un annuncio esplicito e diretto della serie che, dopo aver costruito la vicenda con calma per quattro episodi, decide di esplodere in una puntata folle, densa e coraggiosa. In Buridan’s Ass i nodi vengono al pettine, e quello che sembrava essere stato pensato come materiale da finale di stagione viene scaraventato addosso allo spettatore, che non può che osservare la tempesta (letterale e non) con i nervi tesi e la consapevolezza che, dopo gli avvenimenti del pilot, tutto potrebbe accadere.
Must be hard to live in this world if you believe that.
Gus è sempre stato uno dei personaggi più realistici e credibili della serie: in lui, infatti, non prevale quel senso di giustizia assoluto presente in Molly (che la rende, francamente, piuttosto piatta in certi casi), ma si ha un conflitto, una visione del mondo che si basa sui relativi e sulla totale assenza di un unico bene – come si diceva in The Rooster Prince. L’agente Grimly è un uomo combattuto, diviso, inadatto ad un ruolo che richiede abilità e forza d’animo e che, invece, è stato scelto quasi per caso: il Buridan’s Ass del titolo, ovvero l’apologo che racconta di come un asino, di fronte a due pile di fieno poste alla stessa distanza, morirebbe di fame a causa dell’incapacità di decidere, potrebbe benissimo riferirsi a lui, alla sua costante divisione tra lavoro e famiglia, coi rischi e le conseguenze che ne possono conseguire. Il tutto confluisce inevitabilmente nel finale, nella tragedia compiutasi in quel bianco surreale indicante la cecità di un uomo che, dopo aver passato una vita nell’indecisione, non può che pagarne il prezzo; in questo senso, la presunta morte (anche se probabilmente si tratterà solo di una ferita) di Molly costituisce lo sconvolgimento di un equilibrio che Gus si era immaginato e che, tuttavia, non era destinato a durare.
I know what I have to do now. I didn’t before.
Anche la parabola di Stavros sembra giungere ad una caduta tendenziale. La sua fede “artificiale”, basata più sull’utilitarismo che sulla credenza in un Dio effettivo, è arrivata alla sua fine, ad una crisi che si realizza paradossalmente nell’evento più improbabile e irrealistico mai accaduto fin ora: una pioggia di pesci quasi biblica, la morte del primogenito tanto temuta, tutto a causa di quella tempesta che sembra voglia far crollare le vite di tutti. Molto efficace, nella scena che chiude il suo ciclo, il ritorno simbolico della paletta (che prima veniva conservata come una reliquia) al suo posto d’origine, a sottolineare la disperazione di un uomo incapace di pensare razionalmente e di abbandonare quell’ingenuità che non lo rende tanto diverso dall’odiato figlio.
Kill and be killed. Head in a bag. There’s the message.
Vedere Lorne Malvo in difficoltà – anche se momentanea – è un evento decisamente raro: infatti, per un personaggio caratterizzato dalla padronanza di un mondo che solo lui sembra capire, l’incontro con due individui dello stesso calibro costituisce un grosso ostacolo. L’atmosfera di Fargo è sempre stata presentata come qualcosa di lontano dal modo di vedere comune, come un insieme di regole impossibili da capire per chi si affida ai principi della razionalità e della moralità: è per questo che un personaggio come Molly ha sempre trovato difficoltà ad imporsi, ed è per questo che Malvo non ha mai avuto problemi nella messa in atto dei suoi piani. Dopotutto, quando si è capito che per far fronte alla vita bisogna comportarsi come scimmie, i limiti non sono molti, e ciò viene ulteriormente confermato dal brutale trattamento riservato ad un individuo tanto inutile quanto innocente come Chumph: il modo in cui viene lasciato morire risulta crudele e straziante e dà luogo alla scena migliore dell’episodio, in una sequenza a rallentatore capace di creare un’atmosfera quasi paradisiaca, perfettamente coerente con l’ironia che caratterizza la serie.
Quella che sembrava una vittoria sicura, tuttavia, viene interrotta da uno scontro che mette il killer in una situazione complicata, perfino per lui: è interessante notare come la risoluzione di tale evento consista in un gesto crudo e distaccato, quasi a ricordare la brutalità dell’omicidio di Thurman nel pilot e il legame con il reale che la serie, nonostante il taglio surreale, continua a mantenere.
There’s something wrong with you, Lester. There’s something missing. You’re not right in the world.
La parte di Lester è quella che si distacca di più dal contesto generale ed esprime il suo stato di isolamento dal mondo: da quando il piccolo uomo ha deciso di reagire, la moralità ha lentamente cessato di esistere, fino ad arrivare al punto in cui incolpare la propria famiglia non costituisce alcun tipo di problema. Si potrebbe obiettare che la sua scelta è stata causata da un trattamento da parte del fratello che è sempre risultato offensivo e irrispettoso, ma lo sguardo che Lester rivolge alla foto di famiglia nel seminterrato non lascia dubbi: l’uomo è consapevole della scelta che sta facendo, eppure decide di andare avanti per quella strada che non può che portare all’annullamento dei principi che lo avevano sempre caratterizzato. In ogni caso, la storyline che riguarda la fuga dall’ospedale, oltre a risultare troppo staccata dal resto, presenta delle situazioni che superano decisamente il limite della credibilità: il contesto particolare in cui la serie viene posta in questo caso non c’entra, perché si tratta di un insieme di coincidenze che non convincono e che, alla lunga, potrebbero far decrescere l’interesse verso una linea narrativa che ha tutti i presupposti per essere sviluppata in modo interessante.
Nel bilancio finale dell’episodio, comunque, si può dire che non siamo di fronte ad una scelta come quella dell’asino di Buridano: in questo caso, infatti, se i due mucchi di fieno costituiscono pregi e difetti della serie, l’incapacità di decidere non è un problema. Fargo osa, e ci riesce nel migliore dei modi.
Puntata ottima ma anche io ho storto il naso per Lester: passi il come riesca a scappare – ci può stare – ma che poi riesca pure a ritornare al suo posto rende tutto troppo assurdo.
Per il resto concordo con te, sono proprio curioso di vedere fino a che punto l’assurdità (nel senso buono del termine) della storia riuscirà ad arrivare!
In realtà io sapevo che nel Buridan’s Ass l’asino è assetato e affamato, e messo di fronte ad acqua e fieno alla stessa distanza. Poi magari è solo una versione diversa…
Diciamo che quelle che circolano sono due versioni: o l’asino è indeciso tra due mucchi di fieno uguali alla stessa distanza (e c’è anche la variante secondo cui vicino ad ogni mucchio si trovi un secchio d’acqua), oppure è indeciso tra il fieno e l’acqua. In ogni caso, il concetto di fondo rimane lo stesso 🙂
Ho adorato questa puntata tanto quanto l’intera serie fino a questo momento. La tensione provocata dal susseguirsi di eventi che per l’intera puntata si presentano, non mi ha dato il tempo di pensare alla credibilità o meno della fuga dall’ospedale di Lester. Questo, per me, è uno dei tanti pregi che rendono questa serie una tra le migliori di quest’anno.
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Puntata ottima ma anche io ho storto il naso per Lester: passi il come riesca a scappare – ci può stare – ma che poi riesca pure a ritornare al suo posto rende tutto troppo assurdo.
Per il resto concordo con te, sono proprio curioso di vedere fino a che punto l’assurdità (nel senso buono del termine) della storia riuscirà ad arrivare!
In realtà io sapevo che nel Buridan’s Ass l’asino è assetato e affamato, e messo di fronte ad acqua e fieno alla stessa distanza. Poi magari è solo una versione diversa…
Diciamo che quelle che circolano sono due versioni: o l’asino è indeciso tra due mucchi di fieno uguali alla stessa distanza (e c’è anche la variante secondo cui vicino ad ogni mucchio si trovi un secchio d’acqua), oppure è indeciso tra il fieno e l’acqua. In ogni caso, il concetto di fondo rimane lo stesso 🙂
Ho adorato questa puntata tanto quanto l’intera serie fino a questo momento. La tensione provocata dal susseguirsi di eventi che per l’intera puntata si presentano, non mi ha dato il tempo di pensare alla credibilità o meno della fuga dall’ospedale di Lester. Questo, per me, è uno dei tanti pregi che rendono questa serie una tra le migliori di quest’anno.