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There’s always doubt.
Che rapporto c’è tra autostima, la cosiddetta self-confidence, e il potere? Il potere di prendere una decisione, ma anche e soprattutto il potere di credere in un’idea, il vero combustibile senza cui nessuna scintilla può attecchire, infuocando l’anima? È una derivazione diretta, potremmo chiamarla una classe figli, (a proposito di programmazione) poiché la volontà e l’impegno di Gordon per risolvere il problema dell’allestimento tecnico-pragmatico del pc portatile sembrano schiacciate costantemente non solo da influssi negativi esterni, come Brian, ma anche da uno scoraggiamento interiore, che pare avere radici profonde e che, di fatto, gli impediscono di lavorare con convinzione alle proprie idee.

L’accento sui personaggi è particolarmente evidenziato dalla scrittura: dopo aver imparato a identificarne il modo di vestire e di presentarsi e aver riconosciuto i loro ruoli, a questo punto sono le loro azioni a raccontare quello che provano e come si rapportano nell’universo (inteso in senso narrativo) in cui vivono.
L’uccellino morente nel giardino di casa di Gordon è un’analogia per somiglianza della vacillante volontà dell’uomo che, come già accennato in precedenza, in questo episodio tende a lasciare che il fuoco sacro della sua materia si affievolisca, nel confronto con la razionalità, incarnata dal vicino Brian. Nel momento in cui, grazie a Donna, l’ingegnere trova il modo di sezionare la scheda madre, egli sembra riprendere fiducia in se stesso e nel progetto, ma il suo collega, invece di appoggiarlo, sentenzia l’impossibilità della sua realizzazione.
We decided on a Port.

Joe trova il modo di ribaltare la sua situazione, a differenza di Gordon, non isolandosi e accarezzando un senso di rassegnazione, ma dimostrando, nella sequenza della cena d’affari con Louise Lutherford, di detenere egli stesso il vero potere.
Ecco la vera differenza tra i due: mentre nel caso di Gordon è un evento estemporaneo, potenzialmente mortale poiché minaccia la sua incolumità fisica a determinare di colpo una presa di coscienza, e quindi la forza di riaffermare il potere decisionale, nel caso di Joe gli eventi non devono arrivare troppo in là perché quest’ultimo faccia la sua mossa; una mossa che è nello stesso tempo un’espressione di ribellione alle gerarchie aziendali e una trasgressiva volontà di autoaffermazione, laddove il potere della facoltosa finanziatrice del progetto avrebbe messo i lacci al potente sogno visionario del protagonista. Il vero fallimento, quindi, è proprio questo: smettere di tentare, lasciarsi ammaliare dal gusto agrodolce della rassegnazione e della sconfitta senz’appello, non solo in un progetto ambizioso ma, in generale, nella vita stessa.
You’re the bottle neck.

In conclusione le considerazioni più importanti in merito a “High Planes Hardware” possono essere riassunte nell’importanza della visione come sopravvivenza. Riuscire a immaginare cose ritenute impossibili solo perché non sono ancora sotto i nostri occhi e, soprattutto, la fiducia nella capacità di realizzarle (come nel caso di Gordon) si rivelano una forza fondamentale nel riuscire a vincere, non tanto per l’effettivo raggiungimento di un obiettivo esterno, quanto per la magia di realizzare cose virtuali, campate per aria o non ancora avvenute, grazie soprattutto alla capacità di crederle possibili.
Voto: 8 1/2

A me la festa a casa di Cameron sembra tanto un idea scoppiazzata dalla festa infinita a casa di jesse in BB