
L’arco narrativo dei protagonisti è ripartito in porzioni di racconto pressoché bilanciate tra loro e getta uno sguardo più intimistico e profondo su questi ultimi, mettendone in luce gli aspetti più controversi ed emblematici; per ciò che riguarda Gordon, (un intenso Scott McNairy) prevale una smania di autoaffermazione, imbevuta di una condizione ansiogena dal sapore ancestrale, che egli cerca di combattere aggrappandosi con tutto se stesso alla razionalità oggettiva del calcolo, delle “specifiche” del progetto che sta portando avanti. Purtroppo, anziché alleviare questo continuo senso di frustrazione, ottiene l’effetto contrario per cui la sua emotività soverchiante finisce col portarlo ad allontanarsi sempre più dalla concretezza della vita quotidiana, in un affanno crescente che sembra inghiottire ogni minimo barlume di lucidità.
You act like you don’t understand ‘cos you don’t.

La fragilità umana viene analizzata anche in riferimento alle relazioni —in particolar modo quelle sentimentali. È una leggenda credere troppo a lungo nelle connessioni immobili; piuttosto i rapporti sono caratterizzati da una grande elasticità che, se troppo sollecitata, causa delle smagliature. Così, anche Donna, una figura che era stata ritratta come forte e, francamente, un po’ troppo priva di sbavature per essere credibile, dà cenni di scricchiolamento, lasciando trapelare le sue debolezze. A mio avviso, si tratta del segmento più debole del racconto, poiché viene risolto con un cliché un po’ abusato.

Quello che è cominciato come un banale flirt ben presto è diventato un aspetto importante della narrazione, la quale, attraverso l’espediente sentimentale, ci racconta una trasformazione lenta eppure molto chiara dei due personaggi, in particolare Cameron; dalla ragazzina acerba e disordinata che era, ora appare come una donna sicura di sé e sinceramente innamorata, mentre si reca alla mostra fotografica per convincere il designer — ex amante di Joe — a ideare il case per il pc che anche lei ha contribuito a costruire.
She is tomorrow.

Anche se per pochi fotogrammi, la trasformazione investe anche lui: ed è potente, come potentemente ambigua e dagli echi lynchiani è la scena finale dell’episodio, in cui un Gordon esagitato è impegnato a scavare per trovare il Gigante del titolo. Ad ora pare un mistero, il valore metaforico della sequenza non è molto chiaro: il riferimento potrebbe essere al suo vecchio progetto (o magari al senno perduto?).
In conclusione, il bilancio della puntata è nettamente positivo: la cura degli oggetti di scena, della colonna sonora, dei costumi e della recitazione, oltre che della scrittura risulta in totale accordo con lo stile elegante e ricercato della serie, e ne riconferma la pregevolezza, infondendo nello spettatore la giusta suspense in attesa di scoprire quali saranno le sorti del pc del futuro.
Voto: 9
