
Ma il crescendo non si è di certo arrestato e, pur continuando con gli stessi espedienti narrativi, Orange Is The New Black prosegue in maniera naturale il suo racconto, bilanciando alla perfezione il lato espressamente comico con un retrogusto sempre più amaro.
2×07 – Comic Sans


Nella prima stagione, anche lei (come Poussey) sembrava uno di quei personaggi scritti ad hoc per la battuta, così stereotipata nelle sue movenze da tipa tosta, tutta slang e leggerezza, da non poter riuscire ad emanciparsi dalla macchietta per ottenere una sua pienezza. Non dovrebbe più stupire invece come OITNB stia facendo un lavoro egregio nel prendere ciascun personaggio, con le sue caratteristiche più evidenti, e riempirlo di altre sfaccettature, dando così maggior spessore. Il flashback sulla loro vita prima del carcere non è un semplice spiegare o mostrare il motivo della detenzione: la condanna non è cioè il fulcro del racconto, ma è un modo sintetico ed efficace per capire l’identità di donne che vengono indiscriminatamente mescolate insieme nello stesso luogo e negli stessi abiti, e per ricordare che ognuna è la portatrice di un proprio, singolare vissuto. L’atteggiamento perennemente adolescenziale di Cindy, che non possiede la lungimiranza di Vee, l’intelligenza di Taystee, la lealtà di Suzanne o la caparbietà di Pussey, ci viene mostrato nella sua simpatica crudeltà: una donna incapace di prendersi le sue responsabilità e di allevare una figlia – ma, allo stesso tempo, incapace di riconoscere e accettare le sue enormi lacune. Il dialogo nella notte con Vee, le parole che la donna sceglie di usare (You’ve given up on yourself. You’re a loser), non fanno che completarne il quadro.
Della stessa amarezza si colora anche la vicenda di Phyllis, che ha probabilmente strappato più di qualche lacrima. Lungi dall’essere sentimentalismo a buon mercato, la sua storyline è stata costruita in maniera così lieve e così buffa da aver creato un’immediata affezione verso questa docile ed esile nonnina, immersa ormai irrimediabilmente nel suo mondo e nelle sue illusioni. Magari non sapremo mai chi è Roberta (forse la figlia, che la gentilezza di Piper le ricorda), se è dentro per motivi politici (i secondini diventano “gli irlandesi”) o chi vuole raggiungere tuffandosi nella fredda ed inesistente acqua della cappella, ma il momento dell’uscita dal carcere con la sua voce che chiama negli ultimi istanti Piper/Roberta rimarrà tra i migliori che questa stagione ci ha offerto.
Voto: 9
2×08 – Appropriately Sized Pots

Nel mezzo si stagliano invece le vicende di Piper e di Rosa. A quest’ultima è dedicato il flashback della puntata: la donna, diversamente da Cindy, è sempre emersa per il suo atteggiamento fuori dal coro, scostante e scontroso, senza particolari legami d’amicizia con le altre. Di nuovo, mostrare il passato diventa il racconto di come e perché sia così oggi: la storia della maledizione ha un sapore grottesco, quasi esagerato, ma normalizzato da una resa che ha ben poco di assurdo. La morte di ben due mariti, e il risparmio del terzo che le nega il bacio dopo l’ennesima rapina in banca, sono sì le ragioni del suo cinismo, ma anche la spiegazione di come crolli il suo sprezzante muro con il ragazzino che le siede accanto durante la chemio – il primo ad invertire o annullare finalmente la sua proverbiale maledizione.
Rosa ha fatto della criminalità una sorta di colonna sonora della sua vita: l’avidità, l’adrenalina, la fretta di chiudere un borsone pieno di soldi, non vengono minimamente rimpianti dalla donna, che anche con i giorni contati non si nega l’ultimo colpo ai danni dell’ignara infermiera. È forse, assieme alla storia di Alex, quella con i connotati più concreti: alla base c’è la voglia e la consapevolezza di essere una fuorilegge, ben al di sopra della morale e del senso civico, libera dall’ingenuità di una Cindy o della patologia di una Lorna. Ma al di là dei termini di giusto/sbagliato, che non fanno sicuramente parte della narrazione o riflessione intorno ad OITNB, Rosa è anche l’aggancio per ripensare al sistema interno della prigione. Le viene negata l’operazione che potrebbe forse salvarle la vita e, come Phyllis, anche lei è abbandonata al minimo di cure indispensabili; ciò si lega alla sottotrama che vede Piper come una sorta di infiltrata, incaricata di scovare dove siano finiti quei due milioni di dollari mai spesi per migliorare la loro detenzione. E sebbene i sospetti intorno a Fig, le sue costosissime Louboutin e la campagna da senatore del marito siano sempre più chiari, questo filone rivela davvero molto potenziale che si spera prenda piede al più presto.


Voto episodio: 8
Orange Is The New Black non perde un colpo e difficilmente lo farà prima del finale, soprattutto grazie a ritorni illustri e tante pedine ancora da muovere: come direbbe Vee, “It’s called the long game”.




Bella recensione complimenti. Pensavo una cosa ieri dopo aver visto queste 2 puntate:”ma quante belle serie ci sono in giro se una serie cosi non è neppure nella mia personalissima top ten delle serie ancora in onda?”
Voglio dire ragazzi ci sono i Sons, utopia, HOC,GOT,TWD,The americans, homeland,justified,gomorra,person of interest, boardwalk empire che non si toccano, aggiungici i vari sherlock, doctor who, arrow,scandal, newsroom, hannibal (con good wife che non ho ancora avuto il piacere di vedere), insomma ma quanti prodotti autenticamente interessanti e belli sforna la tv oggi?
La storia di Phyllis tra una risata e l’altra è stata straziante davvero. Lo scherzo che il destino ha fatto a Piper prima concedendole la licenza poi facendola diventare l’oggetto dello scherno di tutte le immates per poi farla soffrire per non aver potuto vedere la nonna prima di morire è stato veramente crudele e ben orchestrato per quanto scontato. Gestite beneissimo le storyline in flashback e mendoza che ritorna poi chicca attesa se ce ne è una.
Soddisfatto di essere un appassionato seriale più che mai in questo momento insomma…
Ciao September e grazie!
il tuo “quesito” (se così si può chiamare) credo sia condiviso da un bel po’ di persone, inclusa me! però per quanto mi riguarda alla tua top ten list cambierei diverse posizioni, a partire da homeland – causa terza stagione, a mio avviso, deludente! – e GoT, di cui non sono una fan sfegatata. Preferisco appunto un prodotto come OITNB che riesce a coniugare intelligentemente moltissimi elementi del drama e della comedy senza scadere quasi mai nello scontato! I processi narrativi che anche tu sottolinei sono esattamente la forza di questa serie corale, dove si avvicendano moltissimi personaggi (aiutati dall’unità spaziale, questo è vero) ma tutti gestiti per bene. Non si sentono cioè le debolezze di minutaggi ridotti o della focalizzazione su alcuni a discapito di altri. Per tutte queste ragioni OITNB nella mia top ten ha un posto speciale – in ex-aequo con the americans in realtà 🙂