
Lo avevamo già notato con gli episodi precedenti: The Strain stava impostando piuttosto positivamente l’impianto narrativo, ma aveva non poche difficoltà nel tratteggiare dei personaggi più approfonditi. Si lavora su questo piano – non sempre in maniera riuscita – e questo dona agli episodi quel qualcosa in più che ci permette di seguire questi due appuntamenti con l’attenzione che meriterebbero.
1×04 It’s Not for Everyone

Se si ignora, quindi, ciò che riguarda Gus, l’episodio scorre abbastanza tranquillamente, soprattutto con la geniale autopsia del capitano appena ucciso. Lo studio di un vampiro morto è una scelta che si avvicina pericolosamente al trash, ma che riesce a sporcarsene solamente le dita; permette però allo spettatore di avvicinarsi con maggior realismo alla materia che, è ormai evidente, si trasformerà in una guerra senza quartiere.

Una delle scelte più azzeccate è quella della confessione di Jim, oppresso dal senso di colpa d’essere stato lui ad aprire le porte dell’inferno e permettere alla malattia la diffusione definitiva; il pugno di Ephraim sembra essere il primo vero momento di vitalità di un personaggio che fino a quell’istante sembrava soffrire di una eccessiva passività. Piuttosto che lanciarsi in una serie di inganni fin troppo prevedibili, la scelta autoriale è quella di mettere le carte in tavola ed iniziare a giocare.
Più circostanziali appaiono le vicende dei quattro sopravvissuti, sempre più destinati a trasformarsi ed uscire di scena; un peccato, perché si sarebbero forse potute sviluppare in maniera più decisa.
Voto: 7
1×05 Runaways

Abraham – ad ora il personaggio più riuscito e con un David Bradley, tanto per ripeterlo, in stato di grazia – conosce quella bestia, il Padrone, da tutta una vita: le scene nel campo di concentramento, la vista del Padrone che viene a nutrirsi delle persone malate in un’esperienza che già di per sé è disumana. Sono piccoli passi avanti, ma indispensabili per cominciare a delineare con più chiarezza dove si stia cercando di andare.

Cosa accadrebbe nella realtà se invece si diffondesse il vampirismo immaginato da del Toro? Gli autori si mostrano estremamente sfiduciati e ce ne vuole a dare loro torto: la prima reazione del CDC è far finta di non vedere nulla e mettersi contro l’unica persona sana di mente che prova in tutti i modi a reagire. Internet, anche a causa del rallentamento avvenuto nello scorso episodio, non può fornire né riparo né diffusione di informazioni e gente con pungiglioni di vari metri che escono dalla bocca non capita di incontrarne tutti i giorni. L’informazione è piegata (lo sfruttare i sopravvissuti al volo per lasciare ai presunti morti il tempo di diffondere il vampirismo), e per assurdo è proprio la diffusione della tecnologia e dei mezzi di comunicazione a scavare la fossa all’uomo.

Anche questo episodio non è chiaramente esente da difetti: le vicende di Nora, come già detto, ma anche la parte di Gabe non è stata gestita benissimo, con la manager che avrebbe visto davvero troppo per non chiamare la polizia. In più alcuni personaggi sono troppo marginali: se Vasiliy dopo aver incontrato il nido di vampiri si sta rendendo sempre più utile e probabilmente intreccerà le sue vicende con quelle di Abraham & Co., è quasi una fastidiosa aggiunta richiamare Edritch Palmer per mostrarlo solo pochi attimi. Dove si sta andando con lui? Le sue vicende si sono concluse con il trasporto del Padrone in America?
Specchio d’argento, sparachiodi modificato: si entra nel vivo dei giochi e gli amanti dell’horror/splatter troveranno pane per i loro denti. Si tratta di un prodotto di intrattenimento che deve ancora calibrare bene le proprie possibilità ma che potrebbe essere indirizzato sul sentiero a lui più congeniale. Come già detto più volte, con una maggiore attenzione nei confronti dei personaggi, The Strain potrebbe seriamente fare lo scatto di qualità.
Voto: 7 ½

E’ più forte di me, The Strain non riesce proprio a coinvolgermi (e, di conseguenza, a piacermi). Sono d’accordo con quanto detto nella recensione sul fatto che oggettivamente ci sia stata una svolta nella serie, entrando così nel vivo dell’azione ma ancora non mi convince. Innanzitutto, se escludiamo David Bradley e forse il nazista, trovo che i personaggi siano stati tratteggiati in maniera non adeguata (sono troppo piatti e stereotipati, non hanno carisma); poi, per essere una serie horror (horror nel vero senso del termine, non The Walking Dead) non c’è ancora sufficiente tensione e pathos (requisiti, per un prodotto del genere, assolutamente indispensabili). Per me The Strain, finora, è uno show deludente (e credo proprio che abbandonerò la visione).
Discreta l’atmosfera e l’effetto visivo delle scene più horror, il che aumenta il rimpianto per quella che ritengo sia un’occasione sprecata.
Infatti, come temevo dopo le prime 2 puntate, si è scaduti, a mio avviso, in una storiella banalotta con personaggi principali che si comportano facendo sempre la cosa più sbagliata possibile, giusto per tirare avanti la trama e personaggi secondari senza davvero spessore.
L’ auspicata svolta c’è stata, ma nulla appare davvero sostenibile. Flashback nel campo di concentramento imbarazzante e banale, gente che non si capisce perchè non chiami la polizia (o comunque chieda aiuto a qualcuno), la famiglia latina che non si capisce proprio a cosa serva, Nora che dopo aver assistito a quanto più impensabile possa aver mai immaginato, si fa prendere dai sensi di colpa perchè non accetta la violenza e se ne va a cercare conforto dalla mamma, senza ovviamente, che so, magari lanciare un allarme, etc.
A mio avviso, da vedere, senza pretese, solo per gli amanti del genere.