Brooklyn Nine-Nine si era confermata fin da subito come una delle novità più interessanti del panorama comedy televisivo dello scorso anno: la sua capacità di far ridere, infatti, era accompagnata da una forte attenzione allo sviluppo dei personaggi, e le speranze per il futuro non potevano che essere più che positive.
Con Undercover, quindi, la creatura di Goor e Schur si trova di fronte alla necessità di soddisfare tali aspettative, dimostrando che la crescita avuta nella seconda parte di stagione non è stata vanificata. Diciamo subito che bastano pochi minuti a togliere ogni dubbio: la freschezza della serie irrompe in scena fin dall’inizio della puntata, facendo ricordare allo spettatore quanto il 99esimo distretto della NYPD gli fosse mancato in questa lunga attesa.
I’ve missed us.
L’episodio si apre – come prevedibile – con la chiusura dell’operazione sotto copertura di Peralta, accompagnandoci, quindi, nel suo ritorno alla vecchia squadra. L’effetto ottenuto, in questo caso, è duplice, poiché se da un lato il tempo passato tra una stagione e l’altra sembra piuttosto lungo, dall’altro il riadattamento al vecchio ambiente risulta immediato: gli autori, infatti, non perdono tempo e non esitano a riproporre le svolte presentate nello scorso season finale. L’evoluzione del rapporto tra Jake e Amy, quindi, non viene affatto messa da parte, andando a costituire il principale filo conduttore della trama della serie – senza dimenticare la questione tra Gina e Boyle; ciò, insomma, garantisce agli spettatori che l’attenzione alla continuity e ai personaggi, che aveva permesso il salto di qualità della prima annata, è stata mantenuta, e che le basi per lo sviluppo di una trama orizzontale sono più che sufficienti.
In the mafia, once you Joel together, you’re bonded for life.
La situazione creatasi in Charges and Specs, comunque, non viene liquidata in pochi minuti, e il tempo trascorso da Jake nella mafia viene sfruttato per la storyline principale dell’episodio, che, tuttavia, non brilla per originalità o eccessiva cura: le soluzioni presentate, infatti, risultano spesso piuttosto banali o forzate, chiarendo fin da subito come l’aspetto poliziesco della serie non sia mai stato tra i suoi punti forti. Le parti più riuscite della storyline di Jake e Boyle, infatti, consistono nelle gag che vedono la loro chimica sfruttare tutto il suo potenziale, grazie ad un’accoppiata che, anche nella scorsa stagione, non ha mai deluso: il loro ritorno insieme, insomma, riesce a risultare ancora fresco e divertente, nonostante la parte dei due sia forse la meno riuscita della puntata.
La storyline secondaria, infatti, gode di maggior efficacia grazie alla genialità e alla follia dei personaggi coinvolti, tra cui spiccano il capitano Holt ed il sergente Jeffords, forti di due interpretazioni che non deludono mai: in qualunque scena siano coinvolti le risate non mancano e il lato comico della serie vede i suoi momenti migliori, sfruttando una serie di soluzioni (come quella, ormai classica, dei flashback in successione) che rischiano di togliere il respiro a causa delle troppe risate. Ciò, tuttavia, non significa che la trama ne risulti compromessa: la storyline in questione, infatti, riesce ad approfondire il personaggio del capitano con cura magistrale, ponendo le basi sia per un’evoluzione futura che per lo sviluppo di un’altra trama stagionale. Si parla, insomma, di una qualità della scrittura che fa ben sperare per il futuro della serie, in un percorso di crescita che non sembra volersi fermare mai.
In ogni caso, la svolta più inaspettata dell’episodio è sicuramente dovuta alla scelta degli autori di approfondire quella che sembrava – in tutto e per tutto – una semplice gag di fine stagione: il rapporto tra Boyle e Gina è qualcosa che in pochi avrebbero scelto di continuare e che risulta, tuttavia, particolarmente interessante. La volontà di Goor e Schur non sembra quella di instaurare una relazione tra i due, ma di smuovere la situazione, avendo così un motivo per togliere i personaggi dalla loro posizione “classica”: è una decisione rischiosa, certo, ma anche ammirevole, poiché garantisce freschezza e varietà a due storyline che, nonostante siano risultate sempre riuscite, avrebbero potuto presto ricadere nel “già visto”. Inoltre, qualsiasi soluzione che avvicini Gina a Hitchcock e Scully – i tre personaggi forse più emblematici della serie – non può che essere applaudita.
Look at that. You helped me find my smile.
Brooklyn Nine-Nine, quindi, torna con un episodio che incarna tutte le qualità dimostrate finora nella prima stagione; non si tratta certo del punto più alto raggiunto dalla serie, ma si può dire che le aspettative e le attese sono state pienamente ripagate. La comedy di Goor e Schur si conferma un prodotto fresco, folle ed intelligente, grazie ad una scrittura sempre riuscita ed un cast immenso, la cui alchimia cresce con l’avanzare della serie.
Quello che lo spettatore prova alla visione della puntata può essere benissimo riassunto dalle tre parole pronunciate in una delle ultime scene da un marmoreo, conciso eppure stranamente emotivo capitano Holt: “We missed you“.
Bella recensione!
Premiere molto divertente: Terry è il numero 1 assoluto, mi ha ammazzato in qualsiasi scena in questo episodio, anche se la gag che più in assoluto mi ha fatto morire dal ridere è stata quella di Boyle e Santiago vestiti uguali.
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Bella recensione!
Premiere molto divertente: Terry è il numero 1 assoluto, mi ha ammazzato in qualsiasi scena in questo episodio, anche se la gag che più in assoluto mi ha fatto morire dal ridere è stata quella di Boyle e Santiago vestiti uguali.