
I hate soldiers! Don’t you hate soldiers?

Le sequenze iniziali sono perfette per centrare il punto dell’intero episodio: qual è il vero grande amore di Clara? Quali sono le complicazioni che una doppia vita così frenetica può comportare?
La ragazza è evidentemente sopraffatta dagli eventi – come dimostra l’attacco di panico che ha davanti allo specchio – ma è anche vero che non riesce a rinunciare a nessuna cosa che la circonda, drogata com’è del bene che vuole ad entrambi gli uomini della sua vita.

In questo modo si rafforza ancora di più la sua figura di “terzo incomodo” nelle coppie che si sono susseguite nel corso degli anni: lui è infatti sempre lì a mettere in dubbio le sensazioni amorose della companion di turno.
Who neverminds a P.I. teacher?

Il distacco che il Dottore prova verso i soldati, che sappiamo venire da molto lontano, non lo rende capace di capire che Pink possa insegnare una materia complicata come la matematica: questo può essere inteso anche come un moto di gelosia e forse anche di ammonimento verso Clara, che si innamora di qualcuno capace di uccidere altre persone, proprio come il Dottore stesso – sappiamo bene il fardello che si porta dietro e quel “Am I a good man?” che non ha ancora ricevuto una risposta ben precisa.

Fatto sta che il Dottore e Danny sembrano esattamente agli antipodi, con Clara nel mezzo e con enormi difficoltà a scegliere da che parte stare.
“Do you love him?”
“Not in that way.”

Il dialogo che hanno Danny e Clara, guardando una Londra notturna, è quello che hanno fatto praticamente tutte le compagne precedenti quando c’era di mezzo un altro uomo. È inevitabile che ci si domandi che sorta di legame ci sia tra la ragazza in questione e il Time Lord: è un rapporto che ha sempre vissuto sul filo dell’ambiguità e che fa inevitabilmente scattare la gelosia nel “tradito” di turno.

The Caretaker quindi ci fa capire che il Dottore non è solo impegnato a tenere pulito e in ordine l’Universo, ma che si prende cura anche della sua compagna di turno, che è forse la cosa più cara che ha in questo momento. Nonostante tutti questi sforzi, tuttavia, la sua figura è talmente ingombrante che, anche non volendo, finisce per entrare in conflitto con i sentimenti e i rapporti che la companion di turno ha quotidianamente.
Il finale ci riporta a quel mistero che ci accompagna già da qualche settimana: cos’è veramente quel Paradiso dove finiscono i morti delle varie puntate?
Questo e l’inserimento di Danny a tutti gli effetti nelle avventure del Dottore saranno di certo la colonna portante della seconda metà di stagione.
Voto: 7 ½

Concordo con la recensione e con il voto. Mi soffermo solo sulla questione del Dottore che non riconosce la somiglianza fra Orson Pink e Danny: questo Dodicesimo Dottore è il più “alieno” di quelli visti in New Who, e per questo sembra avere difficoltà a riconoscere le caratteristiche fisiche degli umani -un po’ come per noi sarebbe difficile distinguere due leoni e due formiche. Per esempio è convito che Clara sia anziana e che appaia appunto come una sua coetanea, oppure quanto nella premiere non riusciva a distinguere Strax da Clara e invece capisce al volo che il Dinosauro è una lei.
Premessa: dell’era Tennant ho visto solo degli episodi sparsi, mentre la mia visione costante nonché enorme passione per la serie ha avuto inizio con il primo episodio dell’era Smith, il quale è, pertanto, il MIO Dottore (per non parlare del fatto che ha dalla sua anche un motivo musicale eccezionale).
Ora andiamo a commentare The Caretaker. Secondo me si tratta di un altro bellissimo episodio di Doctor Who, una serie che riesce a divertirmi e a coinvolgermi anche nelle puntate che verrebbero normalmente considerate come dei meri riempitivi fra un tassello di trama orizzontale e l’altro. Questo Dottore è molto diverso da quelli a cui ci eravamo abituati (oltre a essere un protagonista molto diverso da quelli a cui Moffat ci ha fatto abituare nelle sue serie, fisicamente e anagraficamente parlando) e devo dire che il primo impatto non è stato dei migliori: il gigioneggiare strambo di Matt Smith è inevitabilmente destinato a conquistare subito il cuore dello spettatore, mentre la compostezza e l’apparente freddezza di Peter Capaldi è quasi una corazza da penetrare di episodio in episodio e per quanto mi riguarda è proprio quello che sta accadendo. Più si va avanti, più mi sento coinvolto nelle sue vicende, nella sua arroganza, nei suoi dubbi. Con questo episodio si entra, come avete giustamente fatto notare voi, in una fase nuova del rapporto fra Clara e Twelve, che diventa a tutti gli effetti un padre geloso nei confronti dell’unica figlia in procinto di ammogliarsi. Se, da un lato, dunque, viene meno la componente di flirting che aveva caratterizzato altre fasi della serie, dall’altra non vorrei che Clara e Pink insieme finiscano per ricordare un po’ troppo Amelia e Rory (non come individualità separate, sia chiaro, ma proprio per il fatto di essere una coppia coinvolta con i viaggi del Dottore). Sono davvero curioso di vedere come se l’è giocata il Moff questa volta.
P.S.: quando Capaldi dice a Clara “Deep Cover…Deep Cover…” mi sono piegato in due dalle risate. XD
Puntata molto bella che continua a confermare la maturità e la potenza narrativa di questa stagione. Anche nei momenti più leggeri ci sono piccoli segnali e rimandi alla trama orizzontale, così come ogni questione legata alla trama orizzontale trova perfetta aderenza in quella verticale. In questo episodio come negli altri. Il mistero ipermoffattiano dell’aldilà è coinvolgente e giustamente non invadente.
Capaldi è bravissimo a recitare questa parte, ma la protagonista di questa stagione è Clara, e la Coleman è bravissima a fare di questa responsabilità una qualità unica di questa stagione.
Siamo a metà e finora è tutto meraviglioso.
Concordo. Come ha dichiarato Moffat, “Clara is the main character in Series 8” e si vede. E la Coleman anche questa volta è all’altezza.
Verissimo. Clara è sicuramente la protagonista, anche perchè questo Twelve è talmente diverso da Eleven da essere proprio un nuovo personaggio, mentre lei c’è già da una stagione e mezza.
Sono proprio curioso di vederla gestire i due uomini assieme, adesso.