Dopo un inizio di stagione che nessuno si sarebbe immaginato così stanco e trattenuto, gli ultimi due appuntamenti con Scandal ci hanno portato al passato, riproponendo le caratteristiche storiche della serie – quelle preferite da noi fan famelici di intrecci complottistico-amoroso-politici.
Per chi non è alla ricerca di un realismo, men che meno di stampo scandaliano, ed anzi lo rifiuta con tutte le sue forze, Like Father, Like Daughter e The Key sono pane per i suoi denti.
4×04 Like Father, Like Daughter
La puntata quattro fa emergere entrambe le identità di un recensore anche fan della serie: da una parte il primo si compiace dell’andamento dell’episodio, tutto in salita fino alla confessione finale, che spalanca il portone di una nuova ed interessante storyline; dall’altra lo spettatore appassionato rimane deluso dal poco tempo dedicato ai rapporti umani sia tra Liv ed il Presidente, che tra la first family e la giovane Karen Grant.
Il grande pregio dell’episodio quattro è stato quello di riportare l’attenzione sulla famiglia presidenziale, senza venir improvvisamente meno alla costruzione procedurale con cui era stata avviata la stagione. Il passaggio è stato graduale ma efficacissimo, riuscendo a riportare la Olivia gladiatore direttamente nello studio ovale. Anche il tema di fondo di Like Father, Like Daughter ha collegato in modo organico tutti i segmenti in cui era divisa la 4×04: si parla ancora dell’eterna lotta tra l’essere e l’apparire, con un epilogo tutt’altro che positivo. Non importa che Karen abbia avuto rapporti con sconosciuti sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, i piani alti della Casa Bianca non vogliono che sia reso pubblico; la coppia che possiede il sex tape abbandona il suo piano quando Olivia li minaccia di svelare il ricatto alla stampa e farli diventare i più odiati d’America; Tom Larsen tradisce Jake perché la verità non venga a galla. Tutti questi casi sono collegati dalla volontà di preservare la reputazione dei soggetti coinvolti, pensando solo alle apparenze. Questa critica, neanche troppo velata, è messa in evidenza dal titolo dell’episodio, che richiama ancora una volta gli sforzi della famiglia Grant per nascondere il loro vero io a favore dell’immagine giusta al momento giusto.
Mentre questo traghettamento verso il futuro sembra andare a gonfie vele, rimaniamo con l’amaro in bocca a causa degli incontri poveri di contenuto di Olivia e Fitz e di Mr. e Ms. Grant con la loro figlia. Dal primo ci si aspettava molto di più: quello che doveva essere un grande riavvicinamento è stato un incontro molto più carico di tensione sessuale che emotiva. Il Presidente, uomo distrutto dopo la perdita sia del figlio che dell’amore della sua vita, sembra essersi dimenticato del passato recente e spende poche parole in quella che risulta a metà tra un’ammonizione e una preghiera. Dall’altro lato Liv non dà spiegazioni e non si concede al cento per cento, rimandando ad un futuro prossimo un confronto risolutivo – almeno per il momento – che ci dovrà essere. Il tira e molla amoroso tra i due sta iniziando a stancare, almeno in questa forma poco creativa ed ormai ripetuta all’infinito. Anche il confronto con Karen ha deluso, soprattutto per la poca empatia tra i personaggi – che però risulta verosimile poiché frutto di loro rapporti quasi inesistenti.
4×05 The Key
Anche la quinta puntata è interessantissima, non tanto per gli sviluppi del plot, quanto per lo spazio dedicato alle reazioni umane. Il tema principale di Like Father, Like Daughter viene ripeso ed in un certo modo approfondito nel lungo dialogo tra Fitz e Mellie nel finale. La First Lady è diventata un’estranea agli occhi del marito, che non la riconosce più sia per i suoi atteggiamenti – vediamo una drunk Mellie, una smelly Melly, una angry Melly ed anche una crazy Melly – sia per le deliranti parole che riesce a pronunciare, dettate da un dolore tale da farle perdere il lume della ragione. Anche in questo caso le apparenze contano più della sostanza, tanto che Mellie si sente sollevata dal fatto che la morte del figlio abbia assicurato la rielezione del Presidente in uscita, tralasciando l’immenso dolore che ha finito per smembrare quella famiglia già in crisi. Il giovane Jerry diventa un soldato, morto per la sua patria, per la sua gente e per il suo Presidente, senza però volerlo fare. Per dare un senso alla perdita, Mellie fa diventare suo figlio un eroe di guerra, un martire che però non voleva neanche combattere una guerra che non era la sua. Il concetto “mio figlio è morto e soffro, ma lo ha fatto in guerra, allora va bene” appartiene molto alla cultura americana e seppur possa sembrare un ragionamento nobile e nobilitante, vederlo messo in scena acquista un risvolto molto negativo, sostenuto dalla reazione di Fitz, che, incredulo alle parole della moglie, interviene e reagisce, disconoscendo quasi il ruolo materno di Mellie (“Then get the hell out of my officeand never mention my son to me ever again”) e prendendo atto di uno strappo difficilmente recuperabile.
La storyline di Jake procede a piccolissimi passi, ma va bene, perché tutta l’attenzione deve essere ancora concentrata sul lutto e sulle sue conseguenze sui personaggi. In questo momento tutti soffrono per la mancanza di qualcuno: i Grant per la morte del figlio, Cyrus per quella del marito, Huck per il rapporto negato con Javi, Olivia per l’allontanamento ed il presunto tradimento di Jake. Questo è il prezzo per delle libere e giuste elezioni – come già ci anticipava il finale della terza stagione; questa è la chiave di tutto – come invece suggerisce questa puntata.
Scandal si sta scaldando, rientrando in quel vortice di avvenimenti e colpi di scena che ci ha fatto amare questa serie. Mentre Olivia e Jake hanno definitivamente disfatto le loro valigie, noi, con Like Father, Like Daughter e The Key, le abbiamo preparate per un lungo viaggio che ci porterà verso un epilogo ancora non immaginabile, ma che cambierà tutti gli equilibri a fatica costruiti fino ad ora.
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