
L’ultimo atto della tragedia ideata da Kurt Sutter è cominciato con tre episodi che è giusto definire disorientanti, soprattutto perché sono stati pensati per scardinare buona parte dei presupposti fondanti del racconto: Jax Teller e la vision sul futuro della sua (credo ormai giusto definirla così) famiglia.
La scorsa stagione ha raccontato, almeno fino al penultimo episodio, come ci fosse ben poco a fermare il Pres verso il compimento cieco delle sue idee – così da provare, implicitamente, di non essere né JT né Clay. Quello che Jax aveva inaugurato come il suo lungo, privato e sofferto percorso di rivalità con la figura paterna, di rinuncia al suo ruolo di figlio, si era abbattuto in maniera inevitabile sull’altra sua famiglia, quella carnale, diretta, quella che arrivava a reclamare la sua esistenza nelle azioni, altrettanto cieche e determinate, di Tara e nelle parole memorabili della Patterson: You’re a Husband… and a Father… and a Man… before all of this. Con la morte della sua donna, rimane un Jax ridotto ai minimi termini, cioè non più marito e soprattutto non più uomo – come sembra per il momento dimostrare la sua sete di vendetta; i ruoli che gli restano addosso e con cui (non a caso) deve chiudere il suo viaggio sono esattamente quelli di Padre e di Figlio.
Feels lazy to me. Dropping off your kids for strangers to raise. But I know it’s what you’d want.

Gemma forza suo figlio a rimanere Figlio: eliminata la rivalità paterna, non può che sopravvivere il legame primigenio, originario, il legame che dona la vita. Il gesto della Old Lady contro Tara, che appare in questi termini contro natura, non ne sancisce infatti la vittoria ma ne certifica la solitudine, l’isolamento, poiché la Madre vuole essere una ed una sola. E in un certo senso è così che inizia il dialogo tra le due: le parole e la comprensione che non potevano avere luogo prima, in vita, ma possono esistere solo adesso, nella sola mente di Gemma che rende il tutto un unico, agghiacciante monologo.
Club has got to know that. Doesn’t seem fair.
Grazie ad un gesto totalmente non premeditato, Gemma ha eliminato colei che considerava la variabile ingestibile, la vera rivale, il pericolo di essere declassata dal suo piedistallo. Ora quindi dovrebbe avere nelle sue mani il controllo che ha bramato per anni: ma ecco che invece di ottenere l’equilibrio che aveva sempre immaginato per la sua grande famiglia, ha come risultato l’apertura del vaso di Pandora e dei mostri tenuti a bada al suo interno, la disgregazione di qualsiasi logica, la perdita del senno, la lungimiranza che viene rimpiazzata dalla sola violenza. Non per nulla, i discorsi di Gemma vengono costruiti parallelamente al flusso di coscienza di Juice, di cui non è ancora chiaro l’interlocutore (Chibs? Clay?). È certo però che dalle poche parole emergono la grande fragilità di un figlio perso, il senso di vuoto rappresentato dalla cacciata dal nido, dall’MC, e quindi la crescita dell’ossessione verso quel mondo che lo ha abbandonato, rigettato. Le menti, i pensieri e quindi le azioni di Gemma e Juice sono dipendenti tra loro: il segreto che condividono li ha legati indissolubilmente, portando all’instaurazione di un nuovo, perverso e disturbante rapporto Madre/Figlio.
Damn, Grandma’s kind of crazy.

Il “buon” pastore si rivela infatti essere una pedina fondamentale nei giochi di August Marks e i Sons sono costretti, all’insaputa di tutti, a rimediare ai loro stessi errori; e per aiutare le pecorelle smarrite torna, per la nostra gioia e soprattutto per quella di Tig, Venus, cioè Walton Goggins, cioè l’angelo mandato tra gli uomini per portare non solo la luce, ma uno dei momenti insieme più dolci e più creepy dell’intera serie. Il loro bellissimo bacio si piazza però solo al secondo posto in una scala da zero a dieci di inquietante-Sutter: sul podio stravince Courtney Love nei panni di un’eterea maestra di scuola che può tranquillamente definire Gemma “pazza”. Non c’è ruolo, parola, nome che non venga plasmato e ribaltato in Sons of Anarchy e soprattutto in quest’ultima stagione, dove sembra che ogni singolo frammento di normalità debba cadere a pezzi ad ogni livello, da ogni punto di vista.

Semi-citando, si potrebbe dire che l’intento di Sutter finora era di costruire per poi distruggere. Rasi praticamente al suolo il Diosa ed ogni parvenza d’innocenza nel mondo di Charming, non resta che la lotta tra i colpevoli: non resta cioè che assistere alla seconda, devastante parte.
Voto: 8,5



recensione stupenda di una puntata stupenda.
bravo Sutter. non ci deludi mai. adesso attendiamo l’atteggiamento di Nero, che secondo me, sarà il personaggio determinante da qui in avanti.
Sara, ti piacciono i Sons e scrivi da Dio! 😉
Sara, mi vuoi sposare? 😀
Se mi hai anche perdonato lo strafalcione sulla sceriffa (ho scritto il nome dell’attrice invece che del personaggio) direi che si può fare 😉
Comunque grazie e concordo anche sull’imminente centralità di Nero! Secondo me sarà uno dei canali fondamentali per rivelare la colpevolezza di Gemma. Ma staremo a vedere! Non si può mai prevedere nulla con i Sons 🙂
Recensione straordinaria. Citando una canzone degli Editors, “an end has a start”, e questa puntata apre la fine della straordinaria storia dei Sons.
Vorrei aggiungere che secondo me Wendy sarà determinante quanto Nero per quanto riguarda la questione di Gemma.
Ancora complimenti per la recensione
Ecco che i prodromi del massacro iniziano a delinearsi…
Ho avuto l’impressione che la debolezza di Juice sarà la sua condanna, proprio da parte di Gemma, in un altro, estremo suo tentativo di autoconservazione..me lo aspetterei da Sutter.
Anche io ritengo che Nero giocherà un ruolo primario, con la parte razionale e pacifica vinta dagli eventi e dal suo stesso retaggio, la conclusione di una discesa agli inferi iniziata, guarda caso, proprio dall’incontro con i Sons.
Non c’è speranza, non c’è possibilità di redenzione insomma per chi incrocia il cammino di Jax.
Goggins superlativo come sempre ma, questo, si sa….
Per ora il miglior episodio della stagione. Si sentiva il bisogno di far emergere la parte zarra, tamarra e scherzosa, quindi ben vengano i siparietti di Walton Goggins e Tig.
Molto bene la gestione del personaggio di Juice, Nero decisivo per quanto concerne la linea narrativa Sons-Gang Rivali- Marks.
In realtà stiamo solo aspettando il momento della “rivelazione”
Sono molto d’accordo con ciò che scrivi Sara.
Oltre che a spiazzarmi, i primi episodi mi avevano proprio deluso: non ritrovavo più le coordinate della narrazione di Sutter che conoscevo.
Capisco l’idea di voler rendere un Jax “matto e disperatissimo” proiettato verso un nichilismo senza ritorno, ma mi è sembrato che anche la serie seguisse quel concetto, creando situazioni francamente incredibili, nel senso che non si capiva bene dove avfebbero portato.
Paradossalmente, con questo episodio mi pare si rimetta un po’ di ordine e si ritrovi una linearità nel racconto. Per una serie complessa e ricca di sfumature come SoA, mi pareva necessario.
Bene così, finalmente ho ritrovato il Sutter che ho imparato ad amare ed adorare in questi anni.
E se penso che abbiamo ancora i mayans, marks e jury fuori da tutto questo casino e soprattuto la verità sulla morte di tara sinceramente mi manca il fiato…
puntata mozzafiato, di quelle da ricordare…e se sutter dice che la settima sarà “la puntata” non oso immaginare…non oso immaginare…