Dopo molto più di un anno, torna il magnetismo di Gillian Anderson e torna finalmente The Fall, con la sua lenta e progressiva discesa negli abissi dell’animo di una detective e di un serial killer.
Torna il ritmo cadenzato e irregolare delle scene, la partitura musicale del silenzio che ci accompagna mentre osserviamo la quotidianità di Stella Gibson e Paul Spector. Il sempre impeccabile montaggio torna a mettere in collegamento le storie di due esistenze tanto antitetiche quanto simili, con una premiere che conferma lo stile della serie e si limita a ricostruire il set della nuova “discesa” che i due personaggi si preparano ad affrontare.
The killer dehumanies his victims. Let’s do the opposite. Let’s keep them alive.
Proprio questo costituisce l’unico limite di questo episodio, che riprende la narrazione 10 giorni dopo il primo contatto (telefonico) tra i due protagonisti, ma necessita di far ripartire il racconto, con elementi che iniziano a costruire sul serio la storia solo sul finale. Del resto, il cooling off period (come lo definisce Stella) è finito per Paul e l’assassino si appresta a fare il suo ritorno a Belfast per colpire ancora. A scandire la narrazione in questa puntata, ci sono infatti solo le vittime intorno alle quali i personaggi ruotano: la sopravvissuta (inizio), la sorella della vittima (centro), l’ex-ragazza del killer (finale). Sul loro corpo e, soprattutto, sulla loro personalità si sviscera il nucleo tematico dell’episodio: se Paul tenta di strapparne via l’identità, riducendo le donne a bambole, a feticcio, Stella cerca invece di salvarla, mantenendola in vita anche quando il corpo non lo è più.
I look the same. The same I did before. But I’m not the same.
In comune, i due hanno una fascinazione verso l’ignoto dell’animo umano, che entrambi scrutano negli altri per scrutare dentro se stessi, per cercare di carpire, afferrare e maneggiare ciò che si nasconde dietro plurime identità, corpi e vite infelici intrappolate in una spenta quotidianità fatta di soffocante immobilità. È un gioco di specchi (numerosissimi in questa puntata), di travestimenti (Stella nella sua uniforme “meno” femminile, Paul che sul finale diventa Peter), di immedesimazione nell’altro (Stella che, nell’entrare sulla scena del crimine, ripercorre le tracce lasciate dal killer), di continua metamorfosi in questo percorso vietato che conduce all’oscuro, punito dal mondo che circonda i due protagonisti, il quale sbatte, per motivi diversi, entrambi sul giornale.
But then the deviant fantasies starts to kick in. And the pressure starts to build.
Stella è sotto accusa per il suo affair con James Olson, Paul ovviamente per le sue vittime. Il mondo esterno non sembra però riconoscerli in quella che è la loro “deviazione” dall’identità che offrono superficialmente: Stella deve continuamente affrontare occhi increduli che non credono a ciò che ha fatto; Paul, invece, non viene nemmeno riconosciuto nel ritratto sul giornale anche quando la somiglianza è (più che) evidente. Eppure, i loro corpi sono pregni di tensione, magnetismo, energia che non sa come venir fuori, a tal punto i graffi inflitti da Stella sul corpo di Olson acquistano una sinistra affinità con il modo di infierire di Paul sui corpi delle sue vittime. Non è un caso che, sul finale, il racconto di Stella sia messo in relazione nel montaggio all’ingresso dell’uomo in casa della sua ex-fidanzata, come appunto di nuovo a rimarcare la simile discesa di entrambi verso l’abisso della propria anima.
I worry because there is a number of victims. Sarah’s lost her identity a bit.
È un mondo crudele quello reale, che consegna all’oblio non solo chi è morto ma anche chi è vivo, soggiogato da un gioco di potere che vede il più forte (o mediatico, come dimostra la differenza di trattamento subito tra il padre e la sorella di Alice Munroe) prevalere sul più debole. Per questo, l’unica scappatoia è verso i territori del caos e del male, in un continuo gioco erotico sospeso tra fascinazione e rifiuto, come si vede nella riuscitissima sequenza dell’incontro tra Paul e l’ex-babysitter dei suoi figli, la quale finisce per baciare l’uomo proprio forse per quell’aura di malvagità che improvvisamente egli ha acquistato di fronte ai suoi occhi. The Fall, insomma, è pronto per ripartire per la sua seconda e (scommettiamo) più torbida discesa, sullo sfondo di una buia, grigia, malsana e spaventosa Belfast, di cui però i due protagonisti non hanno paura (come mostra l’impeccabile aplomb con cui Stella mette al loro posto i criminali di strada).
Questo primo episodio ha solo il difetto di non offrirci grandi cambiamenti, ma di darci l’idea di ripartire nuovamente dall’inizio, proprio come un assassino che decide di reiterare il proprio crimine partendo dal pedinamento della sua nuova vittima. Per il resto, le qualità della serie si riconfermano in grande stile, con due attori come Gillian Anderson e Jamie Dornan in stato di grazia e una sceneggiatura sempre attentissima ai dettagli (che, del resto, in una serie quasi anti-narrativa costituiscono l’elemento principale). Un buon inizio, dunque, per uno show da cui ci attendiamo grandi cose e che soprattutto arrivi ad osare ancora di più di quello che ha già fatto.
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