
C’è una cosa che contraddistingue nettamente questa serie da molte altre ben più blasonate: la scrittura. Le varie sceneggiature che si susseguono, episodio dopo episodio, non sono mai lasciate al caso, ma mostrano un approfondimento ed un realismo che cercano di rimanere ben ancorati alla realtà o almeno al verosimile spinto. È questa la ragione per cui ogni puntata di questa serie può virtualmente aprire ad un largo ventaglio di possibilità di analisi, proprio per l’attitudine autoriale di parlare del mondo e con il mondo.
6×08 Red Zone

L’idea di essere definita egoista e presuntuosa è qualcosa che sente ben lontano da sé ed è un pensiero che l’assilla, e che diventa la base del suo coinvolgimento nella vicenda dello stupro o della decisione di servire alla mensa per poveri, trasformando questo suo scatto di umanità in un errore politico. Più che il proprio elettorato potenziale, Alicia deve convincere sé stessa di non essere quella donna presuntuosa ed egoista – deve chiedere conferma anche a Finn, l’unica persona con la quale si permette di scendere nel campo più personale –, e per farlo deve iniziare a sporcarsi, ad entrare nel meccanismo più becero della politica.

Alicia prosegue il suo percorso sulla via politica ed è sempre più distante dal proprio studio e dai suoi soci: Cary è in acque sempre più turbolente, le accuse contro di lui non solo si fanno più concrete, ma pesano ancora di più proprio per la fallimentare relazione con Kalinda. I due sono su piani differenti e cercano dal loro rapporto cose ben distinte, ed è proprio Cary a subirne i contraccolpi peggiori; Kalinda è invece impegnata a schivare Lemond Bishop e le sue pretese sempre meno discrete.
Eccoci, quindi, di fronte ad un altro ottimo episodio che mantiene alta la barra della qualità. Non che difetti non ci siano: sia la facilità con cui il focus group cambia opinione su Alicia – ma forse siamo noi italiani ad avere un occhio estremamente cinico nei confronti dei politici – che la debolezza del caso procedurale (sembra piuttosto buttato via, quando poteva offrire qualcosa in più, foss’anche solo per i dubbi che gli autori sembrano voler instillarci sulla veridicità o meno dell’accusa) non permettono a quest’episodio di mantenere un equilibrio perfetto.
Voto: 7 ½
6×09 Sticky Content
Ritornano i coniugi King in cabina di scrittura e si vede: questo nono episodio è tra i migliori di questo inizio di stagione e prepara il grande salto per la fase più concitata e complessa delle varie trame messe in campo.

L’idea che Prady voglia solo scombussolare la testa di Alicia, approfittando della sua inesperienza, viene ulteriormente alimentata da quella scatola contenente i “segreti” scoperti sulla donna, in particolare l’ennesimo tradimento di Peter. Ancora una volta questo episodio avrebbe avuto la metà del suo fascino se non ci fosse stata la Margulies a dominare la scena con dei passaggi repentini e precisi da un’espressione all’altra: la rabbia nel vedere quelle fotografie, la falsità della sua immagine nell’intervista con il marito e poi la furia nel mettere Peter al proprio posto in macchina sono possibili grazie ad un’interpretazione superba e precisa a cui la Margulies ci sta sempre più abituando (e ricordiamo anche come riesca a convincerci dell’incapacità di Alicia a recitare… un cortocircuito efficacissimo).

Non è chiaro il motivo per cui i King ci abbiano voluto mostrare sin da subito come le accuse di relazione tra Peter e Ramona fossero reali, ma probabilmente non hanno intenzione di spegnere il problema sul nascere. Torna, invece, il tema di internet e della manipolazione dell’immagine pubblica con una divertente costruzione dei video da utilizzare per impietosire l’elettorato potenziale: ecco Prady e la vicenda del padre, ecco la musica irlandese come sottofondo per la morte di Will, che ormai passa da dramma a elemento da sfruttare politicamente, privato – ma non per Alicia – della forza emotiva che si trascinava dietro lo scorso anno. E stavolta la Florrick non si tira indietro, ma si immerge con consapevolezza, sempre più convinta all’interno dell’agone politico.
Voto: 8 ½
Siamo solo al nono episodio di una lunga annata, ma confermiamo sempre più l’opinione che anche quest’anno non ci sia niente da temere per la qualità di questa serie che si mantiene molto alta. Scivoloni o errori sono giustificabili e probabilmente inevitabili, ma servono solo a mostrare con maggiore convinzione come altri aspetti della scrittura della serie siano efficaci e riusciti. E, per nostra fortuna, la domenica sera ha almeno una certezza.
Nota: per rimanere sempre aggiornati sulle novità della serie, visitate la pagina facebook The Good Wife Italia.

Per me rivedere il mio adorato Niles (alias Prady) di Frasier è stato un tuffo al cuore.
Spero giochi davvero pulito perché mi farebbe molto male che fosse un mascalzone.
Secondo me il focus group che cambia opinione così facilmente non è poi così lontano dalla realtà. Ce ne accorgiamo anche in Italia: basta che un politico fa un discorso come si deve e già tutti pronti a rivotarlo come se niente fosse!