A cinque puntate dal finale, sarebbe poco realistico sperare ancora che Freak Show si trasformi nel progetto che sarebbe dovuto essere.
Questa stagione è diventata quasi una contraddizione in termini, primo perché horror – come ci suggerisce il titolo – non lo è mai stato e poi perché lo show ha messo raramente in relazione il mondo freak con quello normale, facendo risaltare poco la stranezza – o la sua mancanza – dei mondi dentro e fuori dal tendone. Oltre ad una serie di decisioni che hanno portato ad un impoverimento dell’universo freak, declassandolo a semplice ed infelice vita comune – o forse era proprio questo l’intento dei creatori –, Freak Show non è stato neanche capace di dare una forma degna a questo universo, che, arrivati all’ottava puntata, sembra ancora abbozzato e comunque incompleto.
Blood Bath, ancora più delle puntate precedenti, ci racconta una storia che vede le malformazioni dei protagonisti non tanto dentro e fuori di loro, ma solo nella loro testa. Labrama di notorietà, vendetta, potere, normalità è slegata dal fatto che i protagonisti delle vicende siano freak, rendendo superflue le loro deformazioni fisiche. Una storia del genere sarebbe stata “credibile” anche senza donne barbute, mani a forma di chela o gemelle siamesi; allora perché inserire senza utilizzare al massimo queste caratteristiche, anche per lo sviluppo delle trama? La storyline principale, ma anche quelle secondarie, delle stagioni precedenti erano fortemente influenzate dalle caratteristiche proprie dei protagonisti; ora invece la natura freak dei personaggi sembra la scusa che giustifica tutta l’attenzione posta su di loro e non il motore che fa andare avanti lo show. Questa critica potrebbe sembrare inutile, ma al contrario punta ad individuare uno dei difetti principali di tutta la stagione: la mancanza di un collegamento forte e coerente che parta dall’inizio ed arrivi alla fine del racconto.
L’introduzione delle malformità ha fatto deviare il racconto su strade meno lineari e definite rispetto a quanto si sarebbe potuto fare non mettendo in scena queste caratteristiche – raccontate comunque in modo assolutamente superficiale, come abbiamo potuto vedere nella puntata di Halloween. La trama non è riuscita ad emergere e non lo ha fatto neanche questa volta, oscurata da un continuo cambio di rotta che ha confuso lo spettatore. Anche in questo episodio non capiamo dove si voglia andare a parare e quali azioni siano da considerare cause o conseguenze di altro.
Dispiace vedere tutta questa confusione narrativa sullo schermo, che inevitabilmente sovrasta ogni altro buon elemento di Freak Show. Per poterne dare un senso si dovrebbe pensare ad American Horror Story 4 come a segmenti autonomi, dividere le puntate in compartimenti stagni, perfetti da soli, ma non altrettanto efficaci se collegati gli uni agli altri. I cinque minuti in cui si sviluppa la scena sanno raccontare nel modo giusto quella porzione di storia – grazie al grande background costruito dagli autori ed alla bravura del cast con Jessica Lange e Frances Conroy in testa –, che però non si collega al resto in modo efficace.
Blood Bath, analizzato sotto questo punto di vista, acquista diversi punti: la scena iniziale, con una Gloria distrutta a causa del figlio, se considerata indipendente dal resto risulta perfetta, così come lo sfogo di Elsa accusata dell’omicidio di Ma Petite. Anche il flashback in italiano, se estrapolato dal contesto, funziona, ma inserito nel quadro globale (che è giusto prendere in considerazione) perde molta della sua potenza. Elsa è diventata un Pinocchio moderno, (ri)portata in vita da un falegname/artista che la fa (ri)vivere; possiamo leggere la sua storia come un viaggio alla conquista dell’umanità perduta – o mai avuta. Questo concetto però viene appena accennato per poi lasciare il posto alla messa in scena del suicidio di Ethel, al suo funerale, al dolore di Jimmy.
La storyline che vede protagonista Dandy è altrettanto superficiale e narrata in modo frettoloso: le motivazioni della sua sete di sangue sono relegate ad un insulso flashback e l’evoluzione di questa ossessione, che sfocia nel bagno a fine puntata, non è raccontata, mettendoci davanti solo alle conseguenze. È chiaro che una scelta del genere risulti solo sensazionalistica e ad effetto, se a monte non c’è una costruzione adeguata del personaggio. Anche in questo caso, se l’omicidio fosse indipendente dal resto, la scena risulterebbe buona, ma, inserito in un percorso che va avanti da più di due mesi, non può essere accettato.
Blood Bath non migliora il destino di Freak Show, ma ci mostra solo le capacità artistiche di Ryan Murphy e quelle attoriali del suo cast, unico fattore che consente a questa stagione di essere vista.
Sono assolutamente d’accordo con l’articolo… Più che livello narrativo ciò che colpisce è il livello attoriale superbo primi fra tutti jessica lange e il personaggio di Dandy perfetto psicopatico dalla natura fragile e sensibile..Per il resto trama un po’ confusa con troppe sottotrame a volte non risolte che fanno perdere il filo allo spettatore
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Sono assolutamente d’accordo con l’articolo… Più che livello narrativo ciò che colpisce è il livello attoriale superbo primi fra tutti jessica lange e il personaggio di Dandy perfetto psicopatico dalla natura fragile e sensibile..Per il resto trama un po’ confusa con troppe sottotrame a volte non risolte che fanno perdere il filo allo spettatore