La nuova stagione televisiva sta riservando diverse sorprese per un pubblico non particolarmente entusiasta delle novità di fine 2014: soprattutto in casa FOX, alcune nuove serie autunnali hanno lasciato tiepidi gli spettatori che non sono rimasti colpiti dalla qualità dei drama su cui la rete ha puntato.
È per questo che l’inizio del 2015 è così pieno di aspettative per i nuovi show che stanno debuttando in queste settimane e che, salvo cancellazioni impreviste, ci accompagneranno per i mesi a venire. Dopo aver assistito a crolli di audience vertiginosi ed inaspettati anche in un passato recente, fare bilanci dopo la messa in onda di un nuovo pilota sembra una pratica fine a se stessa; tuttavia, da quello che si è potuto vedere, sembra che la FOX abbia finalmente trovato una nuova serie su cui puntare e costruire la sua programmazione futura, al momento priva di show forti che rendano la rete competitiva nell’immenso panorama televisivo americano. Stiamo parlando di Empire, musical-drama che ha debuttato mercoledì 7 gennaio al posto di Red Band Society, sospeso dopo una serie di dati d’ascolto tutt’altro che lusinghieri.
Lucious Lyon (Terrence Howard, Crash) è un artista d’immenso talento, re dell’hip-hop, CEO della casa discografica da lui fondata, la Empire Entertainment, ma anche ex delinquente di strada. Il suo regno è stato incontrastato per anni, ma tutto questo cambia quando viene a conoscenza di avere una malattia che lo porterà alla morte nel giro di tre anni. Scoperta questa terribile notizia, decide di passare il comando di tutto quello che ha costruito ad uno dei suoi tre figli: il preferito di Lucious è il più giovane, Hakeem (l’esordiente Bryshere Gray), un viziato hip-hopper di talento; c’è poi il figlio di mezzo, Jamal (Jussie Smollett), schivo e sensibile artista, sottovalutato dal padre perché omosessuale; per ultimo Andre (Trai Byers), il figlio maggiore e CFO di Empire Entertainment. Appena Lucious inizia a spingere i figli verso la conquista del suo impero musicale, i suoi piani vengono gettati nel caos dall’ex moglie Cookie (Taraji P. Henson, Person of Interest) appena uscita di galera dopo quasi due decenni. Sfacciata e senza paura, lei si vede come l’agnello sacrificale che ha portato al successo Lucious ed è tornata per avere la sua fetta di successo.
Il richiamo a Shakespeare è più che evidente: il suo Re Lear, tragedia del ‘600, racconta le stesse dinamiche che porteranno Lucious a perdere tutto (finale inevitabile data la sua malattia) proprio come ha fatto il semi-leggendario sovrano britannico protagonista dell’opera teatrale. Entrambi vogliono dividere il loro regno tra i tre figli che reagiranno in modo diverso, spinti dalle proprie aspirazioni e dalla voglia di arrivare al successo tanto desiderato. Sebbene l’ispirazione classica possa far sperare in uno sviluppo altrettanto alto, sarà inevitabile anche la presenza di intrecci più tipicamente da drama familiare con un pizzico di mystery, che interesserà il passato dei protagonisti, e melodramma per rappresentare il mondo dei neri americani, un po’ eccessivi, molto diretti e, nonostante il loro presente fortunato o meno, legati alla loro storia.
Con queste premesse, non troviamo nel plot nulla di originale, ma dopo pochi minuti di visione iniziamo a dimenticarcene. La puntata scivola liscia una scena dopo l’altra, introducendo i protagonisti poco per volta, raccontandoli non solo a parole, ma anche con la musica. La trama, infatti, è sostenuta da una colonna sonora di stampo R&B e Hip-Hop di alto livello e con un peso notevole, ma, al contrario di Glee (altro musical drama di FOX), è la storia che guida le canzoni, inserite nel racconto nel modo più organico possibile. In questo caso le musiche, tutte originali, ampliano l’orizzonte narrativo non solo per i testi, che approfondiscono e rendono più emozionante il senso della scena in cui sono inserite, ma anche per le voci che le interpretano, quelle dei protagonisti, che così si fanno conoscere anche più profondamente di quanto non potrebbero fare con un dialogo o con un flashback. Il brano Good Enough spiega perfettamente il rapporto padre-figlio di Jamal con Lucious e le immagini che scorrono completano il senso, ma non sono essenziali. La sua esibizione live nel club è abbastanza forte e vera da raccontarci tutta la sua storia con una manciata di note, così come What Is Love ci mostra subito il senso forse più profondo di tutta la serie, accostando le immagini di Lucious in ospedale con una serie di domande sulla natura dell’amore, sul rimpianto e sulla perdita.
Che la parte musicale sia essenziale in Empire è sostenuto chiaramente sin dall’incipit della puntata, che parte con ben due pezzi musicali inediti di grande impatto, rispettivamente una ballad ed una up-tempo R&B, che catalizzano l’attenzione di tutti gli amanti del genere ancora prima di presentare i ruoli dei personaggi che interpretano questi pezzi. La produzione musicale è stata affidata al produttore Timbaland, vincitore di tre Grammy Awards, che è riuscito a confezionare una colonna sonora ad hoc dopo aver parlato con lo showrunner della trama, dei personaggi e di come si sarebbero evolute le loro vite. Le esibizioni live non saltano fuori all’improvviso (come succede in Glee, per intenderci), ma sono saldamente parte della storia, e la composizione di pezzi originali ha dato la possibilità agli autori di far parlare i protagonisti delle loro vite anche durante questi momenti. La musica non è solo presente sotto forma di esibizione, ma appare anche come tema centrale dello show (con tutti i problemi che sta affrontando nell’era del digitale), così come quello del rapporto genitori-figli, quello dell’omofobia e della crescita personale.
Il progetto Empire sembra molto più strutturato e solido del previsto, non solo per la qualità dei quarantacinque minuti del pilota, ma anche per tutto quello che gli ruota intorno: la colonna sonora della puntata è acquistabile, subito dopo la messa in onda, su iTunes (e l’EP del pilota è riuscito anche ad entrare nella Top 10 settimanale degli album più scaricati della piattaforma negli Stati Uniti). Il successo del pilot non si ferma qui: l’episodio è stato infatti il più visto tra le novità broadcast della stagione 2014/2015, segnando anche il miglior debutto su FOX dai tempi di Touch, con ben 9.9 milioni di telespettatori e 3.8 punti di rating.
Per tutte queste ragioni nutriamo molta speranza per Empire, che ci ha colpito con un pilota che non vuole essere un fuoco d’artificio, ma solo un solido inizio per una grande e ritmata saga familiare moderna.
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