
È in questa chiave di lettura che è racchiuso il successo di Arrow, show di punta dell’emittente The CW, che con gli ultimi cinque episodi andati in onda conferma il suo attuale stato di grazia, riuscendo a svincolarsi dall’etichetta di “modesta serie action” che gli era stata affibbiata ai suoi esordi. La prima grande novità rispetto al passato, in parte legata ad esigenze della trama, è costituita dall’ampio spazio lasciato all’approfondimento psicologico degli alleati di Oliver Queen, che da semplici spalle diventano protagonisti attivi della vicenda; la “morte” di Arrow spinge Felicity e soci a comprendere il vero significato della sua missione e a renderla definitivamente loro, così da mantenere viva la lotta contro il crimine ed elevare la figura del vigilante a simbolo di salvezza e ordine per gli abitanti di Starling City. L’ascendenza del Batman di Nolan nel processo di mitizzazione dell’eroe è oltremodo evidente, così come lo è il percorso di caduta e resurrezione di Oliver Queen, che culmina nella battaglia urbana del finale di “Uprising”, chiaro riferimento allo scontro conclusivo di The Dark Knight Rises.
Il tema del passaggio di ruolo è incarnato altrettanto efficacemente dal personaggio di Laurel, che in “Canaries” si ritrova a dover fare i conti una volta per tutte con il dolore per la perdita di Sarah, qui risorta come allucinazione per mano del Conte Vertigo. Come in ogni storia a fumetti che si rispetti affrontare i propri demoni è un passo necessario per diventare consci delle proprie responsabilità, ed è grazie a questo scontro che Laurel riesce ad accettare la pesante eredità della sorella e a diventare a tutti gli effetti la nuova Black Canary.

Un cambio di rotta così repentino sembrerebbe mettere Malcolm finalmente in buona luce, ma il suo lato più machiavellico e manipolatore prende nuovamente il sopravvento in “The Return”, dove lo scontro tra Oliver, Thea e il redivivo Deathstroke viene organizzato allo scopo di tirare fuori in entrambi l’istinto omicida a cui lui sembra essere totalmente sottomesso. Il giudizio del pubblico nei confronti del personaggio continua dunque ad oscillare da un episodio all’altro, e il suo ruolo nello svolgimento della storia si rivelerà senza dubbio cruciale.
Come si è detto poc’anzi, Arrow è nato e cresciuto all’apice della rivoluzione nolaniana, ma se nelle prime stagioni le opere del regista inglese costituivano il punto di riferimento principale, se non unico, in questa stagione i legami al mondo dei fumetti tout court si sono fatti sempre più vari e complessi, arrivando a coinvolgere gli elementi archetipici del supereroe classico, come viene dimostrato in “Nanda Parbat” e “The Return”.
Ogni eroe che si rispetti, presto o tardi, deve affrontare una crisi di coscienza legata all’utilità del proprio operato, e Oliver Queen non è da meno: lo scontro con Ra’s Al Ghul lo ha segnato profondamente nell’orgoglio, al punto da farci chiedere se le sue gesta eroiche siano davvero mosse da una nobile causa o da un’incontenibile bisogno di adrenalina che solo la sconfitta dell’avversario è in grado di soddisfare. Tuttavia, proprio quando la rivincita tra i due guerrieri sembra ormai alle porte, gli sceneggiatori tirano fuori un inatteso plot twist di importanza cruciale: Ra’s Al Ghul ha scelto Oliver Queen come suo unico degno erede.

La proposta dell’avversario non può che alimentare i dubbi di Oliver sulla sua crociata: aver rinunciato ad una vita normale e all’amore di Felicity è davvero servito a qualcosa, se non a causare la morte delle persone a lui vicine? Abbracciare il male è l’unica soluzione possibile per mettere in pratica il bene? Ovviamente questo dissidio interiore ha vita breve, ed è sufficiente rientrare in azione per far riprendere a Freccia Verde coscienza di sé, ma ogni scelta ha le sue conseguenze e come dimostra il finale di “The Offer” è solo questione di tempo prima che lo scontro definitivo abbia inizio.
Con una sequenza di episodi di questo genere, risulta impossibile non trarre delle conclusioni positive: Arrow riesce finalmente a superare i difetti congeniti che l’avevano caratterizzata in principio e a raggiungere la maturità artistica che gli spetta, grazie a una maggiore compattezza narrativa e a una intertestualità dosata con intelligenza che non sfocia mai nel banale citazionismo. Il salto da mero prodotto di intrattenimento a serie TV di qualità è stato compiuto con grande successo, ed ora che la terza stagione entra nella sua fase conclusiva possiamo solo sperare che il Team Arrow continui implacabilmente a centrare il bersaglio.
Voto complessivo: 8

