
Lo è deliberatamente, orgogliosamente e forse anche inevitabilmente, come questo “Tad & Loreen & Avi & Shanaz” ci ha dimostrato.
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Nowhere to grow but up.
Recitavano così i poster promozionali della quarta stagione, ed effettivamente gli ultimi episodi avevano raccontato con sempre maggiore determinazione il lento ma — all’apparenza — definitivo processo di crescita dei personaggi: da Shoshanna a Marnie, passando soprattutto per la protagonista Hannah, tutti sembravano aver abbandonato illusioni e false speranze per inaugurare finalmente il passaggio alla vita adulta. Questa puntata rappresenta, invece, una battuta d’arresto o, piuttosto, il tentativo di ridimensionare l’idea di “crescita” che lo spettatore poteva essersi fatto nel corso di quest’annata.

La serie di Lena Dunham ha sempre cercato di descrivere la generazione dei millennials senza alcun filtro se non quello dell'(auto)ironia, l’unico in grado di esporre in tutta la loro evidenza la meschinità, l’immobilismo e l’ottusità delle protagoniste senza comunque rinunciare a comprenderle e, dunque, a raccontarle come persone e non archetipi. Lungo queste due direttrici si muove anche il ritratto di Tad e Loreen, ridicolizzati e contemporaneamente capiti, presentati come una coppia di intellettuali bianchi privilegiati (con tutto ciò che questa descrizione comporta, specie se osserviamo i loro “amici”) ma non per questo svuotati della loro umanità.

La storyline di Hannah sembrerebbe confermarlo, in particolare l’ampio segmento dedicato alla sua “amicizia” con la giovanissima Cleo. Tuttavia, forse, è possibile azzardare una diversa chiave di lettura; è vero, agisce da immatura vanificando in parte il lavoro svolto negli ultimi episodi, ma allo stesso tempo ci sono ben due elementi esterni che la costringono a fare i conti con se stessa: da un lato Fran e quel “I think you’re not the person you think you are“, dall’altro la rivelazione sull’omosessualità del padre che interrompe giustappunto l’ennesimo rant della ragazza. Lo stesso si può dire, ad esempio, di Shoshanna, che sta attraversando un periodo di smarrimento e cerca di comportarsi da persona diversa per provare ad uscirne — anche per lei un intervento esterno, nelle vesti di Scott, potrà rivelarsi molto utile.
Nel caso di Marnie, invece, è proprio il contrario: la proposta di Desi, accettata con grande entusiasmo, è l’ennesimo passo falso in un percorso ancora lungo e in salita. Fidanzamento è sinonimo di vita adulta, ma nell’universo di Girls rappresenta il suo opposto, specie se si tratta di una ragazza come Marnie che da sempre fatica a trovare una propria dimensione senza l’aiuto di un uomo. L’unica girl che in apparenza si comporta da donna è in realtà la più irresponsabile, perché neutralizza ogni progresso fatto nelle settimane precedenti in un gioco di continue ricadute a cui non riesce in alcun modo a sottrarsi.

Perché sì, le deviazioni sono inevitabili, ma è anche ciò che più ci piace di Girls. In fondo “Tad & Loreen & Avi & Shanaz” è esattamente questo: una digressione dal percorso di crescita più o meno consapevole delle ragazze, che, come ogni strada sbagliata o alternativa, trova sempre il modo di costituire comunque un arricchimento, non fosse altro che come termine di paragone rispetto a quella “giusta”. Un episodio (ed una serie) sgradevole, come dicevamo più su, ma che non può essere altrimenti se vuole davvero rappresentare la voce di una generazione altrettanto detestabile ed affascinante.
Voto: 8
