
“Divestment”, titolo dell’episodio, sta appunto ad indicare il contrario del sentirsi investiti – di un ruolo o in una causa: non, beninteso, come abbandono o tradimento dei propri ideali, ma come lento e inesorabile avvicinamento ad un punto di rottura, che conduce inevitabilmente ad un ripensamento delle certezze ritenute fino a quel momento inossidabili.
“He’s just a kid.” / “Let’s give him this chance.”

Non è un caso se il ruolo dei Jennings appare in questa puntata quasi ridimensionato, soprattutto se posto a confronto con quello di Venter e di Reuben: i due uomini rappresentano gli estremi di un conflitto in cui l’intervento della Russia è solo esterno (come sottolineano entrambi, il primo con il caustico “You already have your country” e il secondo con il provocatorio “These people… they don’t give a bloody shit about you!”).
Se Elizabeth e Philip sono disposti a sopportare che Ncgobo si faccia giustizia a modo suo, nonostante l’evidente disagio manifestato da entrambi, non possono e non riescono a fare lo stesso con Todd: c’è stato un tempo in cui i due non ci avrebbero pensato due volte, soprattutto davanti al rischio di essere riconosciuti; ma quel tempo ora è lontano e le cose sono cambiate.

La grandezza della scrittura di The Americans si trova proprio nella capacità di continuare ad entrare e uscire da queste tematiche in modo naturale e ciononostante per nulla scontato: la sofferenza di Philip, un silenziosissimo e sempre eccezionale Matthew Rhys, si incastra perfettamente con il muto sostegno di Elizabeth, a cui la donna dà però voce con Gabriel, chiedendo di intervenire per portare in salvo Misha.
Nina – Anton Baklanov – Oleg
Il coinvolgimento non si misura, però, solo in paragone con i sentimenti personali: c’è una seconda chiave di lettura per questo episodio, ed è rappresentata da personaggi che sono costretti a stare o ad andare in luoghi non desiderati; che lottano con tutte le forze – anche a costo di rivalutare la propria dedizione e i propri valori – per ottenere ciò che desiderano.
Il giovane Todd è stato disposto a tradire il piano degli Afrikaner in cambio della sua vita, ma non si può certo dire che la sua fosse una vera adesione alla loro causa: la decisione di non piazzare la bomba al College era già stata presa, e ben prima della confessione a seguito della morte di Verter.

Di nuovo, The Americans riporta in scena un personaggio del passato, emblema di una delle più importanti operazioni dei Jennings e ostaggio per antonomasia: Anton Baklanov, lo scienziato catturato e rispedito in Russia nella puntata “The Deal”, torna nella narrazione manifestando così la capacità della serie di tenere in piedi un universo amplissimo di personaggi e di riuscire a farlo in modo assolutamente coerente. Non è ancora chiaro se i sospetti di Vasilij siano concreti oppure no, ma di sicuro non sarà facile per Nina avvicinare un uomo del genere e provare a capire se stia o meno tramando contro la Russia. Baklanov nella scorsa stagione era apparso fortemente coinvolto nella sua nuova vita in America, e sempre più lontano da quella russa: la sua dedizione nei confronti dello Stealth Program sarà così forte da fargli rischiare la vita?

“Who’s he? Taffet…”
“Well, he’s you.”
Il terzo fil rouge dell’episodio, e che conduce alla parte più importante di tutto “Divestment”, è costituito dagli interrogatori: sin dall’inizio della puntata, con quelli di Verter e Todd, passando per quello, travestito da confronto, di Nina con Vasilij, fino ad arrivare a quelli più importanti, gestiti da Walter Taffet. Il sospetto, così magnificamente restituito grazie alle domande al limite dell’idiozia a Martha – “Were you charged with maintaining Agent Gaad’s pens?” – o a quelle ben più pressanti all’agente Aderholt, esplode in tutta la sua potenza nel confronto finale tra la donna e Clark.

Dove giace la devozione di Martha? Sull’America, sulla legalità e sul suo lavoro, o sull’amore per un uomo di cui non riesce a fare a meno? L’apparente facilità con cui la donna cede davanti alle scuse del marito contrasta alla perfezione con la scena finale, in cui il suo sguardo e quello di Clark sembrano raccontarci la stessa storia da due punti di vista diversi: la paura, per Martha, di non sapere chi è l’uomo nel suo letto e quali conseguenze ci saranno per lei; la preoccupazione, per Philip, di un problema in più a cui pensare, e che forse dovrà vedere la sua risoluzione in un matrimonio terminato in modo ben più definitivo che con un semplice divorzio.

Voto: 8 ½
Note:
– Benché le avessimo già viste nello scorso episodio, sono le vere protagoniste di questa puntata: le parrucche di Elizabeth e di Philip costituiscono il punto più alto (per lei) e il più basso (per lui) mai toccato dal wig department dello show. Seriamente, quanto è brutta quella di Philip?
– Altro grande protagonista che vive sullo sfondo delle giornate al Bureau è il mail robot, che ha letteralmente sequestrato i documenti di Gaad – giusto per continuare a parlare di ostaggi – e che ottiene finalmente in questa puntata quello che si merita.

Ottima recensione, tanto per cambiare 😀 The Americans non fa un passo falso, è sempre in crescita e si sta dimostrando più che capace di rimpiazzare tutte quelle serie storiche che stanno ormai finendo.
A proposito di mail robot, comunque, consiglio di dare un’occhiata al titolo del prossimo episodio, che oltre ad essere un’ovvia citazione ad un famoso romanzo (il cui adattamento è ancora più famoso) suggerisce perlomeno una rilevanza tematica del “simpaticissimo” porta posta. Sul come avverrà questa cosa non ne ho idea, ma sono curioso 🙂
Grazie Pietro! Verissimo, The Americans (che pure è sempre stata una buona serie) con questa stagione sta toccando vette sempre più alte, ho grandissime aspettative per il finale di stagione.
Il mail robot… beh, anche lui credo ci darà grandi soddisfazioni! 😉
Ottima recensione, grazie. Certo questa terza stagione è veramente notevole.
The Americans come Shameless. Due sicurezze 🙂
la capacità di tenere vivi tutti questi personaggi in modo armonico, senza sacrificarli e senza mortificarne la storyline, è meravigliosa!