
Uno dei principali punti di forza della serie è sicuramente quello di aver abbandonato la divisione manichea tra buoni e cattivi, tipica della maggior parte dei fumetti portati sullo schermo, per mettere invece in evidenza le ambiguità dei due protagonisti ma soprattutto i loro punti di contatto. È proprio su questa inquietante affinità che si regge “Speak of the Devil”, in cui Matt si trova a dover fare i conti con la sua doppia identità e con i limiti che è disposto a rispettare pur di salvare la sua città.
Non è un caso che i turbamenti del protagonista emergano tra i banchi di una chiesa: la religione cattolica è fondativa nella mitologia di Daredevil poichè incarna alla perfezione i continui tormenti, fisici e spirituali, a cui è sottoposto, nonché la sua duplice natura di salvatore e oppressore che lo porta a guadagnarsi il soprannome di “diavolo custode”, come narrato nell’omonima storia di Kevin Smith e Joe Quesada. Tuttavia, nemmeno la fede sembra in grado di dare risposta al quesito che attanaglia Matt fin dall’inizio della stagione: posso salvare la mia città senza ricorrere all’omicidio?

È nel loro primo scontro fisico che le analogie e i contrasti dei due rivali emergono con maggior forza: entrambi sono determinati a salvare la propria città, ma Wilson Fisk è sempre in vantaggio su Matt Murdock perché è privo di emotività o senso morale; la sua ambizione lo porta a compiere con noncuranza gesti efferati pur di raggiungere il proprio obiettivo, incluso uccidere un’anziana innocente per poter attirare il suo avversario in trappola.

In questo episodio, più che negli altri, l’utilizzo dei flashback si rivela fondamentale ai fini della storia: nel passaggio dal college allo studio legale si assiste a momenti di genuino affetto tra i due giovani avvocati, mossi da una vitalità e da un’intesa senza pari, ed è evidente come Foggy veda in Matt una guida da seguire senza esitazioni, capace di influenzare il suo giudizio e la sua visione della giustizia. Scoprire che Matt è l’uomo mascherato equivale a mandare in frantumi tutte le certezze su cui ha sempre fatto affidamento e, di conseguenza, la loro amicizia.
Il precario equilibrio emotivo del vigilante subisce un’altro grave colpo: la sofferenza sul suo volto ha un impatto fortissimo sullo spettatore ed è prevedibile che la presunta rottura dei rapporti con Foggy influenzerà la sua crociata da qui in avanti. La scena ha una grande carica emotiva e permette a Elden Henson di far evolvere il suo Foggy da semplice spalla comica a personaggio a tutto tondo.

Con questi due episodi, dunque, Steven DeKnight prepara il tavolo da gioco per lo scontro finale, grazie a un accurato bilanciamento tra azione e introspezione che approfondisce ancora di più la psicologia dei personaggi e mantiene alto il livello di qualità che la serie ha finora dimostrato. A soli tre episodi dalla conclusione, Matt Murdock e Wilson Fisk continuano a mostrarsi come due facce della stessa medaglia in continua evoluzione e le reciproche sofferenze sono solo tappe del percorso che li porterà, alla fine, a trasformarsi definitivamente in Devil e Kingpin.
Voto 1×09 “Speak of the Devil”: 8½
Voto 1×10 “Nelson v. Murdock”: 8
