
Che questa stagione stia prestando il fianco a più di una critica, non è certamente la prima volta che lo diciamo: troppa trama verticale, troppe storie secondarie non appieno sfruttate (Elias, Dominic ecc) ed una impostazione di trama orizzontale poco riuscita, con ripetizioni o momenti di stallo. Il paragone con la terza stagione è finora abbastanza impietoso, se escludiamo la tetralogia centrale che pure ci ha regalato momenti di altissima televisione. Finalmente con questa diciannovesima puntata pare che si stia tornando in carreggiata, rimettendo al centro del discorso la trama orizzontale – pur mantenendo alcuni aspetti propri di una narrazione procedurale – e si vede eccome. Questo “Search & Destroy” è un episodio riuscito, capace di farci di nuovo avvertire l’emozione e la tensione che nei suoi momenti migliori Person of Interest ci ha saputo donare. Ed oltre la patina thriller, c’è molto altro da dire.

Con un’azione semplicissima (e che casualmente richiama The Good Wife, con cui pure questa serie ha alcuni punti di contatto) Person of Interest ha di nuovo il merito di farci guardare alla nostra dipendenza dalla tecnologia nel modo più fosco e spaventoso possibile: Khan ha effettivamente scritto quelle email, ha davvero bisogno di tenere sotto controllo medico il suo disturbo bipolare, ma tutto questo doveva rimanere chiuso nella sua sfera privata; ciò che ci riguarda è ormai sempre più disponibile ad occhi indiscreti con una semplicità che prima era inimmaginabile. Ciò che colpisce, però, è l’assoluta assenza di giudizio con cui queste problematiche vengono messe in campo: non c’è nessuna critica al sistema da parte degli autori, ma sembra più una presa d’atto che la nostra pretesa di privacy sia sempre più uno specchietto per le allodole, impossibile da perseguire seriamente.

Basta questo differente atteggiamento per mostrarci quanto Samaritan rappresenti agli occhi di Finch un nemico imbattibile, di quanto l’uomo sia sempre più spaventato e per questo incapace di reagire. In quel suo silenzio ostinato – corroborato anche dal continuo rifiuto ad imparare l’uso di armi da fuoco – Finch sembra voler rifiutare le cose come stanno, combattuto tra una passività necessaria ed una volontà di continuare ad aiutare le persone, due sentimenti con cui non riesce a venire a patti. Se infatti a Reese sta sempre più stretta la necessità di farsi da parte per non rendersi riconoscibile agli occhi di Samaritan, per Finch questo compromesso sembra ancora necessario (ed è forse proprio questa potente passività a non permettere ancora un deciso contrattacco contro il nemico apparentemente insuperabile).

Altro motivo di attenzione, poi, è la grande novità che si dispiega in questo episodio: escludendo la sparatoria finale, infatti, per la prima volta Samaritan non agisce per interposta persona, ma si occupa personalmente di intervenire per far eseguire la condanna a morte di Khan: l’uso di cellulari – finora eravamo abituati solo alle telecamere –, l’intervento sui semafori e le offerte ai sicari ci mostrano un’azione più diretta che finora avevamo solo potuto immaginare. Il nemico diventa ancora più “umano” e senza l’intervento di Root guidata dalla Macchina persino Reese avrebbe faticato non poco ad uscirne vivo.
A tal proposito, non si può non riportare lo sguardo all’avversaria di Samaritan, ossia quella Macchina che, nonostante qualche difficoltà personale, ritorna ad agire per mezzo di Root; ecco quindi che la vediamo recuperare valigette ed avvelenare un’intera sala di un ristorante. Non sappiamo ancora quali siano le finalità parallele della Macchina né il motivo per cui sia ancora tutto segreto – e sinceramente spereremmo in una partecipazione attiva anche di Finch in tutto questo –, ma qualsiasi cosa sia è evidente che stia procedendo e che sarà fondamentale nell’ottica di un finale di stagione sempre più vicino.

Che Person of Interest sia definitivamente tornata ad essere la serie che tutti ricordiamo? È ancora presto per dirlo, ma senza dubbio questa puntata ci lascia molto ben sperare. Con solo tre episodi ad attenderci, non c’è molto tempo per cambiare definitivamente le cose e raggiungere le vette della terza annata, ma si ha senza dubbio la possibilità di chiudere in bellezza, in attesa – e speranza – della conferma di una quinta (e probabilmente ultima) stagione davanti.
Voto: 8
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È chiaro la tranche di episodi filler ha cambiato il vostro giudizio sulla stagione, ma io in fin dei conti dall’ inizio della stagione notavo il tracollo e in parte l’ abisso che c’ era fra seconda/soprattutto terza stagione e la quarta. Comunque Search and distroy dopo la terribile Skip e dopo una serie di puntate vuote sotto il punto di vista della storia, ha il merito di riportarla sui binari prima degli ultimi 3 episodi, certo c’ è pur sempre da tener conto l’ inconveniente avvenuto con la Shahi che magari avrà costretto Nolan e Co. a cambiare strada o a rallentare.
Comunque spero solo che la vedo dura, ma se nel finale debbano arrivare delle puntate di altissimo livello all’ altezza della Trilogy o delle migliori dello scorso anno i votoni arriveranno lo stesso nonostante la parentesi che si può dire negativa, rappresentata da quelle puntate e in realtà esclusi piccoli sprazzi anche dalla quarta stagione, che io giudico pari o anche leggermente inferiore alla prima finora, ciò non vuol dire che non sia stata una buona stagione. Per carità, Person of interest lo ritengo ancora la migliore serie attualmente in onda e quindi si tratta comunque di un buon livello complessivo, comunque puntata buona, divertente e allo stesso tempo importante per la storia. Per fortuna il “Find The Machine” della 4×08 si è dimostrato non essere una semplice trovata ad effetto, mi ha fatto molto piacere, forse il merito più grande della puntata è stato tracciare una direzione verso il season finale adesso finalmente si capisce quale può essere il punto di arrivo di questa stagione.
Speriamo bene nella quinta stagione, che probabilmente sarà l’ ultima, ma io spero che in caso ci fosse una quinta che ci sia anche una sesta così che Nolan possa raccontarci tutta la storia con l’ arco di tempo che si era progettato.
Sono d’accordo su quasi tutto. Il ritmo è molto rallentato in questa seconda metà di stagione ma a me come episodi non mi sono dispiaciuti. Questa quarta stagione tutto sommato è stata buona a mio giudizio (mancano ancora 3 episodi sul giudizio definitivo) però è lontana parecchio dal capolavoro che è la terza stagione, in cui si possono criticare 2/3 episodi. Personalmente mi sto avvicinando in modo completamente diverso al finale di stagione rispetto l’anno scorso.
Non so se la gravidanza della shahi abbia influito così tanto, però anche con la morte della Carter, il mondo è andato avanti.
Rimango fiducioso per una quinta stagione, e se c’è ancora materiale per una sesta. Basta che non continuino ad andare avanti diluendo il brodo.
Ottima recensione e puntata molto bella che segna un ritorno sui giusti binari per la serie: concordo su praticamente tutto e, adesso, sì che non vedo l’ora di vedere il finale della stagione!
Puntata che apre (si spera) a un finale di stagione scoppiettante.
Come dice Finch il fatto che Samaritan trovi La Macchina è ormai solo una questione di tempo…
Comunque già un gran balzo in avanti rispetto alle ultime puntate andate in onda.