
You asked for the truth, and with that comes responsibility.

In “I Am Abassin Zadran” tutti i personaggi principali vivono sulla propria pelle le conseguenze del conoscere e del non conoscere, scoprendo a proprie spese che la verità non dà il potere di cambiare le cose.
She doesn’t think she has any family and she does.

La grande scrittura di The Americans è evidente più che mai nello sviluppo di questa crisi adolescenziale, che sfocia in un rischio non solo per i genitori, ma per la Russia e gli assetti della Guerra Fredda in generale; il privato diventa pubblico, i doveri si mischiano senza soluzione di continuità, e come sempre per i Jennings la famiglia e il proprio Paese si compenetrano e sono allo stesso tempo rivali e alleati.
I am Abassin Zadran, I am the one who cuts the throats of the communists.

Ma è anche un facile bersaglio da manovrare proprio per il suo fanatismo – specchio di un sentimento che un tempo era lo stesso di Philip ed Elizabeth; una dedizione alla propria causa che non presuppone dubbi né tentennamenti e che sembra così semplice se comparata alla confusione che permea i protagonisti, al loro eterno dualismo tra affetti e dovere nella commistione di valori di due culture così profondamente diverse.
I can’t be here with you like this.

Se alla fine della seconda stagione, nell’episodio “Operation Chronicle”, Martha diceva a Clarke “I even love your toupee” – un momento di affetto e consapevolezza da parte della donna, conscia che un inganno effettivamente c’era, ma che sceglieva di ignorare per potersi fidare – adesso è proprio la stessa parrucca (elemento visivo ricorrente ed estremamente simbolico di The Americans fin dalla prima stagione) a giocare un ruolo fondamentale, con una circolarità che lascia spiazzati e ammirati.
Vedendo per la prima volta il vero volto di Philip con gli occhi di Martha, percepiamo la vulnerabilità e l’affetto di lui, la sorpresa e il terrore di lei: due mondi che collassano in un impatto emozionale che è il punto più alto dell’episodio.
Our office is a target of the illegals — the best, most dangerous officers the KGB has. Now they got to somebody inside, and it wasn’t me. Work on that.

La sua visita all’appartamento di Martha, disturbante per lo spettatore così come per la donna, è un’anticipazione di tensioni che ancora devono arrivare ma che non sono poi così lontane, e mette in una connessione inedita due personaggi che pure siamo abituati a veder interagire da sempre.
Così simili – entrambi pieni di buone intenzioni, di valori positivi e della debolezza che viene dalla mancanza di autostima – eppure così in conflitto tra loro in questo momento; Stan e Martha dovrebbero stare dalla stessa parte ma sono destinati a scontrarsi, ad essere ingannati e a fallire; a tradire in un modo o nell’altro, consapevoli o meno, la propria causa e i propri valori.
“14 types of omelets,20 kinds of hamburgers. How does one choose?”
“The paradox of being American.”

La sensazione di spaesamento è forte nel vedere le due vecchie spie che si scambiano gesti affettuosi da amanti/amici e discutono dei problemi familiari dei Jennings, quasi come fossero l’incarnazione profetica di un possibile futuro della coppia di spie, o due nonni preoccupati per la sorte della propria nipote. I sentimenti umani si mischiano al dovere, persino al Direttorato S, ma nonostante tutto bisogna andare avanti, obbedire agli ordini e dimostrarsi degni della fiducia del proprio Paese.

Un racconto frammentato, confuso, non lineare, che ci confonde e ci lascia ancora più immersi nella crisi profonda che li avvolge; e che ci chiede fiducia, una fiducia che lo show ha fin qui dimostrato ampiamente di meritare.
Voto: 8

Bell’episodio con momenti di tensione davvero molto alti(stan vs martha) tavola apparecchiata per un gran finale! The americans si conferma una delle migliori serie del momento!
Ennesimo stupendo episodio !
come creare prima empatia e poi ansia e phatos con una gestione della trama ottima, personaggi stratosferici ( myr & russel superlativi, ma anche i co primari ottimi, vedasi paige che per fortuna non è una dana brody) una regia da premio oscar incasella il tutto alla perfezione. da vera guerra fredda