
Con la visione dell’episodio finale, non ci sono più dubbi: Daredevil è la scommessa vinta dalla Marvel e da Netflix, è la dimostrazione – ancora una volta – di come la compagnia della Disney non stia dormendo sugli allori ma sia sempre pronta a rinnovarsi dall’interno. Dopo il grande exploit cinematografico ai tempi del primo Iron Man e poi di The Avengers, la Marvel ha stabilito un canone che ha saputo profondamente innovare con I Guardiani della Galassia. Con Daredevil, invece, ha dimostrato che anche sul piccolo schermo – sebbene nella peculiare modalità via internet propria di Netflix – è possibile sperimentare e che la propria esperienza televisiva non si conclude nelle due Agents of S.H.I.E.L.D. e Agent Carter.

La scrittura di Steven DeKnight – che per questo “Daredevil” si mette a capo sia della sceneggiatura che della regia – e del suo team ha lavorato con estrema attenzione nel corso dei precedenti 12 episodi per condurci esattamente doveva avremmo voluto arrivare, ossia allo scontro finale tra Wilson Fisk e Matt Murdock, finalmente con i panni ed il nome che gli appartengono, Daredevil appunto. Ma non si tratta di un percorso prevedibile e facilmente immaginabile perché gli autori hanno avuto l’ottima capacità di costruire intorno a queste due figure – già di per sé atipiche – un mondo di personaggi secondari tutt’altro che piatti e stereotipati.
Due personaggi diametralmente opposti ma con lo stesso scopo davanti a loro: salvare la città. È con queste parole d’ordine che sia Fisk che Murdock si muovono nella complessa area di Hell’s Kitchen, entrambi con un passato turbolento alle spalle, entrambi con un rapporto molto forte e peculiare con la figura genitoriale maschile e soprattutto entrambi decisi a migliorare le condizioni di vita dei propri concittadini.
This is my city, my family.

Non è solo un rapporto d’amicizia, quello che viene discusso, ma è la figura stessa dell’eroe: fino a che punto Matt ha il diritto di ergersi a giudice ed esecutore della condanna? Dov’è il limite che separa l’eroe dal vigilante? Questa è una domanda piuttosto pertinente e che associa Daredevil al meno riuscito Arrow della DC Comics che, secondo un’altra strada (e con una modalità d’espressione totalmente differente) è pure giunta a chiedersi quale sia la linea di demarcazione tra i due ruoli; ed entrambe non sono riuscite – o piuttosto non hanno voluto – trovare una risposta convincente. Daredevil è ciò di cui la città ha bisogno, soprattutto in un mondo in cui gli alieni piovono dal cielo e gli Dei come Thor camminano in mezzo alla gente. Eppure senza i suoi amici al fianco, senza l’umanità che continua a tirarlo via da pericolosi scivoloni, Matt sarebbe già perduto ed avrebbe ceduto all’oscurità che lo insegue.

You think one man in a silly little costume will make a difference?
Wilson Fisk rappresenta, senza ombra di dubbio, uno degli elementi di maggior pregio di questa serie televisiva. Il villain interpretato perfettamente da Vincent D’Onofrio non è il prevedibile nemico da abbattere, definito solo dai propri interessi: Fisk è molto più di questo e risulta essere un personaggio inedito soprattutto perché è il protagonista della più intensa (e a tratti disfunzionale) storia sentimentale di questa prima stagione. Il suo rapporto con Vanessa, infatti, tratteggia un uomo dalla personalità estremamente complessa, capace di distruggere il volto di un uomo con la portiera dell’auto e nel frattempo mostrarsi debole e sensibile con la donna di cui è innamorato. E questo anche mettendo a rischio la propria posizione: l’omicidio di Leland si scatena proprio perché tra gli interessi e la vendetta è quest’ultima a vincere.

Certo, è qui che si annida il difetto maggiore di questo season finale: la caduta di Fisk è troppo rapida e poggiata sulla testimonianza di un solo poliziotto corrotto; probabilmente sarebbe stata migliore una risoluzione più distesa in due episodi. Detto questo, però, non possiamo che ritenerci più che soddisfatti di come si arrivi allo scontro fisico finale tra i due, l’unico vero apice possibile per questa serie: stiamo parlando, infatti, di Daredevil, un eroe urbano; data l’importanza che Hell’s Kitchen riveste nell’economia narrativa della serie, quest’ultima non poteva che fungere da sfondo diretto per il confronto finale. Il combattimento tra i due uomini è viscerale e sporco come tutti gli scontri fisici di questa serie e proprio come gli altri è straordinariamente ben fatto ed emozionante, terminante con l’ovvia vittoria dell’eroe che ha finalmente accettato gli abiti che indossa.

Ed adesso, tutti in attesa di A.K.A. Jessica Jones, altra serie figlia del connubio Marvel-Netflix con David Tennant e Krysten Ritter, in onda il prossimo autunno.
Voto episodio: 8 ½
Voto stagione: 9

Ottima recensione. Concordo su tutto, splendida serie. Come unico appunto alla serie: secondo me avrebbero dovuto approfondire il personaggio di Vanessa. Non si riesce veramente a capire perché sia così attratta dal personaggio di Fisk e nel loro reciproco coinvolgimento mi sembra avvenga tutto in modo eccessivamente frettoloso.
Serie fantastica, avete detto già tutto voi, solo un appunto, sono caduti in alcuni cliché come schivare i proiettili di un fucile d’assalto e il colpo finale a rallenty
Spero che con la stagione due migliorino il costume “rosso” di Daredevil.
E’ parecchio bruttarello.
Su tutto il resto concordo con la recensione.
Concordo, con quel costume sembra Flash