
La narrazione appare scollegata tra le due puntate, nel restituire una vicenda auto-conclusiva per ciascun blocco narrativo; il primo, in particolare, riguarda il rapporto tra il protagonista e Pamela che, dopo uno strano e intrigante gioco di ruoli in cui entrambi fingono di essere del sesso opposto, naufraga clamorosamente tra pianti e risate – non prima che Louie venga picchiato da una donna piuttosto aggressiva alla fermata del bus. Si tratta di un evento che può essere suscettibile di una duplice lettura: da una parte una sorta di bizzarra gag in chiave femminista, dall’altra l’espediente per raccontare ancora una volta un uomo che è il primo spettatore di se stesso e della propria vulnerabilità nelle più disparate situazioni sociali.
Me? I got nothing. No money, no skills, no Twitter. My sperm doesn’t work.

L’evoluzione della parabola discendente del protagonista raggiunge il suo epilogo nella separazione con Pamela, ritenuta da alcuni un suo alter ego; la donna riassume in sé (in questo caso anche nel “ruolo teatralizzato“ di Peter) quello che possiamo identificare come un retaggio “tipicamente maschile“ – le virgolette sono d’obbligo. Lei, infatti, ha sempre posto un freno alle velleità romantiche di Louie, ed è sempre lei a chiudere la relazione quando quest’ultimo avverte l’esigenza di definire e connotare il loro rapporto, determinandolo con l’appartenenza a qualche categoria. In questo caso, è proprio Jornatha a essere il vero e proprio alter ego di Louie, un uomo che dimostra una totale aderenza al bisogno (in genere più femminile che maschile) di stabilire una connessione emotiva e dialettica con il partner.
In sostanza, l’impronta personale e intimistica data a quest’episodio bilancia bene quell’umorismo venato di amarezza che permea l’autorialità del’intera serie, senza tralasciare l’autoironia e la comicità di fondo.
I think you could use a glass of water. Sounds to me like you’re dehydrated.

È proprio a partire da questo momento che si moltiplicano gli incubi, la cui indefinita durata viene resa attraverso la sovrapposizione di diversi piani narrativi con l’intento di cogliere continuamente di sorpresa lo spettatore, che a un certo punto fatica a distinguere tra ciò che è reale e ciò che è solo immaginazione in questo improbabile viaggio onirico.

La possibilità di liberarsi dai propri incubi è insita dentro ciascuno di noi. Come afferma il dottore possono esserci molti motivi che ne giustificano la comparsa e la persistenza come elemento perturbante della tranquillità: l’unica cosa che possiamo fare è smettere di lamentarcene o trovarvi un senso oscuro, creandolo piuttosto noi stessi.
Entrambe le puntate, insomma, sono portatrici di un messaggio positivo e ottimista. Nel primo caso Louie rimette in prospettiva il protagonista stesso come un fulgido esempio di successo, qualcuno che “ce l’ha fatta” a tutti i livelli; nel secondo, invece, riequilibra un po’ l’atteggiamento distaccato e falsamente arrendevole che emerge nel sogno. Come ci si difende da ciò che proviene dall’interiorità? Anche il tormento degli incubi si ridimensiona se lo vogliamo davvero.
“Bobby’s House” e “Untitled” sono episodi che, pur tradendo come sempre una lieve amarezza di fondo, manifestano una grande positività e trasmettono un bel senso di fiducia nell’autocoscienza, riuscendo a regalarci non pochi momenti di spensieratezza in un puro concentrato di umanità.
Voto 5×04: 8
Voto 5×05: 8 ½

Non è facile recensire le puntate di questa atipica serie, totalmente sui generis, in cui ogni episodio presenta atmosfere diverse. Apprezzo molto il modo in cui approfondite questo sottovalutato telefilm, complimenti!