
Arrivati al quinto episodio, le intenzioni degli autori si fanno sempre più chiare: con Sense8 siamo di fronte ad un prodotto dalla struttura estremamente atipica per la serialità televisiva. Ciò che abbiamo davanti, infatti, può essere più correttamente assimilabile ad un complesso film che ha inizio con il pilot e che terminerà solo con il finale di stagione. Si tratta di una struttura che soltanto una modalità di rilascio come quella di Netflix riesce a valorizzare: infatti, quale serie dalla trasmissione regolare, che deve tener conto di ascolti e dell’attenzione del pubblico, potrebbe permettersi di entrare nel vivo solo al quarto episodio (nel nostro esempio significherebbe un mese dopo l’inizio)?
Ecco perché i primi episodi, ed il pilot in particolare, sono riusciti solo in parte: la serie sembrava non essere in grado di dire a sufficienza, puntate mutile di troppi elementi per riuscire a comprendere la portata del racconto dei fratelli Wachowski. Solo con uno sguardo più inoltrato nel prodotto – che raggiunge con “Art is like Religion” quasi la metà della stagione – è possibile cominciare a farsi un quadro più delineato delle intenzioni degli autori. Nonostante permangano alcuni dei difetti riscontrati nei primi episodi, è chiaro ormai come i due fratelli abbiano ripreso con più convinzione l’esperimento cinematografico di “Cloud Atlas” – che condivide moltissimo con questa serie – e siano tornati a raccontare del mondo interiore dei personaggi mediante un escamotage “fantastico”.

Più che sul lato riguardante la trama generale, pur accennato nel pilot ed ancora lasciato pressoché in disparte, gli autori concentrano la loro attenzione sul lato umano e migliorano il lavoro fatto finora, che aveva prestato troppo il fianco alle giuste critiche su una facile stereotipizzazione (e di conseguenza, banalizzazione dei personaggi). Non che questi problemi siano risolti, ma non possiamo negare che una maggiore cura nella scrittura dei dialoghi abbia saputo dare nuova linfa ad alcuni di questi esempi di umanità.

Quest’ultimo è a sua volta divorato dal dubbio: cosa è disposto a fare per aiutare sua madre? Accettare l’offerta di lavorare per un uomo pericoloso pur di ottenere le medicine di cui la donna ha bisogno? Quando sia lui che Sun si ritrovano privi di certezze, la loro “interazione” stabilisce un precedente di importanza capitale: nel momento di una forte emozione i Sensate si avvertono, si avvicinano e si confrontano. Il legame è spirituale e crea dei ponti tra di loro superando ogni ostacolo materiale – inoltre con Capheus e Sun che parlano rispettivamente coreano e swahili ci viene finalmente chiarita la questione linguistica.


Dopo il grande exploit dei primi episodi, Riley Blue viene in parte messa in un angolo e in questi due episodi appare solo per dei fugaci ed inconsistenti momenti; più spazio viene lasciato a Lito il quale sembra però dover assolvere il ruolo di personaggio comico ed eccessivo. La sua vicenda di attore di soap segretamente omosessuale non è né originale né particolarmente interessante; e non basta l’idea di una vendetta da parte dell’amante di Daniela per risollevare quella che risulta la storyline meno riuscita sinora.

Quello che i fratelli Wachowski stanno cercando di fare, ancora non completamente a fuoco, è raccontare storie di persone spezzate, divise; con un azzardato paragone con Lost (l’Isola che accoglieva persone che necessitavano di una seconda possibilità, di espiare gli errori e le sofferenze del passato), gli autori tratteggiano con delicatezza e calma degli esemplari di umanità che hanno bisogno degli altri per colmare le proprie mancanze. Nel fare questo, inseriscono anche tematiche di un certo rilievo – molto presenti gli argomenti LGBT, ma anche altri temi come il sistema politico/medico corrotto keniota, ad esempio – nel tentativo di disegnare un unico grande percorso umano.
La domanda che sorge spontanea a questo punto riguarda il successo o meno di quest’operazione: grazie a questi ultimi due episodi la risposta inizia ad essere più concretamente affermativa. Non mancano, dicevamo prima, vari difetti, soprattutto nella caratterizzazione di alcuni personaggi e nella banalizzazioni di taluni dialoghi; questi errori vengono in parte corretti in corso d’opera ed i personaggi stessi, con qualche eccezione, ne guadagnano grandemente in profondità. Ciò che però domina è una grande forza emotiva che riesce a superare gli ostacoli imposti da una scrittura non perfetta e a diventare una vera e propria calamita nei confronti dello spettatore.
Sense8 probabilmente avrà bisogno di un giudizio definitivo solo al termine della stagione; per il momento, però, si può concretamente affermare che la strada del miglioramento è stata imbracciata con decisione e se si dovesse continuare con questo percorso (anche con una verosimile ripresa della trama principale), la serie sarà in grado di dirci e darci davvero molto.
Voto 1×04: 7 ½
Voto 1×05: 7

Bellissima recensione Mario!
Il momento della canzone è forse è uno dei primi step di grande intensità della serie. Da qui in poi si va avanti per scene madri.
Dici bene quando sottolinei l’indispensabilità dell’accesso alla stagione completa, questa serie guadagna tantissimo se seguita come un flusso, anche perché dopo 3-4 episodi vien voglia di berla in un solo sorso.
Una delle cose più riuscita è il bilanciamento tra la trama principale e le storyline dei personaggi, cosa che emerge solo con l’andare avanti degli episodi, il cui equilibrio nei primi atti può sembrare privo di senso. Solo con una visione d’insieme emerge il movimento di vai e vieni tra alcune questioni affrontabili solo prendendosi una pausa dal main plot e il procedere incessante, sotto traccia, di quest’ultimo.
Queste 2 puntate segnano il punto di svolta in cui amio avviso lo spettatore non può fare altre che decidere di andare avanti e contiuare a seguire questo splendido viaggio, partito in sordina e senza botti ma che chiarisce in queste 2 puntate che la serie è una serie si misteriosa e paranoide ma soprattutto un on the road nelle vite di 8 personaggi dverssissime fra loro ma accomunati dalla connessione che li spingerà probabilmente a diventare un WE e non più un I.
La scena in cui tutti ci connettono fra loro nella canzone dei 4 blondes è a mio avviso il punto più alto fin qui raggiunto nonchè una scena resta nella mente e nelle orecchie per molto tempo.Promossa la serie per me non c’è che dire. Mi aspettavo altro ma sono contetnto di quel che ho davanti.