
Come la sua controparte letteraria (le vampire tales del duo Del Toro/Hogan e in particolare il secondo capitolo della saga, “The Fall”), The Strain attinge a territori che non si possono circoscrivere semplicemente al cinema o alla televisione: è pura pop culture, mix di generi e di cliché sapientemente dosati.
In quest’epoca di riletture e rivisitazioni, di sfide agli sceneggiatori per creare show originali, inaspettati e colti, è assolutamente riposante sedersi davanti allo schermo a guardare The Strain: un racconto che non si propone di rivoluzionare i canoni dell’horror, che non gioca sulle fonti di ispirazione per ribaltarle ma solo per omaggiarle, che non ci chiede interpretazioni o livelli di lettura sofisticati ma semplicemente vuole raccontarci una storia e si impegna a farlo nel modo più divertente possibile.
E in entrambi gli episodi che raccontiamo il divertimento è davvero garantito, con la costruzione della mitologia dello show e la prosecuzione dei vari plot che si intersecano, rafforzandosi a vicenda. Gli eventi procedono con un ritmo uniforme, dando spazio a tutti i pezzi del mosaico senza dilungarsi sulle storyline; nuovi personaggi vengono introdotti e subito inseriti nel contesto generale mentre i protagonisti si evolvono, non senza riservarci sorprese.
Saves us having to bother with our fireplace.
Innanzitutto, arriviamo a sapere molto di più sulla relazione tra Setrakian e Palmer, connessi nella ricerca dell’Occido Lumen ma soprattutto artefici l’uno del destino dell’altro, perché senza questa collaborazione Palmer non avrebbe mai incontrato Eichorst, passando definitivamente a militare nelle fila delle forze del male ‒ forze che ora sembrano limitarlo e minacciarlo più di quanto prima facesse la malattia. Per quanto malvagio, Palmer non è mai stato guidato dal fanatismo come il nazista o dalla vendetta come Abraham ma semplicemente da un puro istinto di sopravvivenza, dal tentativo di mantenere in vita un corpo che costantemente lo tradisce; una volta eliminata questa minaccia è inevitabile che il miliardario mostri un lato più umano e qualche legittimo dubbio, alimentato dalla naivété dell’assistente Grace. L’amore, anche per uno come Palmer, è la più potente delle forze in atto e la più grande fonte di vulnerabilità.
I think you think it’s too late, that Evil has already won. I don’t believe that for a second.
Ma anche Setrakian ha i suoi lati oscuri, dato che la sua forza proviene almeno in parte dal male che ha giurato di combattere: come per Palmer, anche per lui è inevitabile mettere da parte ogni scrupolo nella lotta alla sopravvivenza e in questo senso approfittare dei poteri del proprio nemico per continuare a combatterlo è quasi una giustizia poetica. In questa seconda stagione Abraham è più Van Helsing che mai, disposto a tentare qualsiasi cosa per abbattere il suo nemico e votato alla propria causa con un fervore quasi religioso che ne fa non un maestro, ma un vecchio combattente solitario e amareggiato, che accetta quasi suo malgrado l’aiuto che i suoi seguaci possono dargli. Ma il potere della sua convinzione è così forte, e la sua causa così giusta, che persino Fitzwilliam riesce a dimenticare l’antica lealtà verso Palmer per unirsi a lui.
Me, I like the bad guy, the heavy, I think the same way. But you man, you were the baddest good guy that ever was.

Mr Eldricht Palmer. You are searching for the secrets of eternity.

It’s a little late for therapy.


L’evoluzione di questa seconda stagione di The Strain sembra dirigersi sempre di più nella direzione giusta già intrapresa, ovvero quella di un intrattenimento puro, onesto e raccontato in modo sempre più equilibrato. Eccezione alla regola nella sua normalità, è la serie estiva che mantiene sempre ciò che promette, facendoci desiderare la puntata successiva per un po’ di sano gore vecchio stile.
Voto 2×04: 7
Voto 2×05: 7

