

Kelly Goodweather è stata ripescata dopo la sua “morte” in maniera intelligente, aprendo un nuovo filone all’interno della storia che ormai si è fatto fondamentale: la scelta del Master di renderla come Eichorst è il primo riferimento alla “vera” resurrezione, quella dove i morti tornano tra i vivi come i vivi, ancora più terrificanti di quelli con un aculeo che esce dalla gola.
Interessante infatti la sequenza in cui Eichorst trucca la donna spiegandole come i movimenti muscolari, ormai perduti e trasformati in qualcosa di altro, saranno difficili da recuperare, ma che prima o poi ce la si fa, perché il Master le ha concesso la pietà di poter tornare (quasi) come prima. Ecco quindi anche un riferimento alla figura divina, qui trasformata e distorta in relazione ad un antico mostro: continua quindi a risultare azzeccata la scelta di un nazista come tuttofare del Master, che rimanda alla cieca obbedienza che le camice marroni avevano nei confronti del Fuhrer.

La Madre per Zach è Dio stesso, creatrice e protettrice per antonomasia, non è possibile che sia diventata Altro, qualcosa di ributtante e malefico che usa l’Amore solo per fini personali. Anche il rapporto tra Padre e Figlio è stato messo al centro della storia, fin dall’inizio, anche se in questo caso classicamente e quasi schematicamente, con cadute di stile e errori grossolani che sottolineano il fatto che la figura di Zach è solo propedeutica a far girare gli ingranaggi di alcune scelte di sceneggiatura e che non ha un ruolo di primaria importanza: basti analizzare la scelta di Eph di portarselo dietro quando decide di comprare un fucile nel retrobottega di un negozio malfamato, esponendolo così a rischi incalcolabili solo per fargli vedere che sta facendo di tutto per proteggerlo. Senza alcun senso.

Molto interessante, a tal proposito, l’assassinio del Cardinale da parte di Eichorst, che rivolgendosi al cielo schernisce Dio e la preghiera, dimostrando che quello che sta succedendo sembra inarrestabile, sia dalla scienza che dal divino. Divino che potrebbe nascondersi nel fantomatico Occido Lumen, quel libro che Setrakian va cercando da decenni, simbolo di una fede perduta che potrebbe salvarci tutti (qualcuno ha detto Bibbia?).

A parte questa bella sorpresa, la puntata si discosta un po’ dalle altre proprio per l’azione, già insita nel titolo: è la prima volta che la gente comune si ribella, lascia la paura in casa e scende in strada. La strada appunto: barricate, tutti alle armi, il richiamo forte alla Guerra d’Indipendenza c’è, ed è sottolineato dalla figura della politica Justine Feraldo, incarnazione di un orgoglio americano ancora poco sbandierato fino a questo momento.
Punto di forza ma che potrebbe essere anche di debolezza: abbiamo negli occhi il disastro di Falling Skies, incentrato sulla fierezza a stelle a strisce fino alla nausea: ecco, The Strain è un’altra cosa, e ci piacerebbe rimanesse tale. La battaglia, le bandiere al vento, i proclami ci sono stati, ed era inevitabile che ci fossero: il nostro augurio è che si ritorni fin da subito nei binari consoni alla serie.

E allora la battaglia a Red Hook la combattono tutti, ma non solo nella sequenza finale: Fet deve combattere contro una figura del passato che lo minaccia, Dutch lotta con se stessa per capire cosa vuole, Setrakian lotta per quell’Occido Lumen tanto agognato, e così via. La piaga che sta ferendo New York si è ormai insinuata nei protagonisti: solo combattendo e lasciando andare tutti i rancori sopiti si può quantomeno continuare a vivere.
Voto 2×08: 7+
Voto 2×09: 7
