
“The Assassin” è senz’altro il picco positivo di questa coppia di puntate, che regala un’ora di azione intensa, un plot efficace e dialoghi molto più scoppiettanti della media non solo di questa annata, ma anche della serie in generale.

“You’ve changed a lot since my first impression of you. Seriously though, this is pretty badass of you”
“Yeah well, I won’t be that badass if I miss.”

Questa è una chiara dimostrazione di come lo show guadagnerebbe in qualità se fosse in grado di scegliere su cosa concentrarsi mantenendo la tensione alta, perché la necessità di avere sempre tutte le palle in campo e non trascurare nessun personaggio fa sì che la qualità della scrittura (i dialoghi in particolare) scenda di livello e trascini con sé tutta la storyline.
“I persist because I understand the salient facts. Civilization is in free fall. Our world is about to change, violently and forever”
“With you selling out the human race, so you can live as one of these monsters”

“Dead End”, al contrario, è un deciso autogol che ne mette a nudo tutti i maggiori difetti: innanzitutto la storyline di Dutch prigioniera di Eichorst, che dopo il cliffhanger intelligente del finale di “The Assassin” si trascina per l’intero episodio segnando alcuni momenti interessanti (le one liner di Dutch e il flashback sul passato nazista di Eichorst, soprattutto), ma anche tanti momenti superflui ed eccessivamente pesanti.
Gotta respect a guy who keeps the party going no matter what

Sia la love story di Gus e Aanya che l’abbandono dei Guptas al loro destino sono sviluppati in modo banale e superficiale, soprattutto per l’assenza di motivazioni davvero forti che siano intuibili in base allo sviluppo degli eventi: tutto è banalmente gestito come un cliché supereroistico, da personaggi che vanno oltre l’essere cartoonistici per diventare dei veri e propri fantasmi narrativi privi di approfondimento.
I was wrong about you. You’re not destined for better things. You’re right where you belong. At the bottom of the blackboard.

La frustrazione del perdente, la voglia di rivalsa e la sete di potere ne fanno un parallelo perfetto con Palmer (pur essendo meno umanamente ambiguo) ma anche un perfetto contraltare di Setrakian, con il suo fanatismo forse altrettanto folle ma dedicato alla “parte giusta”, a costo di perdere tutto e rinunciare alla propria vita per la missione che si è prefisso.
Il ricordo ci mostra il momento in cui il braccio destro del Maestro ha iniziato a perdere la propria umanità, così come quelli su Setrakian ci hanno mostrato i momenti in cui la sua missione è diventata sacra e irrinunciabile.
So you joined the Nazi party because you couldn’t get laid?

Se ci si fosse limitati alla parte di azione convenzionale tutto sarebbe funzionato al meglio, perché Dutch fa una figura splendida nella parte dell’eroina piena di risorse ed Eichorst è credibile come assassino torturatore che ama vedere soffrire la sua vittima; ma The Strain non ha resistito ad aggiungere un risvolto sessuale, che oltre ad essere banale è anche di una misoginia imbarazzante, nel ridurre la più badass del gruppo a una fanciulla in pericolo che crolla tra le braccia di Fet.
Every once in a while I enjoy a human cocktail. It relaxes me.

Nel complesso, a chi si sta ancora chiedendo perché continuare a guardare The Strain questi due episodi hanno dato due risposte assolutamente agli antipodi; probabilmente lo show non riuscirà mai a liberarsi del tutto da certe pochezze di scrittura (ed è frustrante, date le potenzialità del materiale e la grande capacità di mettere in scena i cliché dell’horror in modo efficace). Bisognerà quindi aspettare il season finale per scoprire se la pazienza degli spettatori verrà premiata.
Voto 2×10: 7
Voto 2×11: 6

Gran bella recensione! Mi hai fatto ricordare le incredibili differenze di valore che continuano ad esserci tra un episodio e l’altro e spesso all’interno dello stesso episodio. Hai ragione, aspettiamo il finale e speriamo che prevalga in entrambe le puntate la buona scrittura e premiata sia, o divinità del seriale orror, la nostra pazienza di spettator! 🙂
Bella recensione! Comunque la parte a mio parere più assurda del secondo episodio è la modalità insaporire il sangue delle vittime a piacere con vodka o ananas…mah! Scusate ma che io sappia l’alcol per entrare in circolo nel sangue ha bisogno di almeno qualche minuto, Eichorst ha invece azzannato il poliziotto dopo neanche un secondo dall’avergli fatto tracannare la vodka. Lo so, sono quisquilie, ma urtano.
Al limite tutto il contrario, Assasin è la classica puntata di The strain, gestita e diretta maluccio, mentre Dead end forse è la prima vera puntata decente, per scrittura e approfondimento dei personaggi che ho visto, ce ne sarebbero volute di più di questa qualità per alzare il livello dello show.
Tra l’altro dimostra che Sammel/Eichorst come attore e personaggio si mangia tutti gli altri.