Ci ha provato a lungo, Sam Raimi, a portare avanti il suo progetto cinematografico più personale che era iniziato con La Casa e si era concluso con l’Armata delle Tenebre, un vero cult generazionale; eppure, è dovuta arrivare in soccorso la televisione (e Starz in particolare) per riuscire a dare nuova linfa, venti anni dopo, alle avventure di Ash Williams.
Prima della trilogia dedicata a Spider Man, Sam Raimi è stata la mente dietro La Casa (The Evil Dead), film horror tra i più rappresentativi di un certo modo di far cinema negli anni ’80. A quel successo seguì La Casa 2 (Evil Dead 2) e L’armata delle Tenebre (Army of Darkness), che, per la loro particolarità di unire commedia ed horror, si sono cristallizzati nella memoria di intere generazioni che ora, come Ash Williams protagonista di quella saga, sono ormai molto meno giovani ed in forma. L’idea, per quanto semplice, rischiava di diventare esplosiva: può davvero funzionare una serie televisiva basata su horror e demenzialità? Sarà davvero in grado di reggere un ritmo necessariamente più disteso, ben diverso dal paio d’ore entro cui un film è solitamente contenuto?
Chiaramente questa è una domanda a cui non si può rispondere, perché Starz ha mandato in onda esclusivamente il pilot, ma per ora la sensazione è di una scommessa vinta: la rete e Raimi hanno trovato il loro modo, autentico, di raccontare questa nuova avventura costruendo un primo episodio – diretto dallo stesso Raimi – in grado di omaggiare la propria storia ma nel contempo di inserirla nei canoni più contemporanei.
Le vicende, scritte da Sam e Ivan Raimi con Tom Spezialy (Desperate Housewives), si concentrano su Ash Williams molti anni dopo il suo ritorno dal medioevo; messi alle spalle gli orrori che lo hanno perseguitato da giovane, l’uomo lavora in un centro commerciale e spende la propria vita tra alcol e donne. Tutto cambia quando il Necronomicon Ex Mortis richiama ancora una volta le forze demoniache che sono pronte a scatenare l’Apocalisse.
Il primo raffronto nel cercare dei progetti che possano ritenersi simili a quelli espressi da questo Ash vs Evil Dead non può che concentrarsi sul recente Scream Queens, che ormai ha raggiunto la metà della propria prima annata. Anche lì si è cercato di equilibrare, per quanto possibile, comicità ed horror in una cornice perfettamente aderente alla scrittura del suo autore Ryan Murphy e ai suoi personalissimi stilemi artistici ben riconoscibili. Per quanto il macrogenere possa essere in effetti paragonato, le velleità artistiche e gli intenti di queste due serie sono profondamente diverse ed Ash vs Evil Dead ne esce come il prodotto al momento più riuscito. A prescindere da una valutazione personale – generi così particolari riscuotono necessariamente un successo in un certo senso limitato – questa nuova serie sorprende per la capacità di rimanere fedele alla propria linea senza, però, intaccare l’attrazione e la fidelizzazione di un nuovo pubblico.
Che cosa si ritrova, in questa serie, che colpirà gli amanti della trilogia originaria? Pressoché tutto, eccezion fatta per alcune esagerazioni demenziali che hanno caratterizzato L’armata delle tenebre: il make-up è molto simile, i combattimenti grossolani, il camp domina in quasi tutte le inquadrature. C’è, insomma, l’anima stessa della saga, senza che questa ne sia mai tradita. Al contempo, però, colpisce la capacità di inserire nuovi personaggi che possano fare da contraltare alla strabordante personalità di Campbell e la volontà di dare ampio spazio anche ad una narrazione horror di più vasto corso, che sappia nonostante tutto inserire momenti al cardiopalma. Questa scelta si rivela fondamentale nel momento in cui la serie dev’essere in grado anche di interessare le nuove generazioni o comunque chi non ha mai seguito la trilogia originale, offrendo loro oltre al materiale più autenticamente aderente al passato anche elementi narrativi tutti nuovi.
Inutile dirlo, Bruce Campbell la fa da padrone in questo episodio con un Ash Williams in netto spolvero. Lontano ormai da tempo da quel mondo ma segnato dalla morte dei suoi amici e della sua amata Linda, Ash si è rinchiuso in una vita ripetitiva e monotona che necessiterà dei vecchi nemici per subire lo scossone indispensabile per tornare al suo io più autentico. Molto riuscita è la scelta di incentrare su Campbell il lato comico della serie, mentre si apre intorno al personaggio di Jill Marie Jones (Sleepy Hollow) il racconto horror più canonico: l’’equilibrio tra queste due sezioni rende perfettamente digeribile il lato demenziale senza che questo possa fagocitare il resto della narrazione. C’è poi curiosità intorno al personaggio interpretato da Lucy Lawless, ma più per la sua partecipazione che per qualche anticipazione di spessore (nel pilot è poco più che una comparsa); per ora solo accennati gli altri personaggi, ma c’è da tenere d’occhio Ray Santiago che potrebbe diventare un’ottima spalla.
Sotto il profilo tecnico, Sam Raimi ha una direzione chiaramente ben salda nelle sue mani, con un uso molto forte della sua esperienza precedente: ritroviamo quindi tutti i vezzi e le scelte stilistiche che hanno caratterizzato il suo primo lavoro in un autocitazionismo che non esagera mai, ma sa integrarsi nella nuova stagione artistica. La scelta stessa di riprendere una rappresentazione estetica della possessione in maniera identica a quanto avveniva con La Casa (pur con mezzi sicuramente meno improvvisati di quanto accaduto con la sua opera prima) ricollega a questo nuovo capitolo quell’immaginario di ormai quasi trent’anni fa, ma senza trasmetterne anche l’idea di vecchiume (pericolo sempre dietro l’angolo, basti pensare all’incapacità di attualizzare Heroes: Reborn, che di anni ne aveva comunque molti di meno).
Dieci episodi (ma già un rinnovo per la seconda stagione) possono significare che Sam Raimi – che si occuperà anche della sceneggiatura – ha in mente un progetto piuttosto ampio. La parte più difficile, per lui, sarà riuscire ad equilibrare le due anime della narrazione senza sconfinare e senza portare a noia lo spettatore; non guasta, anche in un prodotto del genere, l’approfondimento dei personaggi i quali rischiano, com’è prevedibile, di trasformarsi a lungo andare in macchiette, se non adeguatamente rappresentate anche nella loro umanità. Ad ora, in ogni caso, il risultato è straordinariamente riuscito, anche più di quanto forse ci saremmo aspettati.
Il primo episodio mi è piaciuto molto, ma, personalmente, non credo sarò in grado di reggere 10 episodi (+10 da quanto riportato) su questi toni
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Il primo episodio mi è piaciuto molto, ma, personalmente, non credo sarò in grado di reggere 10 episodi (+10 da quanto riportato) su questi toni