
Brooklyn Nine Nine, fin dai suoi esordi e, ancor di più, nella passata stagione, si era presentata agli occhi degli spettatori come una ventata di aria fresca all’interno di un depresso panorama comedy. Gli autori (Michael Schur e Dan Goor) infatti, forti di esperienze quali The Office e Parks and Recreation, si sono abilmente districati tra la sperimentazione che aveva caratterizzato i loro lavori precedenti e un impianto comedy più tradizionale, dando vita ad un prodotto ibrido di successo (se non di pubblico, almeno di critica).

La scrittura contribuisce sapientemente a costruire quell’atmosfera familiare che contraddistingueva Parks and Recreation e non esita a mettere in bocca al Sergente Terry parole potenti: “The squad is my family, and I’ll always protect my family”.
Complessivamente “Yippie Kayak” è una puntata molto buona che riassume in sé tante delle caratteristiche degli episodi che l’hanno preceduta, a cominciare da un’attenzione maggiore alla separazione delle varie storyline – con tre diversi momenti che convergono in un epilogo congiunto –, il tutto senza perdere il proprio caratteristico afflato comico.

Oltre a Die Hard, tra i riferimenti di Brooklyn Nine-Nine trova autorevolmente posto Arma Letale, con cui lo show condivide il gusto per i momenti di tensione intervallati da quelli comici: le scene più memorabili del film scaturivano molto spesso dall’accostamento di situazioni o particolari ridicoli agli adrenalinici cliché da film d’azione. Ed è proprio nell’imperfetta gestione di questa alternanza che possiamo trovare il principale difetto di questa puntata: un accento più marcato sugli attimi di suspense avrebbe reso più credibili le scene della rapina e sottolineato l’immancabile verve umoristica degli attori. Non si tratta però di un errore quanto di una mancata ispirazione e, forse, di un po’ di pigrizia per un episodio che, individuati i binari giusti, non è riuscito ad osare di più.

Una situazione simile è quella che viene affrontata da Rosa: con una scrittura mai troppo pesante gli autori la portano gradualmente ad abbassare le sue difese e ad aprirsi ad un’amicizia sincera. Per il detective Diaz si tratta di un cambiamento complesso che, ad ora, ha avuto il suo culmine nell’ufficio del Capitano (3×06 “Into the woods”) ma che probabilmente ha ancora qualcosa da riservarci nell’immediato futuro.
Agli altri personaggi, nonostante non vengano mai negati i loro momenti sul set, è riservata una parte più di contorno, caratterizzata da una sorta di immobilità che riduce molto spesso la loro utilità scenica all’evidenziazione dei cambiamenti di Jake e Rosa. Nonostante questo appunto, l’intero cast non ha perso la brillantezza per cui è sempre stato lodato: i personaggi rimangono ben scritti all’interno delle loro caratterizzazioni e si muovono interagendo tra di loro con un affiatamento magico che, in certe situazioni, ricorda il teatro.

Anche quest’ultima puntata presenta qualità e limiti che hanno caratterizzato l’intera stagione e un po’ tutto il prodotto di Schur e Goor; è vero che si tratta solamente di un midseason finale, per di più a tema natalizio, ma vederlo praticamente privo di un qualsiasi sviluppo relativo alla trama orizzontale non fa ben sperare per il futuro prosieguo dell’annata. Tuttavia non è ancora il momento di smettere di seguire Brooklyn Nine-Nine che, pur senza spiccare il volo, conferma una volta di più di saper divertire ogni settimana, nonostante non abbia più quella brezza di novità e freschezza che l’aveva distinta tra le comedy più recenti.
Voto: 7
