
I tre episodi presi in esame manifestano allo stesso tempo i pregi e i limiti di questa trasposizione televisiva. Per quanto riguarda l’altissimo numero di storyline, di sicuro la serie fa un ottimo lavoro nell’incastrare alla perfezione i mutamenti politici interni sia alla realtà nazista che a quella giapponese: in entrambe le fazioni, infatti, esistono i fedeli al potere e i traditori, ma soprattutto individui che vedono nell’equilibrio delle due superpotenze una risorsa mentre altri la percepiscono come una minaccia, sperando in un conflitto che veda il proprio schieramento come vincitore. Al contempo, però, come già spiegato nelle precedenti recensioni, la necessità di parlare di così tante sottotrame in così pochi episodi ha portato talvolta a delle costruzioni caratteriali e relative relazioni estremamente superficiali: se in alcuni casi (Smith, Tagomi, parzialmente Childan) il lavoro è stato eccellente anche e soprattutto grazie a delle prove attoriali impeccabili, in altri (Joe, Frank, Juliana) si è giunti ad una semplificazione – il triangolo amoroso – che in un contesto come questo risulta fuori luogo, oltre che esagerato nella sua ripetitività (ogni discussione tra Frank e Juliana comporta una venatura di gelosia che a lungo andare diventa insopportabile).

Purtroppo, però, alcune scelte risultano comprensibili e dunque accettabili solo a posteriori, con un quadro più completo di quello che potrebbe essere il ruolo dei filmati. Prendiamo ad esempio il settimo episodio: la possibilità che ci siano dei mondi paralleli per ciascuno di noi e che qualcuno possa addirittura “percepirli” viene suggerita in modo esplicito solo nelle puntate successive, eppure è già in “Truth” che viene accennata la questione con la visione di Trudy da parte di Juliana e con la sensazione della madre che la figlia sia viva. Il problema non si trova nel modo di raccontare questa vicenda, bensì nel posizionamento all’interno della narrazione: anticipare questa parte, prima che vengano esplicitate le possibilità di cui sopra, depotenzia gravemente tutta la sezione, che acquisisce il significato che merita solo con le puntate successive; all’atto della visione, data anche la rapidità di esposizione, il tutto appare invece solo come un avvicendamento di sensazioni personali poco chiare, che si susseguono fino alla rivelazione del corpo di Trudy nel campo.


È interessante notare come sia proprio la puntata che introduce “the man with the iron heart” (Heydrich fu davvero definito così da Hitler) a presentare il primo vero punto debole di un uomo che fino ad ora avevamo visto come il più crudele in assoluto: John Smith, che con la sua cieca devozione nei confronti del nazismo ci era parso come una delle più gravi minacce all’umanità, ne esce ridimensionato non solo per il confronto con il suo superiore, ma anche per quanto accade nella sua vita privata. Che cosa succede quando quelle regole in cui riponiamo tutta la nostra fiducia ci si ritorcono contro? Se può essere fattibile mettere da parte le atroci azioni compiute in nome di un ideale, giusto o sbagliato che sia, risulta praticamente impossibile mettere in pratica una legge che prevede l’uccisione dei malati gravi quando quel malato grave è sangue del proprio sangue.

È un peccato che in un quadro del genere ad uscirne più ridimensionati siano quei personaggi che dovrebbero portare avanti la vicenda più importante, ossia quella dei filmati. Purtroppo nemmeno il coinvolgimento di Arnold riesce a far aumentare l’empatia dello spettatore per dei personaggi che sono stati ridotti a macchiette più per i loro rapporti interpersonali che per la loro stessa costruzione. Come si diceva all’inizio, puntare molto sul legame sentimentale nel triangolo Joe-Juliana-Frank si è rivelato un errore perché ha sminuito l’importanza di quanto da loro vissuto realmente a causa di questi filmati. Si tratta di un errore che emerge in tutta la sua potenza durante la visione della pellicola, un momento che avrebbe certamente offerto un più alto coinvolgimento per lo spettatore se lo stupore fosse stato interamente concentrato sulla presenza di Frank e di Joe nel filmato e sullo svelamento del ruolo di quest’ultimo, senza dover pensare anche ad eventuali conseguenze sentimentali della medesima rivelazione.

Questi tre episodi rappresentano una notevole evoluzione per la trama della storia, che tuttavia in alcuni punti sembra confermare errori già precedentemente notati, principalmente a livello di caratterizzazione di alcuni personaggi o di tempistiche dedicate a certe sottotrame in funzione di quello che si vuole raccontare. Childan, ad esempio, è un ottimo personaggio, e la sua scena a casa dei Kasoura è costruita in modo impeccabile (soprattutto per il quadro che emerge sui giapponesi e sulla loro relazione con il popolo conquistato, nonché i paralleli in questo senso con americani e indiani); eppure in questi episodi, a parte l’elemento dei soldi dati a Frank, si ha la sensazione che la sua storyline sia fin troppo staccata dal resto, quando invece avrebbe meritato molta più attenzione proprio per le implicazioni socio-culturali da lui incarnate.
Per ora si può dire che, a fronte di alcuni difetti limati e di un buon intreccio di base, su altre questioni si raggiungano punti molto alti e molto bassi allo stesso tempo, cosa che rende difficile dare un parere complessivo ad ogni episodio. Sarà il finale, con ogni probabilità, a chiarire da che parte penderà l’ago della bilancia.
Voto 1×07 “Truth”: 6/7
Voto 1×08 “End of the World”: 7½
Voto 1×09 “Kindness”: 7½
