
A differenza di quanto “Marco” aveva potuto far pensare, l’evoluzione di Jimmy è ben lungi dall’essere completa: tante le maschere ancora da indossare, le vite da cambiare e tante ancora le aspirazioni che rendono il protagonista così multiforme e sfuggevole a qualsivoglia caratterizzazione.
“What are you doing here?”
“My name is on the building.”

I cannot hear about this sort of thing. Ever again.

Per quanto riguarda la relazione tra i due personaggi, inizia a profilarsi lo stesso meccanismo che lega Jimmy al fratello: un insieme di azioni volte soprattutto ad accontentare l’altro, a renderlo fiero ed orgoglioso. Si assiste dunque ad una proiezione della personalità forte della donna in quella molto più debole dell’uomo: Jimmy diventa un buon avvocato non solo per le sue capacità, ma anche e sopratutto per compiacere la donna di cui è infatuato. Così come accade con il fratello, l’identità di Jimmy, in ogni relazione della sua vita, è fortemente dipendente da ciò che gli altri vogliono/pensano che egli sia. Agli occhi di Chuck, Jimmy non è altro che una persona mediocre, destinata ad essere sempre la sua ombra fedele; agli occhi di Kim, è invece un ragazzo come tanti, un ottimo avvocato: ma se sia un buon avvocato per scelta od obbligo siamo ancora ben lontani dal scoprirlo. Sebbene la relazione tra i due si inserisca bene nell’economia degli episodi, ciò che interessa allo spettatore riguarda quanto e come la persona di Kim sarà determinante nella trasformazione del protagonista.
You still morally flexible?


Second is still very, very good.

Il filo conduttore che sembra legare gli episodi e la stessa rovinosa vicenda del personaggio riguarda proprio la risposta a questo quesito: se nella prima stagione Jimmy poteva apparire come una persona sicura di sé, un buon avvocato e un fratello fedele, i diversi flashback hanno contribuito a modificare questa versione, riportandoci un personaggio totalmente opposto a quello che avevamo visto.
Leale, solo perché in debito; un avvocato discreto, diventato tale unicamente per ricevere un briciolo di approvazione dal fratello maggiore. Ma ciò che la serie sembra voler comunicare, sopratutto in questo secondo episodio, in cui le molteplici anime di Jimmy convergono fino a non riuscire a distaccarsi, è che non c’è una risposta univoca a questo quesito: Jimmy è tutto ciò che abbiamo visto e che ancora ci aspetta.
Nonostante la visione di questa serie possa essere viziata, oltre che dai flashforward, dalla conoscenza pregressa degli spettatori sulle sorti del nostro eroe, la bravura degli autori sta proprio nel lavorare a fondo nella costruzione di un personaggio conflittuale ed inafferrabile al contempo. I semi della trasformazione di Jimmy sono stati piantati già nella prima stagione, in quei tentativi disperati di “fare la cosa giusta”; ma il percorso che culminerà nella creazione di Saul Goodman non avrebbe avuto inizio senza la furbizia di Slippin’ Jimmy, né senza l’acume di James McGill.
Gli autori riconfermano, con questo ottimo episodio, l’importante lavoro svolto sul personaggio principale, volto alla costruzione di quella futura identità che tanto ha incantato gli spettatori: non ci resta che scoprire, passo dopo passo, tutti i tasselli che hanno portato alla nascita dell’avvocato che tutti conosciamo.
Voto: 7½

Che bella questa ripresa di Better Call Saul, per me forse la cosa migliore che sto vedendo in questo periodo. Mi sembra che la serie continui a nutrirsi del latte della serie madre e lo digerisca bene ma al contempo vada per la sua via senza sfigurare.
Direi che mi piace un po’ tutto: la fotografia, il colore, qualche bizzarria e anche i tempi un po’ lenti della narrazione. Lenta ma con qualche eleganza e tristezza di fondo che conferiscono al personaggio di Jimmy/Saul – con Odenkirk che si conferma interprete sensibile – una qualità che per ora incuriosisce e poi forse ci appassionerà. Come è vero che sapere l’esito finale un po’ toglie, ma in realtà restituisce non poco sotto forma di presagio, spunto narrativo, gioco della memoria. Si vedrà nel prosieguo …