
Il pilot di Hap and Leonard parte con uno squarcio dal 1968 che emoziona i fan di Lansdale fin dal primo fotogramma: una macchina a tutta velocità inseguita dalla polizia, due rapinatori di cui uno si sta dissanguando sul sedile posteriore, una borsa piena di soldi, i Creedence Clearwater Revival con “Up Around The Bend” a tutto volume.
La scelta di cominciare con una scena con questa carica action e che nel libro da cui è tratta questa prima stagione, “Savage Season”, è soltanto raccontata, mette subito in chiaro che questo è un prodotto fedelissimo alla poetica dello scrittore ma che rivendica una propria originalità.
“That’s not fair”
“Nothin’ is, Sugar”

Il duo di detective protagonista del ciclo di romanzi e della serie è infatti la più celebre e amata creazione uscita dalla penna di Joe R. Lansdale, autore estremamente prolifico (addirittura la sua bibliografia ha una voce a parte su Wikipedia) dalle radici texane che spazia tra i generi letterari – horror, mystery, detective stories, science fiction – ma soprattutto famoso per i dialoghi dissacranti, l’immaginazione scatenata e una magistrale capacità di raccontare le scene d’azione.
Tre elementi che sintetizzano alla perfezione Hap and Leonard, racconto di una “strana coppia” investigativa formata da due grandi amici che non potrebbero essere più diversi: Hap Collins è bianco, con un debole per le donne coi capelli rossi e che portano un sacco di guai, ex universitario hippie che vive come manovale sottoproletario dopo essersi beccato qualche anno di galera per non essere andato in Vietnam; Leonard Pine invece è nero, conservatore, ex marine (che in Vietnam ci è andato senza battere ciglio) e dichiaratamente gay, adora i Nilla Wafers alla vaniglia, la Dr. Pepper e Hank Williams.
You always overcommit, in love and war.


Per farlo, Hap e Leonard dovranno unirsi alla banda di improbabili delinquenti messa insieme da Trudi e dal suo ex marito più recente, Howard, un gruppetto di dilettanti allo sbaraglio ancora attaccati alla retorica dei figli dei fiori che cercano soldi per un non precisato scopo politico che, a loro dire, può fare la differenza per salvare il mondo.
“What happened to you?”
“Life. And you. That didn’t help.”

Sembrava molto difficile, se non impossibile, trasportare questa vivacità e questa commistione di generi sullo schermo (che fosse cinematografico o televisivo) senza che i fan rimanessero delusi. Ma poi sono arrivati Jim Mickle e Nick Damici e hanno adattato per il cinema “Cold in July“: un libro tra i più belli di Lansdale che non fa parte dei 9 romanzi di Hap e Leonard ma che ne è quasi una costola, dato che uno dei protagonisti è anche un personaggio secondario del ciclo; sul soggetto Mickle e Damici hanno lavorato magistralmente, azzeccandone le atmosfere e creando un film con un casting pressoché perfetto e rispettoso della trama del romanzo, ma non pedissequo.
È sembrata quindi giusta e naturale la notizia che anche la serie televisiva Hap and Leonard sarebbe stata affidata da Sundance TV agli stessi autori, ma il casting è stato oggetto di molti più dubbi, considerato che Lansdale ha sempre dichiarato che per i ruoli avrebbe scelto Jeff Bridges e Samuel L. Jackson; invece, per ovvi motivi di età e budget, la scelta è caduta su due attori molto meno noti.
Michael K. Williams, anche per il ruolo che l’ha reso noto in The Wire, era già sulla carta un perfetto Leonard Pine, mentre sulla scelta di James Purefoy si sono visti molti nasi storti, in primis perché l’attore è inglese mentre Hap Collins è la quintessenza del texano, ma anche per il mezzo fallimento di The Following che l’ha visto almeno in parte responsabile.
Hey, cowboy, want to take a ride?

Per quanto si può giudicare dal pilot, non solo il trio di cui sopra ma anche i comprimari sono stati scelti e scritti con grande attenzione all’atmosfera nostalgica e surreale del materiale di partenza, che racconta gli anni ’80 da un punto di vista crepuscolare, totalmente differente dalla frenesia del benessere e del successo che vediamo in serie come Halt and Catch Fire o The Americans.

I cinque episodi che seguiranno, a giudicare dal trailer, promettono di offrire molto sia ai fan della prima ora che agli spettatori più casuali: risse, sparatorie, sesso, situazioni assurde e dialoghi senza freni con il più puro accento texano.
Voto: 8

Adattare Hap and Leonard è allo stesso tempo la cosa più intrigante possibile e la più difficile. Non si tratta certo di una materia prima che non si presta alla trasposizione audiovisiva, ma proprio del contrario e questo non fa che aumentarne i rischi.
Le pagine di Lansdale sono incredibilmente cinematografiche, sia nella descrizione delle scene d’azione sia nella rappresentazione di dialoghi che paiono già composti per un film o una serie. Per questa ragione però è davvero insidioso provare a farlo davvero perché la qualità di immagini che la serie di romanzi genera nella testa del lettore può risultare più dettagliata e ficcante di quella dell’adattamento.
Mickle e Damici però sono la scelta migliore possibile, forse l’unica: il loro adattamento cinematografico di Cold in July ha dimostrato che riuscire in quest’operazione creando immagini di grande potenza su una storia bellissima.
Questo pilot ci dice la stessa cosa: vedere Hap and Leonard in carne ed ossa è un sogno che si realizza, caratterizzato da due interpreti perfetti nel rendere quella gran malinconia che li caratterizza, unita al sarcasmo di chi nella vita sa che per campare non deve davvero crederci fino in fondo.
Consigliatissima.