A causa di una stagione poco brillante, il futuro di Shameless destava parecchie preoccupazioni in coloro che stanno seguendo questo show dagli esordi: se è vero che quando è difficile fare peggio della puntata precedente si tratta proprio del momento in cui si tocca il fondo, allora questo drama era destinato a raschiare il fondo del barile fino a bucarlo.
Date queste premesse, “A Yurt of One’s Own” può essere considerato un episodio stupefacente perché, seppur senza correggere tutto quello che la serie ha sbagliato negli anni, è riuscito ad intrattenere e interessare per tutti i suoi cinquanta minuti, e per lo show – arrivato al sesto anno di vita – vuol dire tanto. Questa quartultima puntata di stagione è riuscita a miscelare tutte le anime della serie, dosandole con intelligenza e dando anche un premio (di cui si parlerà in seguito) a tutti quegli aficionados che rimpiangono il “glorioso” passato di Shameless.
La custodia di Dominique (l’interesse amoroso di Carl) che contiene un violino e un preservativo è l’immagine che più descrive non solo “A Yurt of One’s Own”, ma anche tutto quello che incarnano i Gallagher e tutti gli altri personaggi di questo show; i sentimenti che provano e le azioni che compiono sono rappresentati rispettivamente dallo strumento musicale e dal condom, racchiusi nello stesso involucro, protetti dalla stessa corazza che dà la possibilità a molti di guardarci all’interno, ma a pochi di saper utilizzare correttamente tutto il contenuto. Da un lato abbiamo la carnalità e la dimensione terrena dei comportamenti dei protagonisti – simboleggiata dal profilattico; dall’altro la musica, l’arte e il livello più alto di quello che provano – amicizia, amore, speranza, ma anche odio – di cui il violino è il simbolo.
Fiona è divisa tra gli escamotage per divorziare senza perdite economiche e l’amore che prova per Sean: questi due comportamenti entrano in conflitto tra di loro, influenzandosi a vicenda e mettendo tutto a rischio, sia la relazione con il suo datore di lavoro che la ritrovata stabilità economica. Mettendo sui piatti della bilancia tutti questi elementi, l’immagine della ragazza è diversa e nettamente migliore: riusciamo a vederla meno buona del solito, più realistica e meno uguale a se stessa. Il pubblico ha sempre perdonato tutto a questo personaggio, che è stato capace di imboccare la retta via anche per essere un esempio per i fratelli. Ora, con l’aiuto del nuovo avvocato, Fiona viene disegnata con più chiaroscuri, capace anche di commettere atti – come le ipotesi di richiesta di beni per il divorzio – che sono un po’ out of character, ma che la rendono molto più umana e quindi interessante.
Lo stesso discorso lo potremmo fare con Lip e il suo alcolismo: se da una parte lo vediamo svegliarsi in un letto d’ospedale dopo una grande bevuta, dall’altro vediamo la sua espressione di odio verso la ragazza che l’ha salvato e di rimpianto e amore alla vista di Mandy. Anche lui, non più descritto solo come l’ubriacone donnaiolo, acquista profondità guardando la sua ex fidanzata; ci fa capire che lui alla felicità ci pensa e l’autodistruzione simboleggiata dal bere è mischiata alla speranza che possa davvero amare qualcuno ed essere amato a sua volta. Questi pensieri si mescolano con le azioni che compie, che potrebbero essere incoerenti, ma lo sono esattamente come lo è una persona vera; per questo motivo anche il ragazzo acquista un po’ di quella credibilità che aveva perso nelle settimane precedenti. Lui e Fiona sono i veri protagonisti di questa sezione di puntata, che riserva lo stesso trattamento per Debbie, Frank, Ian e Veronica.
Il trasferimento della più piccola della famiglia in una comune hippie, oltre a dare il via a una storyline che prende il posto di quella precedente – che vedeva Debbie cercare di sedurre la donna malata terminale –, riesce a dare una boccata d’ossigeno allo show, che prima percorreva una via che non l’avrebbe portata lontana. Anche in questo caso sacro e profano – il violino e il condom – caratterizzano tutto il percorso della ragazza, creando zone franche per lei e facendo succedere di tutto al di fuori. Anche Frank subisce questo dualismo, alle prese con la meditazione e il sudore speso sulla bicicletta per portare energia al campo; la fatica fisica è l’unica cosa che può far desistere Frank in un’impresa e in questo caso l’uomo è pronto a mollare, rendendo ancora più ovvio che tipo di personaggio sia.
Il percorso di Ian in “A Yurt of One’s Own” è strettamente legato a quello di Mandy, la cui presenza non è altro che un easter egg per gli spettatori della prima ora. Il passato ritorna, insieme alla nostalgia di quello che la serie era solo qualche anno fa. L’introduzione di questo personaggio è abbastanza forzata e poco legata al resto della narrazione, ma il suo scopo è altro rispetto alla storia che viene raccontata: si tratta di un’operazione nostalgia che appaga il bisogno dei fan più accaniti e allo stesso tempo offre un’assist perfetto allo sviluppo di Ian. La voglia del ragazzo di fare la cosa giusta, dominando il suo bipolarismo e l’abitudine di fare scelte sbagliate tipica della famiglia Gallagher, ne disegna un’altra versione, più matura, veramente cresciuta e non solo adulta. Il taglio profondo col passato ha fatto bene a Ian, che, seppur smarrito nel presente, riesce a seguire la traccia dell’obiettivo che si è prefissato – quello di studiare per offrire primo soccorso – non perdendosi in situazioni che avrebbero potuto metterlo seriamente nei guai, come il ritrovamento del cadavere in camera di Mandy. In quest’ottica, la ragazza è una prova che gli è stata sottoposta, il confronto col passato e col suo passato in particolare, che prima lo avrebbe visto fare la cosa sbagliata per poi pagarne le conseguenze.
È chiaro che cinquanta minuti non possono stravolgere dinamiche discutibili e storyline noiose, ma “A Yurt of One’s Own”, mettendo mano ai personaggi, è riuscito a rendere almeno interessanti le vicende narrate. Dopo tanti anni di vita è difficile sperare in un lavoro ancora fresco e con tante cose da dire, ma questo episodio è la cosa che più ci va vicino e, dopo stagioni che hanno lasciato in pochi soddisfatti, costituisce una ventata d’aria fresca a cui non possiamo che essere grati.
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