
Questa divisione nel racconto della stagione, se da un lato ne mina l’organicità e ne rappresenta una possibile debolezza dal punto di vista strutturale, dall’altra evidenzia con maggior forza ed efficacia le difficoltà di Matt Murdock, sempre più combattuto tra le sue due realtà, quella diurna e quella di vigilante.
Ancora più che nella prima stagione, gli autori mettono il Diavolo di Hell’s Kitchen di fronte all’enorme mole di problemi associati all’essere un alfiere nella lotta contro il crimine: in particolare, riuscire a combattere tale battaglia tenendo fede ai propri principi etici e morali, in una realtà che spesso non lascia spazio a mezze misure. Se il confronto con il Punitore verte sul dilemma morale di uccidere o meno i criminali, e su quanto possa essere più o meno efficace ai fini della sua personale crociata, l’arrivo di Elektra aggiunge una nuova componente che subito si intrecciata alla precedente: l’incompatibilità apparente fra le sue due identità, avvocato e vigilante, e, conseguentemente, l’incapacità di queste vite di coesistere armoniosamente, senza che l’una fagociti l’altra.

When I finally get out of this cage, I will dismantle the lives on the two amateurs that put me in here!
È una situazione che non deriva solo dall’aumento dei nemici o dei fronti su cui combattere, ma anche dal fatto che tante delle sue vittorie sembrano a poco a poco sgretolarsi, vanificando nel nulla ogni suo sacrificio. In questo senso risultano particolarmente esemplificativi i ritorni di due antichi nemici che l’eroe dava erroneamente per sconfitti: il redivivo Nobu e soprattutto il terribile Wilson Fisk, protagonisti dei due cliffhanger che chiudono rispettivamente il nono e l’ottavo episodio. Due presenze che stanno proprio lì a sottolineare quanto la crociata del Diavolo Custode in realtà non stia andando come aveva immaginato, ma che, anzi, la situazione potrebbe addirittura peggiorare.

L’incontro con Fisk distrugge in pochi secondi tutte le rimanenti certezze e convinzioni dell’avvocato, gettando ancora più dubbi sull’efficacia del suo modus operandi, già contestato da The Punisher nel terzo episodio (“You hit them and they get back up, I hit them and they stay down”).
“You know… next time I see you only one of us walks away”
“Yes, of course. I’m counting on it.”
Proprio Frank Castle è tra gli artefici dell’ascesa di Wilson Fisk a kingpin della prigione, con un “accordo” tra i due che ha del sorprendente, non solo per le figure coinvolte, ma soprattutto per il ritorno davvero inaspettato del personaggio interpretato da Vincent D’Onofrio – complimenti alla produzione che è riuscito a tenerlo segreto.

Sebbene a tratti l’episodio metta a dura prova la sospensione dell’incredulità dello spettatore, il confronto fra Kingpin e il Punitore lascia ampiamente soddisfatti. Vincent D’Onofrio conferma con la sua gigantesca presenza fisica e scenica quanto sia perfetto nel ruolo di Wilson Fisk, mentre dall’altra parte Jon Bernthal non è da meno, dimostrando come il suo Punisher riesca a reggere, se non pareggiare, il carisma magnetico del villain. Il picco qualitativo di “Seven Minutes in Heaven” (se non di tutte e tre le puntate) viene toccato però nella scena d’azione che dà il nome all’episodio, ovvero l’orgia di violenza e di brutalità che vede protagonista il Punitore mentre massacra i prigionieri del blocco A. Una sequenza action come sempre di enorme fattura, che sembra quasi richiamare una celebre citazione fumettistica pronunciata da Rorschach, l’iconico vigilante di “Watchmen” di Alan Moore: “I’m not locked in here with you, you’re locked in here with ME”!

Proprio sul massacro dei Castle, queste tre puntate gettano un po’ di luce sul mistero dietro la loro morte, sia attraverso le rivelazioni di Datton, sia attraverso le indagini di Karen (anche lei sempre più ossessionata dalla ricerca della verità): emerge così il nome di un oscuro narcotrafficante, The Blacksmith, che importa eroina purissima dall’estremo oriente. Che sia un indizio di un possibile collegamento con l’altra grande minaccia della stagione, la Mano?
“You’re dead!” “There is no such thing.”
L’arrivo prima di Elektra e poi di Stick, in “Guilty as Sin”, portano all’interno della serie una componente sovrannaturale, che, seppur presente in minima parte l’anno scorso, ora sembra reclamare con forza la scena con l’avvento de la Mano. È un filone che stona un po’ con il tono realistico e le atmosfere urbane della serie, ma bisogna anche tener conto che Daredevil, essendo la prima costola facente parte del progetto The Defender, deve un po’ introdurre anche i temi e lo stile degli altri show (come Iron Fist ad esempio) e dare un assaggio della loro mitologia – del resto siamo pur parlando dello stesso universo cinematografico della Marvel, che lancerà prossimamente nelle sale Doctor Strange. Più che l’aspetto sovrannaturale in sé, il vero problema di questo arco narrativo è che appare decisamente meno interessante e curato rispetto alle restanti storyline di stampo più urbano.

Anche per quanto riguarda questa parte della trama, se la scrittura non sempre è perfetta, a tenere alto il livello ci pensa la regia che regala delle scene action molto suggestive, come l’inseguimento iniziale di “Guilty as Sin” o l’arrampicata dei ninja sulle pareti dell’ospedale che conclude “The Man in the Box”.
Così come successo anche nella prima stagione, Daredevil vede calare gradualmente, seppur di poco, il livello qualitativo della narrazione, mantenendo però elevato quello dell’interesse. Le imperfezioni, in particolare a livello di sceneggiatura, sono tuttavia compensate dall’eccezionalità del comparto tecnico, che conosce pochissime sbavature, e da un cast sempre all’altezza, che nella circostanza vede il ritorno di un maestoso Vincent D’Onofrio. In vista del finale restano però i dubbi sulla gestione delle due trame al momento troppo lontane tra loro, sia in termini di narrazione sia in quelli di attrattiva.
Voto 2×08 “Guilty as Sin”: 7
Voto 2×09 “Seven Minutes in Heaven”: 8
Voto 2×10 “The Man in the Box”: 7.5

E’ incredibile come invece io abbia trovato queste 3 puntate specifiche quelle che maggiormente mi hanno esaltato di TUTTA la stagione; sarà il mio amore per Wilson Fisk (uno dei cattivi meglio costruiti dell’ultimo periodo televisivo), sarà che una scena violenta come quella dei 7 minuti in paradiso faccio fatica a ricordarla in show simili, ritengo veramente questa triade di episodi (la 2×09 su tutte) belli al pari delle prime 3 puntate.
Mi trovi d’accordo sulla questione Elektra,anche se è un personaggio che a me non ha mai fatto impazzire fin dall’inizio per cui ci ho oramai fatto il callo.
Sulla questione “mano” credo che sia inevitabile dividere il pubblico portando in scena una questione simile; a me l’idea di un’organizzazione di questo tipo non dispiace,capisco che, visto il realismo con il quale è stato trattato il potere di Murdoch, certe cose possano far storcere il naso, ma credo che sia inevitabile cercare una evoluzione nei villain non più catalizzandosi sulla superficie di Hell’s Kitchen (dove Fisk la faceva da padrone) ma andando ancora più in profondità.
La 2×09 sulla carta poteva meritare anche un voto più alto, ma ci sono quelle sbavature a livello di scrittura che ho spiegato nella recensione che inevitabilmente pesano un po’ sul giudizio. Mettendo quelle da parte, avremo avuto sicuramente un episodio sullo stesso livello della 2×03 e della 2×04, a mio parere i migliori della stagione.
Ne approfitto peer fare anche una puntualizzazione, questo tipo di passaggi un po’ semplificati e forzati c’erano anche nella scorsa stagione, proprio intorno a questo punto. Spero che l’anno prossimo riescano a correggere un po’ questi difetti, perchè tutto il resto è di livello altissimo.
Magari facessero una terza stagione incentrata su Rinascita di Miller!
Secondo me ci sono ampie possibilità che ciò accada.
Bello il paragone a Rorschach, l’ho pensato anch’io quando il Punitore è entrato in carcere.
Di fronte a questa stagione di Daredevil, oltre ai complimenti al cast che ho trovato impeccabile anche quest’anno, vorrei dire una cosa riguardo alle scene di combattimento: Zach Snyder, guarda e impara