
Infatti, come proprio questo episodio conclusivo tende a rimarcare, l’immobilismo dei Gallagher, la loro ridondante ciclicità, l’utilizzo esasperato degli stessi stilemi, se da un lato paralizzano l’evoluzione (o l’involuzione) della storia raccontata, dall’altro tendono a rimarcare l’essenza stessa di una serie che si fonda proprio sull’incapacità di svilupparsi secondo dinamiche usuali, aderenti a un contesto di ‘normalità’ da cui i Gallagher sono, ma soprattutto si sentono, esclusi. Se guardiamo alle cose da questo punto di vista – i vari personaggi non hanno mutato la loro endemica natura, restando fedeli a se stessi e allo spirito della serie – questa sesta stagione si conclude proprio rimarcando tale assunto. Infatti analizzando questo season finale come un blocco disgiunto dall’evoluzione della stagione, potremmo anche ritrovarvi una sorta di coerenza stilistica che rimarca, ancora una volta, come tutto l’universo di Shameless soffra di una tendenza al regresso di cui è quasi impossibile liberarsi. Il problema, però, sta proprio nella difficoltà di disgiungere ciò che ci racconta questo finale dal come si è giunti a tale conclusione.

L’imperativo di capovolgere continuamente i vari frangenti, creando situazioni sempre diverse e sempre più assurde, nonostante possa essere considerata la cifra stilistica dello show, in questa stagione, come già nella precedente, non funziona più. In queste ultime due annate, Shameless è rimasto imprigionato nell’incapacità di riuscire a trasformarsi in maniera organica e completa: la facciata è quella di sempre – tutte le situazioni, positive o negative che siano, si ribaltano, si complicano, si distruggono – ma dietro sembra non esserci più nulla. A parte alcune eccezioni, i vari personaggi vivono le loro difficoltà senza un livello emozionale ben definito, privi di una stratificazione adeguata a creare quel contesto ironico che permetta di approfondire una situazione limite attraverso una dialettica di tipo grottesco, caratteristica che fino a qualche anno fa era una delle più grandi forze di Shameless.
Tuttavia, al di là del ricordo dell’ambiguo percorso svolto, la disposizione finale dei personaggi in questo “Familia Supra Gallegorious Omnia!” ci mostra una situazione potenzialmente interessante: le due ‘promesse’ dei Gallagher – Debbie e Lip – si ritrovano imprigionate in derive comportamentali che li pongono molti gradini più in basso rispetto al percorso compiuto da Carl e Ian che, sulla carta, sembravano invece destinati a non concludere nulla di buono. Al centro si trovano invece Fiona e Frank, sempre più uguali a se stessi, sempre più inchiodati in una situazione che definire ridondante sarebbe riduttivo. Ma se per Frank la mancanza di evoluzione è il tratto che meglio caratterizza il personaggio, per Fiona la situazione è molto più complessa.
Not your first wedding and definitely not going to be your last. Maybe I’ll come to the next one.

Per quanto non lo abbia mai ammesso con completa onestà, anche per Fiona, come per tutti i Gallagher, l’impulso primario su cui costruire la propria vita gira intorno alla ricerca spasmodica di un modo per ‘uscire’ di casa; e Fiona non è mai stata in grado di trovare altro modo che quello di appendersi alle spalle di un uomo. Il percorso che va da Jimmy a Sean conserva delle dinamiche di attuazione che si ripetono sempre uguali a se stesse: Fiona si getta anima e corpo in una relazione finché non la distrugge o ne viene distrutta. Ovviamente questa è la matrice su cui si muove la costruzione del personaggio, è la sua caratteristica, quel punto debole che diventa motore dell’azione. Tuttavia, nelle ultime due stagioni, questa caratteristica ha perso sostanza, è diventata solo un orpello esteriore, una specie di marca che serve a far riconoscere il personaggio.

«You are a fucking asshole, Frank».
«That I am. Never denied it. But at least I’m an honest asshole».

In questa stagione, così come in quella passata, Frank è stato vittima di una cattiva gestione narrativa che l’ha relegato quasi sempre in situazioni di contorno, a volte del tutto slegate dal contesto, arrivando a svilire completamente le potenzialità del personaggio. Negli ultimi episodi di questa stagione, invece, la sua presenza si è fatta più incisiva fino a diventare determinante. Infatti, il monologo finale durante il matrimonio di Fiona è la punta più alta dell’episodio: passando in rassegna i difetti di tutti i suoi figli, per finire poi con lo smascherare Sean, Frank è riuscito a mettere ogni personaggio di fronte a se stesso, squarciando quel velo dietro cui ognuno cercava di nascondersi; perché se una cosa l’ha notata anche Frank – che non c’è mai, che è sempre sballato – allora è così evidente che forse bisognerebbe prenderne davvero coscienza.
Oh, family’s family, right?

Rispetto al trend dell’annata “Familia Supra Gallegorious Omnia!” è un buon episodio, che si pone a conclusione di una stagione non proprio soddisfacente. Ma la cosa più positiva di questo finale è aver spinto ogni personaggio fino al punto di massima rottura, in modo da lasciarci con buoni auspici per una settima annata costruita sulla scia di un rivitalizzante reset.
Voto Episodio: 7½
Voto Stagione: 6-

Inizio col dire: grazie a dio il matrimonio non c’è stato. Avrei smesso di seguire la serie, perché Sean e Fiona insieme mi davano dei brividi di disgusto che mi costringevano a skippare tutte le loro scene.
La stagione non è stata granché, al pari di quella precedente. Ma io continuo ad amare Shameless per tanti motivi, tra cui il parlare di povertà e degrado, cosa che gli altri show si guardano bene dal fare.
Qua tra fantasy, supereroi e hipsterismo insopportabile, i problemi reali di chi non ce la fa sembrano spariti dalla TV. Ed esagerare, scadere nel grottesco e a volte far ridere, è l’unico modo in cui può essere somministrata al pubblico questa botta di realtà. Altrimenti nessuno guarderebbe uno show che parla di gente in miseria.
Volevo dire un’ultima cosa su Fiona: non sono convinta che il suo aggrapparsi a un uomo dietro l’altro sia dovuto solo al suo voler uscire di casa. Secondo me la questione è più complessa, ed era stata illustrata bene nella stagione 4 (la migliore, infatti), quando Fiona si trovò in una relazione col classico bravo ragazzo, e mandò tutto all’aria per non aver resistito al fratello tossico. Fiona è dipendente dalle relazioni con uomini “pericolosi”. Jimmy era un ladro e un imbroglione, il tossico era quello che era, Sean è un ex tossico sempre a rischio di ricaduta, etc. I bravi ragazzi come il suo ex capo e il suo ex marito lei li ha mollati. Tutto questo è coerente con la sua storia familiare. E’ irritante vederla sempre attaccata a qualcuno, è vero, però è coerente con il background del personaggio. Spero che dalla prossima stagione si renderà conto di dover fare un lungo lavoro su se stessa, prima di buttarsi nell’ennesima relazione.
Io sono molto d’accordo con Teresa .
Certo sfrucugliando ed analizzando Shameless su alcune storyline (magari non per tutti le stesse potrebbe fare molto meglio ,a mio gusto ad esempio cito Carl che personalmente trovo debole nella sua caratterizzazione da potenziale assassino a servitore della giustizia ma come gia’ scritto questo analizzando e sfrucugliando.
Da spettatore Shameless a me diverte ancora ed ha il merito enorme di portare ,come giustamente fa notare Teresa ,tematiche sociali che tra draghi,regine,supereroi etc etc rischiamo di passare nel dimenticatoio e lo fa appunto strappandoci un sorriso.
Fiona la amo cosi come adoro Emmy Rossum quindi su di lei non mi esprimo 🙂 perche’ non sarei obiettivo,Frank e’ comunque sempre Frank e la sua performance al matrimonio vale da sola la puntata anche in quella che non e’ certo la sua stagione migliore io sotto al 7 per i Gallalgher non vado.
Una stagione che a me è piaciuta davvero tanto, non so cosa farci io ogni anno li amo sempre di più! l’unico difetto che ho trovato in questa ultima stagione è stata la gestione di Lip, spero gli diano una storyline decente nella settima stagione perchè veramente sembrano essersi dimenticati di che bel personaggio fosse nelle prime serie.