
Le conseguenze della dilatazione della quarta stagione (puntate raddoppiate rispetto alle stagioni precedenti) sono sempre più visibili agli occhi dello spettatore; Vikings non è mai stato un prodotto esente da difetti, ma questi, inseriti all’interno dell’estetica caratteristica dello show, raramente sono stati talmente evidenti da risaltare. La diluizione degli eventi narrati, unita alla maggiore complessità degli intrecci, ha reso la fruizione della narrazione meno agevole e ha portato a galla quelle che sono le carenze endemiche di una serie che, a fronte di una riconosciuta abilità nel ricreare le atmosfere, ha spesso dimostrato scarso feeling con l’accuratezza storica.
He called me your whore, which I am and have freely chosen to be.
Se con “The Profit and The Loss” Vikings si è rifugiata nel porto franco 
Your Kingdom, Lord, as You have said, is not of this world, but my kingdom is.

It is not easy being a father. It is even harder being a husband. Maybe I have failed at both.
In Ragnar Lothbrok il problema della libertà è stato presente fin da quando, giovane fattore, si scontrava contro il potere rappresentato dal conte Haraldson. La sua arrampicata lungo la scala gerarchica non è altro che un tentativo di affrancarsi attraverso l’ottenimento del potere. Il miserevole fallimento delle sue aspirazioni è perfettamente rappresentato dalla commovente visione in cui Ragnar rivive un attimo felice del suo passato (la sostanza per cui Ragnar ha sviluppato una dipendenza è la noce di betel i cui effetti, in teoria, dovrebbero essere decisamente più blandi), un momento in profondo contrasto con la situazione attuale che lo vede deluso, tradito, sempre più solo ed incapace di affrontare gli eventi.

Your Kingdom, Lord, as You have said, is not of this world, but my kingdom is.
Molto più interessante è la questione religiosa, da sempre un pallino dello show: le scelte narrative sembrano adeguarsi al modo di pensare politeista che raramente escludeva l’esistenza di altri dei ma riduceva il tutto a questioni di “influenza territoriale”. In Scandinavia, troppo lontana dal mondo cristiano, il potere apparteneva ad Odino e l’infiltrazione della religione cristiana, tramite Athelstan e l’incontro tra culture, era percepita come una minaccia.

Con venti episodi da mettere in scena non è semplice mantenere il ritmo incalzante delle stagioni precedenti e “Promised” e “What Might Have Been”, piuttosto povere fino ai cliffhanger finali, ne sono un esempio paradigmatico. Con “The Profit and The Loss” Vikings risolleva il tiro, proponendo una delle scene d’azione più complesse e spettacolari dell’intero show.
Non è facile sorvolare su inesattezze storiche anche piuttosto rilevanti (una su tutte le balestre: non sono armi automatiche, tutt’altro; in campo aperto erano usate piuttosto raramente proprio per la loro scarsa efficienza al momento della ricarica. Per le più rapide – quelle che si caricavano usando la forza bruta delle gambe – erano necessari una ventina di secondi, tempo sufficiente perché la fanteria percorresse un centinaio di metri); tuttavia il materiale su cui lavorare è ottimo e la spettacolarità è garantita. Le atmosfere sono il punto forte, con i frequenti stacchi sulla bocca sanguigna di Ragnar (di nuovo le noci di betel) a portare inquietudine e fornire una sensazione di ineluttabilità sulle sorti della battaglia.
What? Yes. Tomorrow. We retreat.

Nonostante un materiale di prim’ordine Vikings sembra aver smarrito la rotta fra le tempeste del Mare del Nord: far progredire le storyline contemporaneamente rende il singolo episodio spezzettato e di difficile fruizione. Di questi difetti sono impregnati “Promised” and “What Might Have Been”, smarriti tra sequenze inconcludenti e sovrabbondanza di scene di sesso che i cliffhanger finali non riescono a mascherare. Le atmosfere potenti e i paesaggi mozzafiato ritornano con furore in “The Profit and The Loss”, di gran lunga l’episodio più riuscito dei tre. Vikings si conferma, nel suo momento di difficoltà, incapace di gestire una quarta stagione forse troppo lunga, e arriva al punto di annoiare lo spettatore lavorando con sufficienza sui dettagli e sulle parti non d’azione.
Voto 4×05 “Promised”: 5,5
Voto 4×06 “What Might Have Been”: 6
Voto 4×07 “The Profit and The Loss”: 7
