
L’intenzione programmatica di questa prima stagione è ormai ben chiara: costruire un complesso prologo agli eventi futuri che sconvolgeranno Jesse e la sua comunità. La storia viene quindi messa da parte e tutta l’attenzione è rivolta ai protagonisti, al loro passato mai del tutto rivelato e ai legami, fisici o spirituali, che li tengono uniti. Tra questi legami, come ci viene mostrato in “Monster Swamp”, il più forte è ovviamente la famiglia.

In questo scontro tra figli e padri si vanno a incrociare le vite di Jesse e Odin Quincannon, il personaggio più cupo e inquietante apparso finora nella serie. Figli di animali rapaci assetati di potere, l’industriale e il prete sono legati da un segreto tenuto ancora nascosto agli spettatori ed entrambi hanno un rapporto conflittuale con la religione, ma se il nuovo potere di Jesse lo porta a credere che la salvezza sia possibile, per Odin c’è solo la penitenza: ogni uomo dovrà pagare per i propri peccati dopo la morte e questo pensiero, esposto da un nichilista amante degli snuff movies e indifferente alla vita altrui, non fa che alimentare la volontà d’indottrinamento di Jesse.

Le contraddizioni del Sud si trovano tutte nel conflitto tra lo sceriffo Root e suo figlio Eugene: anche qui, la verità sull’incidente che ha trasformato Eugene in “Arse Face” è ancora occultata, ma è evidente come il padre non riesca a convivere con la vergogna che il gesto del figlio ha gettato su tutta la famiglia agli occhi della comunità, mentre dall’altro lato Eugene sceglie, masochisticamente, di convivere con la sua colpa addosso per non dimenticare mai le proprie responsabilità.

Il delirio di onnipotenza di Jesse è ormai fuori controllo e, dove non possono le forze celesti, sono quelle umane a costringerlo a confrontarsi con le sue contraddizioni. Eugene funge nuovamente da voce della verità: la salvezza non si regala, si guadagna. Jesse ha imposto agli altri il perdono per Eugene e nonostante ciò abbia avuto effetti benefici, il ragazzo non può che sentirsi imbrogliato dalle azioni del prete. Il bisogno di espiazione di Jesse si scontra con la necessità del castigo di Eugene e il risultato finale è tanto drammatico quanto esilarante: Eugene finisce letteralmente all’Inferno e Jesse si rende conto delle vere potenzialità di Genesis; questo finale, unito al bagno di sangue scatenato involontariamente al termine di “South Will Rise Again”, è un segno dell’escalation che attende gli spettatori a soli quattro episodi dalla fine.

Il pistolero senza nome già apparso in “See” cerca salvezza per la propria famiglia nella Frontiera americana, qui spogliata della sua veste mitica e presentata come un luogo sporco e mortifero, dominato da scalpi sanguinanti, blasfemia e depravazione. La drammatica vicenda del pistolero è speculare a quella di Jesse: in un mondo dominato dal Male e dall’egoismo, chi prova genuinamente a fare del bene finisce rischia di perdere tutto, e l’unica scelta possibile è rispondere alla violenza con altra violenza.
Preacher diverte e atterrisce, racconta poco ma intrattiene molto e costruisce un universo tanto oscuro quanto affascinante, dove la linea tra rettitudine e malvagità non è mai stata così sottile.
Voto 1×04 “Monster Swamp”: 7
Voto 1×05 “South Will Rise Again”: 7½
Voto 1×06 “Sundowner”: 8

Vero, Preacher prosegue ancora un po’ a rilento, più focalizzato sulla costruzione dei personaggi che sull’accelerazione della storia. Però la sfida più importante, e più difficile, ovvero quella di rendere televisivo l’orizzonte assurdo, sgangherato, ma tremendamente affascinante di Ennis, pare già vinta. I personaggi ci sono; il casting ha funzionato. E non è poco. Grazie per la recensione e go Preacher.
PS: Il Santo degli Assassini è davvero lui 🙂