

Nelle prime tre puntate Preacher sembra seguire i dettami di Eco tratteggiando l’universo narrativo all’interno del quale si svolgeranno le vicende. Dopo un episodio pilota deputato a mettere le carte in tavola e ad esporre la situazione allo spettatore, “See” e “The Possibilities” rallentano il ritmo contribuendo con parsimonia alla costruzione della trama orizzontale; il loro fine ultimo è, infatti, quello di “arredare” il più efficacemente possibile le ambientazioni e fornire profondità ai personaggi (prendendosi il tempo necessario per inserire dettagli fondamentali per una buona introspezione), creando così i presupposti perché la storia possa svilupparsi e vivere di vita propria.

Appare quindi chiaro come rendere armonica la commistione tra temi orrorifici e sovrannaturali e toni da western decadente sia un compito arduo e di difficile interpretazione.
His plan for me is letting you know that His plan for you is the dumbest, most boring plan He has ever come up with.

In generale le scelte di casting riguardanti i tre protagonisti – che avevano generato numerose perplessità – si sono rivelate corrette. Dominic Cooper rende benissimo nella parte del predicatore sfiduciato ed indolente, in perenne conflitto con la propria natura viziosa. Jesse Custer è il naturale protagonista di questa coppia di episodi: una volta scoperto il suo nuovo potere, il focus della narrazione si sposta sul suo utilizzo, producendo momenti comici di un certo spessore (Cassidy che saltella e formula ipotesi sulle origini dei poteri) e introducendo un topos classico “à la Spiderman” (“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”). Il predicatore, afflitto dalla mancanza di fede e dal conflitto interiore, si ritrova per le mani un’arma che, complici le pressioni di Tulip e un passato burrascoso che ha lasciato profonde cicatrici sul presente, non ha ancora deciso come usare.

Il monologo di Tulip, il racconto dello sceriffo, la presa di coscienza finale del predicatore si inseriscono nel contesto di un episodio che preferisce mettere momentaneamente da parte la cruda follia per concentrarsi sull’interiorità e sulla natura dei protagonisti: l’obiettivo è raggiunto attraverso la messa in scena di sequenze anche surreali (come il dialogo tra Donnie e il figlio) che trasmettono egregiamente l’umanità dei personaggi.
Ampliando il discorso, una volta messi da parte gli elementi horror e sovrannaturali, ciò che rimane sono classici esempi di esseri umani, manifesti perfetti della “Americanità”: l’ambientazione texana da film western, la religione che assume forme di fanatismo in contrapposizione alla blasfemia, le risse da bar a seguito di ubriacature da whisky, il machismo esasperato, i bordelli in cui si gioca a poker sono l’America elevata a potenza, priva delle sfumature della versione originale. All’interno di questo contesto idealizzato si muovono invece dei personaggi molto più credibili; non è azzardato quindi il paragone con Shameless, altro esempio di un’umanità realistica in un contesto più surreale.

Le atmosfere, infatti, sono probabilmente l’eredità più marcata del prodotto originale; Rogen e Goldberg hanno affermato di aver tratto esempio dal Sergio Leone della Trilogia del Dollaro ispirandosi poi ai fratelli Cohen nella costruzione delle ambientazioni e ad un capolavoro del cinema contemporaneo come “The Raid” nel rappresentare la cieca violenza. Andando invece ad analizzare l’estetica e la gestione delle scene d’azione, è difficile sorvolare sullo stucchevole gusto pulp di eco tarantiniano. Goldberg e Rogen hanno codiretto solo i primi due episodi della stagione ma in “The Possibilities” lo stile rimane lo stesso. Alle stordenti riprese in esterna caratterizzate da panorami desertici ed assolati si contrappongono suggestive inquadrature notturne ed interni tipici del genere horror.
And I think that “The Big Lebowsky” is overrated.
Al netto di una serie di imperfezioni, in parte imputabili a precise scelte narrative, Preacher si rivela un prodotto interessante, in grado di replicare coerentemente e senza eccessive edulcorazioni (siamo pur sempre nel 2016 e diverse sono le esigenze e la sensibilità dello spettatore) il materiale fornito dal fumetto; la cruda violenza, il linguaggio sboccato e la blasfemia sono presenti a più riprese, mentre latita quel bieco cinismo che era diventato stilema dell’opera di Ennis.
In attesa di un’accelerazione della trama che possa unire i tasselli presenti sul tavolo e mostrarci il quadro completo e la direzione che Preacher intende prendere, il prodotto di Goldberg e Rogen si conferma un lavoro solido e ben sceneggiato, in grado di codificare, dopo appena tre episodi, un linguaggio espressivo proprio e di essere una valida fonte di intrattenimento con la sua dose di imprevedibilità e follia.
Voto “See”: 7
Voto “The possibilities”: 6½

La serie appare ancora in fase di rodaggio. Il potenziale appare enorme, come le aspettative per chi ha letto il fumetto. Era difficile pensare ad un prodotto tv caustico come l’originale, ma mi sembra comunque accettabile sin qui. Sono curioso di scoprire cosa faranno con il Gral e la discendenza di Gesù …