
Se c’è infatti un merito che la miniserie, basata sull’inglesissima Criminal Justice e co-prodotta da HBO e BBC Worldwide, si porta a casa sin da subito è di aver pescato a piene mani e con consapevolezza nella tradizione tipica della serialità britannica (l’attenzione al dettaglio, una narrazione spesso quasi decentrata e focalizzata sul contorno più che sul tema principale, eppure ben chiara nei suoi obiettivi) e di averla adottata in questa miniserie sia sul piano formale che su quello narrativo, facendola interamente sua e adattandola alle esigenze di questa particolare storia.
La regia di una puntata come questa evidenzia tale scelta a partire dal montaggio iniziale, con un’attenzione al particolare e una frammentazione di immagini che ci permette di osservare le molteplici situazioni da punti di vista inediti e tuttavia parziali, mai completi: sono i dettagli, sono i pezzi di puzzle a costruire la storia e le atmosfere; eppure, a livello di contenuto, capiamo sin da subito che i pezzi non ci saranno mai tutti, o che se non altro non sarà facile giungere ad una visione unitaria dei personaggi e della vicenda stessa.

There are some bad people in here, but I could protect you.
Nasir, do you want my protection?

E del resto è proprio con questo episodio che viene sottolineata l’assoluta solitudine di Naz, equamente distante da qualunque gruppo della società: lontano per scelta (almeno per ora) da Freddy, odiato per il suo crimine dal resto della prigione, ritenuto colpevole dalla polizia e potenziale elemento dannoso dalla sua comunità (come ricorda Helen a John), e allontanato (per mezzo dei genitori) dall’unica persona che sembrava avere davvero a cuore le sue sorti.
Eppure, anche in questo caso, non è tutto chiaro, perché gli stessi personaggi degli avvocati e del detective, e per certi versi anche del padre, offrono un quadro di luci e ombre tutt’altro che monolitico: gli autori decidono così di abbandonare la necessità di una caratterizzazione rapida dei personaggi (come ci si aspetterebbe da una miniserie) in favore di una descrizione foriera di numerosi dubbi – e proprio per questo umana, dato che nessuno di noi è obbligatoriamente dotato solo di buone o di cattive intenzioni.
Hey, can I give you some last-minute advice?
I can’t think of any.
You’ll be okay.

E tuttavia sappiamo ancora molto poco dei legami che intercorrono tra di lui e Alison Crowe e soprattutto delle intenzioni di quest’ultima: sta davvero facendo tutto questo gratis per vocazione, un caso pro bono che le ricorda perché ha scelto quel mestiere? O c’è dell’altro?
Il diavolo si nasconde nei dettagli, dice un proverbio, e in una serie come questa, che fa del dettaglio la sua bandiera, risulta oltremodo azzeccato: ecco che quindi la prima volta che vediamo comparire in scena Alison è per un caso che si occupa dell’aspetto esteriore e del giudizio delle persone; di quanto possiamo essere visti, giudicati e indotti su determinate strade solo perché l’aspetto fisico (e per estensione potremmo dire l’apparenza esterna, anche sociale e razziale) suggerisce di noi cose che non siamo.

Ma c’è moltissimo anche dietro Nasir, che grazie soprattutto al lavoro di Riz Ahmed riesce a far trasparire una gamma vastissima di sensazioni, di cui la scontata e prevedibile paura non sembra essere la predominante. C’è molto orgoglio, quello che gli porta a dire “No” al suo vicino di letto quando gli fa presente la follia nel rifiuto della protezione di Freddy, e quello, misto ad una sottile incredulità, che gli fa dire ai genitori “non me lo ricordo, ma se l’avessi fatto dovrei ricordami”.
“How long you keep them before you, you know, gas them or whatever? Out of curiosity.”
“Ten days.”

Se seguiamo quindi la strada dell’innocenza, la sequela di coincidenze che ha portato il protagonista a Rikers è ancor di più in grado di far accapponare la pelle, e il livello di pericolo che si tocca con l’incendio del letto non fa che sottolineare la bomba ad orologeria che sta per esplodere.

“A Dark Crate” porta avanti magnificamente il lavoro fin qui svolto da The Night Of e lo arricchisce di significati sempre più stratificati, scendendo nelle profondità dei personaggi più che della storia – che è e rimane comunque epicentro della narrazione – e preferendo una frammentazione che è volutamente visiva e contenutistica. Al dramma di “una notte di” si aggiunge l’incapacità di completare la frase, il pensiero, il giudizio di tutti su loro stessi e sugli altri.
Voto: 8½
Nota:
Ora che John Stone non è più vincolato al caso, potrebbe essere contattato dai collaboratori del padre di Nasir, sempre più decisi a riottenere il loro taxi e ora in possesso di un suo biglietto da visita. Potrebbero fare causa a Naz per appropriazione indebita: ci sono quindi delle possibilità che John e Nasir si trovino d’ora in poi uno contro l’altro?

Ottima recensione, in cui è di estremo interesse “il caos delle scelte sbagliate” e tutte queste persone che provano a fare un’honest stand, ma certe volte si ritrovano in cose più grandi di loro.
Brava Federica!
Grazie mille! 😉