
In linea con quanto mostrato finora, i dissidi interiori dei protagonisti e il loro continuo cambio di prospettive sono il motore portante della trama, e qui ad emergere è uno dei topoi fondativi della serialità, rielaborato in chiave spiazzante tenendo fede allo stile della serie: la doppia identità/personalità dei personaggi e la loro incapacità di trovarvi un punto d’unione.

Dal loro ultimo incontro nella prima stagione, i due amici d’infanzia hanno optato per l’isolamento volontario: se Elliot ha scelto una routine artificiale per proteggere, vanamente, se stesso e gli altri dal conflitto della sua psiche, abbiamo visto Angela diventare una dipendente della Evil Corp e assumere un atteggiamento freddo e calcolatore, ma basta un breve incontro perché le difese di entrambi crollino e mettano alla luce le fragilità di due giovani uniti nel dolore e la paura reciproca di mostrare le proprie debolezze all’altro.

Il focus on più potente e originale di tutto l’episodio, se non dell’intera stagione finora, viene riservato all’agente Dom DiPierro e all’enigmatico Whiterose, che si rivela essere nientemeno che un importante ministro del governo cinese. Dom era stata presentata finora come l’alter ego di Elliot al servizio del governo: come lui, è una delle migliori nel suo lavoro ed è in grado di vedere e intuire dettagli che i suoi colleghi non sono in grado di cogliere, ma è altrettanto incapace di relazionarsi con gli altri se non simulando atteggiamenti socialmente accettabili. Il suo ingresso nella sala degli orologi del ministro Zhang rievoca la caduta di Alice nella tana del Bianconiglio e porta due individui tanto simili nelle loro patologie quanto distanti nel ruolo che ricoprono a trovare un’affinità intima mai provata prima.

L’apparente complicità ha però vita breve e, come ormai ci ha insegnato Esmail, l’epilogo non può che essere violento e repentino. Non è difficile intuire che dietro al massacro della squadra di Dom ci sia Whiterose, incapace di accettare i punti deboli mostrati dalla controparte Zhang, e il bagno di sangue lascia molti punti interrogativi sull’incerto passato della donna e sulla doppia identità del ministro, alleato della Evil Corp e, al tempo stesso, capo della Dark Army.

L’uomo che ha aiutato Elliot a uscire dall’apatia si rivela essere l’alfiere dell’umanità corrotta che il protagonista cercava ostinatamente di debellare all’inizio della prima stagione, e questa scoperta genera ulteriori dubbi nella sua fragile psiche: può un uomo esercitare il Bene e il Male in egual misura? Spetta a Elliot tornare ad assumere il ruolo di hacker vigilante per smascherarlo? O dovrebbe concentrarsi solamente sul suo grande progetto rivoluzionario? A togliere Elliot dal dubbio ci pensa proprio Ray, mostrandogli la sua natura violenta e costringendolo a prendere una scelta che, com’era stato per Fernando, condizionerà il suo cammino da qui in avanti.
I dubbi e le polemiche nati al suo ritorno sullo schermo sembrano ormai solo un brutto ricordo e con questo episodio Mr. Robot riafferma la sua volontà di stupire rimanendo fedele ai propri canoni ma senza essere mai uguale a se stessa. Arrivati quasi a metà stagione, non sembra destinato a spegnersi il suo potere ipnotico che la rende uno dei prodotti più affascinanti della serialità contemporanea.
Voto: 8

Oddio…. le prime 4 di questa stagione sono una bella mattonata (sapete dove) e finalmente in questa 5° si muove qualcosa…Certo voti un pò troppo altini per questo MR. Robot che pur essendo partito molto bene nella prima adesso ha tirato un pò il freno a mano.
Troppe 4 puntante incentrate sulla parte introspettiva Elliot vs sè stesso e pipponi sulla finta ruotine….veramente troppi.
Vediamo le prossime ma considerando che siamo praticamente a metà stagione non mi ha entusiasmato molto. La cosa che mi sorprende e che venga definito come un capolavoro…