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Le diverse storyline, ma soprattutto i rapporti che legano i personaggi, giungono in queste ultime puntate ad un momento di svolta, che coincide quasi sempre con la detonazione di tensioni represse.
Donna e Cameron

Una volta smascherato l’inganno, infatti, Cameron si sente tradita non soltanto come partner di lavoro ma anche e soprattutto come amica, perché presa in giro da una persona con la quale aveva scelto di aprirsi nonostante tutte le resistenze. Nella migliore tradizione di Halt and Catch Fire, anche stavolta è quindi il deteriorarsi (o comunque il trasformarsi) di rapporti personali complessi, spesso schiacciati dal peso delle aspettative, a rappresentare il motore dell’azione e del cambiamento. Sebbene sia calata in un contesto, quello della Silicon Valley e più in generale del capitalismo tecnologico ante-litteram, percepito come spersonalizzante e mosso unicamente dalla logica del profitto, la serie mostra quanto in realtà ogni evoluzione in questo senso risponda a bisogni e desideri “banalmente” umani e/o rifletta i conflitti più o meno latenti che danno forma alle reti di relazioni in cui i personaggi si muovono. In fondo il furto del software di Gordon da parte di Joe non è stata forse una reazione, per quanto estrema, al rifiuto dell’uomo di collaborare ancora una volta ad un progetto comune? Analogamente, le scelte di business che le due amministratrici di Mutiny compiono ogni giorno sono mosse principalmente dal desiderio di dimostrare qualcosa a se stesse e alla controparte (“posso far crescere la compagnia senza dover scendere a compromessi”, “anche io sono brava quanto lei, non sono soltanto una mamma”), nel tentativo di mantenere il più possibile il controllo della situazione. E così, mentre Cam è preoccupata di non riuscire a difendere il proprio “castello” da quelli che interpreta come attacchi esterni, Donna non riesce ancora a vedere che in questa metafora non è il nemico, ma è seduta sul trono proprio accanto a lei.
Donna e Gordon

Quest’ultimo weekend insieme è quindi il canto del cigno di un matrimonio che potrà anche restare formalmente in piedi ma che di certo è ormai troppo compromesso per essere vissuto con spontaneità ed entusiasmo. La famiglia Clark e quella di Mutiny viaggiano quindi su binari paralleli, ed entrambe si stanno sgretolando dall’interno; Cameron e Donna, Donna e Gordon, perfino Cameron e Boz: le relazioni tra i personaggi si fanno più tese, e le parole acquistano un peso sempre maggiore. È proprio nel tratteggiare l’evoluzione di questi rapporti che il team creativo di Cantwell e Rogers dà come sempre il meglio di sé, attraverso una scrittura che sa indagare e raccontare i legami interpersonali con grande sensibilità ed acume, mettendone in luce il ruolo fondamentale all’interno dei percorsi di crescita individuale e di carriera. Nel farlo regala sequenze di piacevole spontaneità e grande accuratezza sia sul piano della ricostruzione che della credibilità, come dimostra il bellissimo pomeriggio che Gordon e Cameron passano insieme a giocare a Super Mario — scoprendosi amici.
Cameron/Joe

Nel caso della giovane programmatrice, ad esempio, la parentesi texana non regala momenti entusiasmanti sul piano della scrittura: il rapporto con la madre non è sufficientemente esplorato per rappresentare qualcosa di più che una semplice informazione aggiuntiva e la rivelazione del matrimonio con Tom, per quanto non per forza out of character, ha il sapore di un passaggio obbligato per lo show, un tentativo di portare avanti la trama servendosi di un topos di facile consumo, più che di una scelta ponderata e in linea con il mondo emotivo del personaggio. Joe, da parte sua, è protagonista di una delle storyline più deboli e dimenticabili della storia di HACF, per quanto potenzialmente ricca di spunti. Se da un lato, infatti, è apprezzabile il modo in cui la bisessualità dell’uomo è stata inserita nella storia e nuovamente introdotta a partire dalla terza stagione — ovvero con totale disinvoltura e naturalezza —, dall’altro il discorso sull’ AIDS-scare portato avanti in “Yerba Buena” è fin troppo sbrigativo e dà l’impressione di essere unicamente strumentale a sbarrare la casella “riferimento anni ‘80 dell’episodio”. Se l’obiettivo degli autori era arricchire il percorso di umanizzazione di Joe, che, seppur con risultati ancora incerti, è chiaramente in atto, lo screentime ridotto e dunque l’impatto limitato sul personaggio non hanno di certo aiutato a raggiungerlo.
Con “And She Was”, invece, ritroviamo Cameron e Joe di nuovo faccia a faccia, e le cose, ancora una volta, funzionano decisamente meglio. La sequenza che li vede protagonisti può sì apparire come una semplice prova “di mestiere”, ma ha il merito di non cedere a soluzioni scontate di cui altri prodotti si sarebbero serviti senza troppe remore.
Più in generale, l’ultimo episodio si sviluppa meglio del precedente e integra le diverse storyline con maggiore fluidità, consegnandoci un cliffhanger che ha perfettamente senso nell’economia del racconto e segna l’ultimo e forse più importante punto di rottura per le vicende narrate. Sia “Yerba Buena” che “And She Was” sono comunque puntate importanti e allo stesso tempo di transizione, che segnano più di una svolta per i personaggi e le loro storie ma non ne affrontano ancora le conseguenze concrete. Saranno i prossimi capitoli ad indicarci chiaramente la direzione presa quest’anno da Halt and Catch Fire e a permetterci contestualmente di valutarne l’efficacia.
Voto 3×05: 7
Voto 3×06: 7/8
